Mind the G.A.P.: per combattere il Gioco d’Azzardo Patologico

Lunedì 2 maggio si è tenuto un incontro sul gioco d’azzardo patologico presso l’Università Aldo Moro di Bari.
L’evento è stato particolarmente rilevante, perché il focus era rivolto alla pratica clinica della dipendenza, oltre che alle conoscenze teoriche sul GAP.
L’Associazione “Mind the G.A.P.”, che ha tenuto l’incontro, si occupa di elevare il livello di consapevolezza delle problematiche legate al gioco d’azzardo e si propone l’obiettivo di contenere il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, riducendo le conseguenze negative legate alla dipendenza da gioco, che riguardino la singola persona, il nucleo familiare o la società nel suo insieme.
Tale scopo si sostanzia nel perseguimento di obiettivi legati ad aree di intervento psicoterapeutico, legale ed economico-finanziario.
Nel GAP l’oggetto della dipendenza è un comportamento o un’attività spesso lecita e socialmente accettata: si parla, quindi, di dipendenze senza sostanza.

Il DSM la definisce come “un comportamento persistente, ricorrente e disadattivo che compromette le attività personali familiari o lavorative del soggetto coinvolto”.

La difficoltà di recuperare dei dati affidabili è legata al fatto che coloro che sviluppano questa dipendenza mentono. Il fatturato dell’azienda del gioco d’azzardo in Italia è stato stimato il 3% del PIL, e 85 miliardi di euro. I giocatori pugliesi sono un terzo in Italia. Secondo le statistiche, la maggior parte dei pazienti sono uomini.
L’unicità di Mind The Gap sta nell’idea di affrontare il gioco d’azzardo patologico non solo nelle sue determinanti psicologiche, ma affiancando consulenze di tipo legale ed economico: è emersa questa necessità dal momento in cui i pazienti dichiaravano di avere debiti ammontati fino a 300 mila euro o di essersi separati dal coniuge in seguito alla scoperta di un debito così ingente!
Quello che emerge dalla pratica clinica di Mind The Gap è che coloro che chiamano per iniziare il trattamento successivamente non si presentano all’appuntamento. La maggior parte dei primi contatti avviene da parte di un parente, solo nel 29% dei casi il soggetto spontaneamente va in trattamento.
Quando il familiare chiama, si richiede che a chiamare sia il paziente: è essenziale, perché aumenta il grado di attendibilità rispetto alla possibilità che la persona abbia realmente voglia di iniziare questo percorso.
L’utente tipico di Mind The Gap è sposato, lavoratore autonomo, e ha una formazione delle scuole medie superiori. Spesso questi lavoratori lavorano di notte, e dunque hanno orari che non dipendono da loro ma dalle richieste che le persone fanno loro. Questo produce la tendenza a ricercare un luogo accogliente in cui andare mentre tutti dormono. Esistono moltissime VLT aperte di notte!
La realtà del gioco d’azzardo è complessa tanto nell’essere riconosciuta quanto nell’essere superata e la difficoltà maggiore sta nel riagganciare il paziente a seguito di un contatto familiare.
Ci è sembrato doveroso parlarne qui, perché nessun DSM potrà fornire questi dati o suggerire associazioni che si occupano del GAP a 360°.
Ringraziamo, pertanto, la dott.ssa Luciana Picucci e il dott. Alessandro Caffò per aver contribuito ad arricchire il nostro bagaglio di conoscenze.

Palma Guarini

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.