È meglio scegliere un corso di laurea per passione, o per la possibilità di lavoro che offre?

Una piccola riflessione su cosa sia meglio fare: è più opportuno scegliere una Facoltà che ci possa assicurare un lavoro anche se non ci appassiona, o studiare ciò che amiamo anche se le prospettive lavorative non sono sicure?

 

Durante gli anni che precedono l’iscrizione all’Università, molti ragazzi si interrogano su cosa sia più conveniente fare, e hanno in testa una domanda simile a questa:

 

È meglio scegliere un corso di laurea che promette molti sbocchi lavorativi, anche se non mi piace? Oppure, sarebbe più corretto scegliere un corso di laurea che mi permetta di studiare qualcosa che amo, ma che non mi offre immediate prospettive lavorative?”

 

La risposta potrebbe essere un 50 e 50. Ci sono, infatti, delle variabili da prendere in considerazione, diverse per ognuno di noi, che possono essere brevemente elencate di seguito.

 

Prima, fondamentale premessa: l’Università non è un obbligo. Non è obbligatorio continuare a studiare se non se ne ha voglia o tempo, quindi, la scelta, prima di tutto, deve cadere sullo scegliere di fermarsi o proseguire negli studi. È inutile studiare senza interesse o voglia, solo per avere un “pezzo di carta” in mano col quale, senza la giusta dose di interesse, non si va da nessuna parte.  

 

Detto ciò, rispondere alla domanda porta alla luce diverse motivazioni, collegabili anche al temperamento e alla personalità dei soggetti: alcuni potrebbero essere più portati per le materie scientifiche, altri per le relazioni d’aiuto e assistenza, altri ancora per materie umanistiche e letterarie. C’è chi ha intenzione di far carriera e occupare posti di prestigio, chi vuole lavorare in proprio, chi ama la collaborazione.

 

Insomma, tra le premesse per scegliere la facoltà, è fondamentale avere in mente la macroarea che ci piace – Psicologia, Medicina, Economia, Letteratura, e tante altre – e farsi un’idea di come si lavora in quelle determinate aree, i campi di interesse e di intervento, e valutare se si sanno e si vogliono fare determinate cose, come lavorare in team, da soli o con determinati materiali.

 

Fatta questa premessa, è importante cercare di essere realisti e onesti con se stessi. Se, infatti, si pensa che, ad esempio, laurearsi in Economia porti a lavorare e guadagnare tantissimo appena dopo la laurea rispetto a Lingue, si parte con delle concezioni errate di base.

 

Ogni lavoro, in qualunque campo, va fatto con passione e competenza. Studiare un argomento per cui non si è portati, solo perché c’è la convinzione di poter lavorare subito dopo, farà, molto probabilmente, compiere due tipi di errori: il primo riguarda la stima della propria capacità lavorativa, e il secondo riguarda l’aspettativa di vita. Studiare qualcosa che non piace e che non si sa svolgere al massimo, porterà a essere più svogliati, meno attenti e interessati a ciò che si sta facendo e alla continua formazione: in sostanza  a fare male quel determinato lavoro (Herzberg in Tancredi, 2008).

 

Questo scatenerà un circolo vizioso, per il quale non si è in grado di svolgere quella mansione e, quindi, non si guadagnerà quanto prospettato in origine; questo deprimerà l’individuo ancora di più. Questo discorso è fondamentale in tutti quei lavori che prevedono una relazione d’assistenza o di aiuto: se non si ha la capacità di supportare persone bisognose sotto diversi profili, sarebbe meglio evitare lavori che portino a stretto contatto con un pubblico da assistere e supportare.

 

Scegliere un corso di laurea – e, quindi, si spera, un lavoro – che, invece, piace e appassiona, permetterà di sviluppare sempre più nuove competenze, nuove abilità, e a essere concorrenziali sul mercato del lavoro. Questo offrirà, probabilmente, assieme alla buona volontà, maggiori possibilità di crescita, di lavoro e di profitto.

 

Insomma, non esiste un corso di laurea che garantisca al 100% di svolgere una determinata professione in maniera proficua.

 

Un altro errore ricorrente è credere che, effettuando determinate scelte, la professione venga da sé a cercare il professionista. Tranne rarissimi casi, è, infatti, vero il contrario: sono le persone a dover cercare e, talvolta, rincorrere il lavoro e reinventarsi sul campo, sviluppando una serie di abilità e competenze che rendono maggiormente interessanti.

 

Infine, studiare le esigenze del territorio e le figure lavorative maggiormente richieste in Italia o all’Estero – anche qui, occorre valutare in partenza cosa si vuole fare della propria vita – può essere un’ulteriore discriminante per la scelta del lavoro perfetto.

 

Cosa è meglio fare, dunque? Come ci si potrebbe muovere nella scelta?

 

A mio avviso, occorre scegliere un corso di laurea in base a cosa si vuole fare: ricordiamoci, infatti, che, presumibilmente, cosa studieremo all’Università sarà il lavoro che faremo per tutta la vita. Va, quindi, valutato con attenzione, come è stato appena spiegato. Una volta deciso, occorre cercare l’Università con il corso più idoneo alle nostre esigenze, facendo particolare attenzione alla denominazione della classe di laurea.

 

Questa informazione si può tranquillamente reperire in ogni Regolamento di Corso di Laurea, ed è molto importante per non cadere in un altro comune errore: molti corsi hanno nomi fantasiosi, accattivanti e particolari, ma permettono di laurearsi in una delle classi di laurea riconosciute dal MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca -, e si dovrebbe diffidare da quei corsi che non sono riconosciuti dal Ministero, poiché non danno la sicurezza di una spendibilità sul mercato del lavoro.

 

L’unica diversità tra due facoltà dai nomi diversi, ma che permette la laurea nella stessa classe, potrebbe esser data dal piano di studi, – cioè le singole materie che compongono ogni corso di laurea – ma, anche lì, sta’ allo studente scegliere cosa sia più interessante o conveniente fare.

 

Quando tutti i tasselli saranno al loro posto, non resterà altro da fare che scegliere dove formalizzare l’iscrizione, e iniziare un’altra avventura, diversa dalle scuole superiori e sicuramente molto stimolante sotto diversi punti di vista. In bocca al lupo, qualunque sia la vostra decisione!

 

© Giada Sciumè

 

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Giada Sciumè

Giada Sciumè

Sono una Dottoressa in Psicologia Clinica, Applicata e della Salute, vicina all'inizio dell'Esame di Stato e con uno studio di tipo psico-criminologico alle spalle: sono infatti laureata in Scienze dell'Investigazione e in Psicologia della Devianza e Sessuologia. Il mio sogno era lavorare nel campo del crimine; ad oggi, sono molto interessata al contrasto della violenza, della pedofilia e del crimine, e a tutto ciò che riguarda l'animo umano nel suo intimo. Amo leggere, scrivere e disegnare e ritengo l'aggiornamento e la formazione continua estremamente importanti.