Madame e il collage come pratica artistica postmoderna

Il 19 maggio 2015 la popolazione barese ha ricevuto in regalo da un’artista francese una sua opera che ora è osservabile all’interno dell’ingresso del palazzo Chiaia-Napolitano, ex palazzo dell’Enel, sito in via Crisanzio.
Tutto questo è avvenuto all’interno delle due “Giornate dell’Immaginario” organizzate grazie alla collaborazione tra Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, all’Université Paul Valéry Montpellier e al CEAQ Paris.
Ma torniamo a noi.

Come è possibile desumere dalla foto, l’opera ricopre un’intera parete all’interno del palazzo.
Ma prima di provare ad analizzarla, parliamo un po’ di Madame.
Madame Moustache, ora solo Madame, è una street-artist parigina che ha fatto della pratica del collage la sua tecnica artistica prediletta.
Le sue opere sono composite di immagini e fotografie dell’800 e di pubblicità degli anni ’70 e ’80, che le consentono di dare un sapore retrò ed onirico ai soggetti delle sue opere.
Come si legge nel breve trafiletto con cui si presenta al pubblico sul suo sito (http://www.madamemoustache.fr/) Madame è una di quelle ragazze che ha subito alcuni eventi che a suo dire l’hanno portata a decidere di “emmerder” il mondo.
La risposta a questi eventi l’han portata fin qui, ancora una volta l’arte nasce come bisogno individuale (ma a dir la verità collettivo) di rispondere ad alcune problematiche dei giorni nostri.
L’artista parigina ha trovato terreno fertile per attaccare le imposizioni societali e decostruire alcuni stereotipi che ancora oggi gravano sul nostro vissuto cultural-societario.
In particolare Madame attacca tramite le pratiche decostruttive ed artistiche tutto l’apparato degli stereotipi gender-oriented che affliggono le nostre menti.
I collage infatti sono un pastiche dove vengono convocate e citate più immagini, più background artistici e questo non consente al fruitore dell’opera di risalire ad un’origine e ad una fonte chiara e sicura, in maniera tale da costruire un nuovo soggetto che non ha più origini (e quindi non ha più un genere predefinito) e che rinasce continuamente.
Tutto questo è giustificato da quella che, a mio avviso, è la ricerca della felicità alla luce del nostro particolare momento storico, all’interno del cui gravano su di noi secoli di storie e predefinizioni che non permettono all’uomo di prendere coscienza delle infinite possibilità che derivano da queste e che invece vengono vissute come un freno, come una serie di catene che ci legano a questo nostro passato comune.
Queste opere stanno a simboleggiare proprio questo : siamo costituiti da un infinità di pezzi e di componenti culturali che non sono uguali tra loro e che non sono più le originali, e che quindi hanno bisogno di una nuova identità, di un nuovo tipo di vita, non obbligatoriamente uguale alle precedenti.
Qui il discorso affonda nelle matrici filosofiche del decostruttivismo e del postmodernismo (un consiglio come approfondimento su tutti in questo caso è la lettura delle opere di Jacques Derrida, in particolare le riletture delle sue teorie nelle teoerie gender, che hanno dato vita al filone delle teorie post-gender).
L’opera che è possibile ammirare a Bari mira proprio a questo, tramite il suo messaggio : “Ho deciso di cucire le mie palpebre per lasciar parlare il mio cuore”, un messaggio che invita noi tutti a non lasciarci soggiogare dalla realtà direttamente esperibile tramite la vista, che può essere più che un filtro, un vero e proprio velo che ci impedisce di esperire della realtà degli esseri umani, ma appunto di aprirsi emotivamente, di farci richiamare dalla bontà delle persone che ci stanno affianco, aldilà del genere, della provenienza, dell’estrazione sociale.

Per chiudere in bellezza, trovo molto singolare anche il messaggio contenuto in questa sua altra opera, che tradotto in italiano suona più o meno così: “Perché è molto più bello pedalare insieme qualsiasi sia la direzione in cui si pedala”.

foto madame 2Michele Di Stasi

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.