Mi sposto, dunque sono: un esempio di vita quotidiana

Un bisogno che merita attenzione è quello dello sposamento del viaggio. La sociologia è attualità. Il fenomeno sociale non è sradicato e astratto dal contesto storico-economico, non è trascendenza ma descrizione e prescrizione. L’intercettazione dei bisogni è una chiave di lettura della modernità. L’importanza dell’osservazione del fenomeno sociale contribuisce a elaborare una teoria esplicativa del micro e macro “mondo sociale”, da cui nessuno è escluso, neanche l’eremita. La domanda è: a cosa ci riferiamo? Ci riferiamo alle azioni dirette e indirette che compiamo quotidianamente, in cui siamo portatori d’interessi interni ed esterni. Il fenomeno sociale, inteso come qualcosa di diverso dalla semplice somma delle individualità e delle azioni dei singoli, in spazi d’interazione faccia a faccia o mediata. Aprendo una finestra su un fenomeno quale quello dei trasporti e degli spostamenti, che coinvolge tutti (studenti, lavoratori, turisti), trovo la necessità di affermare che questo bisogno venga inteso come comunicazione, cioè scambio e condivisione di esperienze, valori , linguaggio, dolori, piaceri. Tutto questo ha importanza nella società in cui viviamo perché, se non ci spostassimo, saremmo monadi senza finestre, gusci isolati in un mare di stimoli. I progetti Erasmus si basano proprio su scambi interculturali di lungo periodo di condivisione;  ancora, l’EXPO di Milano è la capacità di contrattare con l’altro per se stessi, il proprio gruppo, le proprie risorse e le proprie specificità, affinché vengano attribuiti valori di domanda e offerta. La capacità di esprimere la propria soggettività nelle interazioni, ci permette di creare i nostri spazi personali in cui la lotta per le risorse, coinvolta in esigenze lavorative e ludiche, è aperta a tutte le classi sociali e crea opportunità nel mondo, che co-costruiamo e ri-co-costruiamo giornalmente. Partendo dalla diatriba classica tra olismo e individualismo, è possibile rintracciare vari livelli d’influenza. La questione centrale non è chi cambia l’altro per primo, che sia il singolo individuo o la struttura (entrambi fanno la loro parte nell’interazione quotidiana), ma che l’adattamento personale e sociale, implicito e tacito, sia un risultato complesso e sfuggente. Ne è un esempio la nuova forma di spostamento, che da un anno a questa parte sta interessando i pendolari delle cittadine del Sud-Est barese. Partendo da una condizione strutturale, come l’ impoverimento degli stipendi medi, della classe media-borghese, rintracciabile nella famosa “crisi”, c’è l’impossibilità di avere a dispozizione un capitale sufficiente a garantire spostamenti in autonomia e libertà della persona verso mete personali. Questo assume un particolare significato nel contesto italiano, dove c’è un’alta percentuale di automobilisti e scarsa propensione all’utilizzo di mezzi pubblici e a nuove forme collettive di spostamento (es. car pooling, car sharing). La persona è quindi costretta a rivalutare il mezzo pubblico quale il treno o l’autobus. Proprio qui, sorge il problema “culturale”, in cui i mezzi che collegano le cittadine a Bari, risultano inefficienti (aumento del costo del biglietto, ritardi, malagestione). Tutto ciò ha fatto sì che, assieme alla crisi, che spinge da una parte, esiste la voglia di autonomia e libertà. L’azione di spostamento ha assunto un nuovo “equilibrio quasi stazionario” (Kurt Lewin), per la quale gli stessi pendolari non partono piu col treno, ma si sono organizzati in passaggi di “andata” e “ritorno” con la macchina. Qualcuno obietterebbe: “ma c’è gia Blablacar!”. Certo è cosi, ma questo è lo spostamento di una comunità; che ha la sua specificità, organizzata in spazi ben precisi, con emozioni condivise e credenze ben definite. Si è creato un nuovo “spazio sociale”che non è solo “trasporto di persone” da un posto all’altro. In quell’auto, oltre al risparmio economico c’è il riavvicinamento sociale, in cui ogni categoria sociale porta con sé aspettative verso la propria interiorità e quella degli altri. All’interno di questa specifica situazione, tutto questo processo ha creato un nuovo punto di contatto, che va oltre la stratificazione, oltre la rigida e semi-movibile quotidianità. Si tratta di una nuova mobilità sociale che spinge verso il basso: in quel viaggio si costruiscono continuamente nuovi significati e interazioni che modificano strutturalmente le condizioni quotidiane. Osservando i raccordi e le strade principali all’ingresso di Bari, quattro macchine su cinque in coda hanno solamente un guidatore, le restanti sono vuote; il cambiamento, queste nuove forme di spostamento, non sono pervasive, ossia necessità di determinate situazioni storiche, economiche, sociali. Il tutto è spalmato in maniera disomogenea, dove le informazioni interne ed esterne devono circolare in maniera tale che ci sia l’incontro tra gli interessi personali e di comunità, e solo a quel punto si arriverà ad un nuovo significato condiviso e adattivo per tutti.

 

Il Gobbo di Notre Dame

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