Lucy – Banality of Evil (Marzo 2013) – Stroboscopic Artefacts

Luca Mortellaro è uno dei tanti giovani produttori italiani in giro per il mondo. Lui ha scelto la Germania per lanciare la sua etichetta Stroboscopic Artefacts, e in particolare Berlino, culla della Techno in Europa.

Ma Luca è uno di quei produttori che ha saputo carpire le possibilità concettuali e filosofiche di una materia che ai più potrebbe sembrare solamente “roba per pallettati” ma che invece per chi studia e ama la musica sa che la Techno e’ un genere musicale profondamente intriso di studio, concetti, premesse e prerogative.
In questa uscita Luca ha deciso di provare a musicalizzare un po’ di psicologia e soprattutto di pietre miliari della storia
degli esperimenti che han reso famoso questo campo di studi.
Ma partiamo dal titolo, che a molti avrà già ricordato qualcos’altro. Il titolo è un’evidente citazione in inglese (in italiano è “La Banalità del Male”) dell’opera della scrittrice e filosofa tedesca poi naturalizzata americana Hannah Arendt. La sua opera è incentrata sul caso e sul processo Eichmann, gerarca nazista processato a Gerusalemme nel 1961, che a suo dire poteva essere ritenuto in parte innocente, o meglio, secondo la scrittrice la sua condotta è condannabile, non la sua umanità.
Ed allora è ben evidente l’intento di Luca. Andiamo ora ad analizzare le quattro tracce che compongono quest’uscita.
A1 – Superior Orders (Feat. Roll the Dice)
In questa traccia abbiamo una linea ritmica quasi inesistente, se c’è un minimo di armonia, questa è dettata dalle line di basso e di synth ultra distorte e dall’incessante apparire di un suono di un campanellino che prova ad aprire un varco di naturalezza in un’atmosfera dark e alquanto lugubre. Per terminare con strazianti bleeps che sferzano l’udito dell’ascoltatore.
Il riferimento in questo caso è all’esperimento tenuto da Stanley Milgram nel 1961, proprio in seguito al processo Eichmann. Milgram ipotizzò che i gerarchi nazisti non fossero direttamente colpevoli delle loro azioni, ma suppose che se questi fossero stati pressati da altre personalità superiori di grado avrebbero potuto semplicemente eseguire degli ordini. A voi il piacere di scoprire l’esperimento e i risultati di questo.
A2 – Stanford Prison
Troviamo sul lato A anche questa corpulenta e vibrante scarica di energia. 8:25 di incedere rabbioso e claustrofobico di una linea di basso che ci costringe a guardare il mondo attraverso occhi diversi, gli occhi di chi obbedisce, gli occhi di chi subisce ma anche gli occhi di chi attraverso un paio di lenti a specchio umilia e punisce. I synth provano a farci uscire da questa atmosfera, ma ricadono su loro stessi, facendoci agognare una libertà sonora che non otterremo mai. Solo dopo 2:15 inizia l’incessante batteria che ci accompagna insieme a echi e riverberi che donano una profondità alla traccia indescrivibile.
Probabilmente Lucy ha qua provato a descrivere le sensazioni da lui provate nello scoprire cosa è successo nei sotterranei dell’università di Stanford, dove Phil Zimbardo, acclamato psicologo americano, ideatore della teoria del “male situazionale”, ha provato a ricreare un carcere dividendo in due gruppi 24 studenti, affibbiandoli il ruolo di guardie o di carcerati. Vi invito anche qui a scoprire cosa si e’ verificato all’interno di quei seminterrati e perché l’opera più famosa di Zimbardo si chiama “The Lucifer Effect” (L’effetto Lucifero).
B1 – Milgram Experiment
E’ arrivato il momento di sottoporsi all’esperimento di Stanley Milgram. Lucy lo fa miscelando abilmente un basso grave e cadenzato, non lineare, al crash che interviene dopo qualche minuto, al semplicissimo giro di chitarra, che si staglia come un punto interrogativo su questo esperimento, delle voci che ripetono le frasi dello sperimentatore e dei soggetti sperimentali e un synth che a mio avviso richiama molto gli stessi usati nel videogame “Silent Hill” (trasposto anni dopo sul grande schermo).
B2 – Asch Paradigm
La seconda traccia del lato B è un’esplosione di primitivita’ e pesantezza che ricalcano molto le sensazioni che si possono provare studiando l’esperimento sociale di Solomon Asch (maestro tra l’altro del su citato Stanley Milgram). Se non fosse per la linea ritmica dettata dal crash che è l’unico intervento continuativo della traccia, ci perderemmo tra eterei synth dark e una melodia di puro sferragliamento di strumenti metallici, come in un ospedale abbandonato.
Ed è forse il modo migliore per descrivere musicalmente l’esperimento che ha decretato come l’uomo sia un essere profondamente conformista e ha permesso di concettualizzare costrutti come quello del “Groupthink”.

Michele Di Stasi

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.