L’omofobia non è una vera fobia

Il termine omofobia può essere etimologicamente fuorviante e portare a pensare che questo concetto abbia qualcosa in comune con le fobie, Ma, invece, non è così.

 

Cos’è l’omofobia? Se lo chiedessimo alla maggior parte della gente, essa ci risponderebbe che si tratta di un atteggiamento di disprezzo e non tolleranza nei confronti degli omosessuali. Il che è più o meno esatto. Etimologicamente, però, la parola omofobia, che deriva dal greco “homoios” e “fobos”, vuol dire “paura dello stesso” o meglio, paura degli omosessuali.

 

Questo termine fu coniato dallo psicologo clinico George Weinberg (1972), ed era volto a indicare il disgusto e la paura di entrare in contatto con gli omosessuali. Attualmente, il termine è utilizzato per indicare avversione e non tolleranza nei confronti non solo degli omosessuali, ma anche dei bisessuali, transessuali e tutti coloro che possono dirsi rappresentati dall’acronimo LGBT.

 

Il termine, dal punto di vista del significato letterale, sembra poter essere considerato simile ad altri che definiscono le fobie: agorafobia, aracnofobia, claustrofobia. Nulla di più sbagliato. Haaga (1991, in Taurino et al., 2013) ha voluto sottolineare le differenze tra l’omofobia e le fobie vere e proprie. Innanzitutto, dal punto di vista emotivo, le fobie sono caratterizzate dalla presenza di ansia e paura, mentre l’omofobia è accompagnata da rabbia e odio.

 

Inoltre, mentre le persone fobiche percepiscono la propria paura come irragionevole, gli omofobi sono convinti che la loro ostilità sia giustificabile e condivisibile. Per finire, al contrario delle fobie e dei disturbi mentali veri e propri, l’omofobia non compare nel DSM e nella classificazione ICD.

 

Pare, infatti, che l’omofobia tragga nutrimento dalle ideologie, dal pregiudizio, dalla religione e dalla politica (Lingiardi, 2006, 2007), e che possa portare, come spesso vediamo ai giorni nostri, ad atti e comportamenti altamente discriminatori, marginalizzanti e che ledono i diritti umani.

 

Lingiardi (2005, 2007) ha proposto un termine sostitutivo che non contiene l’ambiguità del termine omofobia, ovvero quello di omonegatività,  distinguendola in sociale, che si riferisce a quella perpetrata da eterosessuali verso gli omosessuali, e interiorizzata, che si riferisce alla concezione negativa che l’omosessuale stesso nutre nei propri confronti.

 

Blumenfeld (1989) individuò quattro livelli di omofobia: personale, che riguarda l’opinione pregiudiziale individuale di una persona nei confronti degli omosessuali; interpersonale, che si manifesta quando tale pensiero si traduce in comportamenti omofobici; istituzionale, che riguarda le discriminazioni a livello delle istituzioni e della politica; e sociale che si riferisce alla presenza di stereotipi comuni sugli omosessuali.

 

L’omofobia non è una vera fobia 2

 

L’omofobia è anche legata alla paura di essere categorizzati come omosessuali, ed è per questo che sembrerebbe maggiormente presente negli uomini (Erich Fromm, 1940). Secondo altri autori, ciò sarebbe anche legato alla paura di essere definiti come “femminucce” e, quindi, all’odio verso ciò che è femminile che sembra caratterizzare le società ipermaschiliste (Isay, 1996).

 

Dal nostro breve percorso riflessivo, risulta chiaro quanto il termine omofobia sia etimologicamente fuorviante e ambiguo: il comportamento e l’atteggiamento omofobici, infatti, non hanno nulla a che fare con le fobie e sono, piuttosto, frutto di influenze culturali derivanti dai pregiudizi, dagli stereotipi, dalla concezione di ciò che è giusto e sbagliato, naturale e innaturale. L’UE la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo, e non è quindi classificabile come una vera e propria fobia.

 

Sabrina Guaragno

 

Bibliografia:

  • Blumenfeld, W., & Raymond, D. (1989). Looking at gay and lesbian life. Boston, MA US: Beacon Press.
  • Fromm E. (1940), Mutamento nel concetto di omosessualità in: Fromm E., Amore, sessualità e matriarcato, Mondadori, Milano 1997, p.194.
  • Haaga D. A. (1991), Homophobia, in “Journal of Social Behavior and Personality”, 6, pp.171-4.
  • Isay R.A. (1996), Essere omosessuali. Omosessualità maschile e sviluppo psichico, Raffaello Cortina, Milano.
  • Lingiardi V., Falanga S., D’Augelli A. R. 2005 The evaluation of homophobia in an Italian sample, “Archives of sexual behaviour”, vol. 34, n. 1, pp. 81-93.   Lingiardi V., Nardelli N. 2007 Spazio zero. Minority stress e identità omosessuali, in S. Antosa (a cura di), “Omosapiens 2”, Roma, Carocci.
  • Lingiardi V.:*Verso una diagnosi di omofobia?, in Rizzo D. (a cura di),Omosapiens. Studi e ricerche sull’orientamento sessuale, Carocci, 2006 e Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale, Il Saggiatore, Milano 2007.
  • Taurino A., De Caro M.F., Ferrara M., Pennelli M., Spinelli C. (2013), Appendice: Il bullismo omofobico, in Serino C., Antonacci A., Psicologia sociale del bullismo, Carocci, Roma, pp. 161-65.
  • Weinberg, G. (1972). Society and the healthy homosexual. New York: St. Martin’s.

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Sabrina Guaragno

Sabrina Guaragno

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, editor e book-blogger a tempo perso. Amante dei libri, della scrittura e divoratrice di fumetti e serie tv. Eterna sognatrice sensibile agli animi afflitti.