Mindful movement: una nuova categoria di esercizio fisico per il miglioramento del funzionamento cognitivo

Praticare attività fisica migliora il funzionamento cognitivo, indipendentemente dal miglioramento nel funzionamento cardiovascolare indotto dall’esercizio aerobico. È in questo scenario che si inserisce una nuova categoria di attività fisica chiamata mindful movement, che racchiude tutte quelle pratiche motorie che pongono l’accento sulla consapevolezza del corpo e sui movimenti da esso prodotti, utilizzando il respiro come veicolo per il raggiungimento di profondi stati di rilassamento.

 

Un dibattito attuale in tema di exercise & cognition

 

A partire dagli anni ’80, con lo sviluppo delle scienze motorie, delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, l’esercizio fisico ha assunto una sempre maggiore importanza per la promozione della salute e del benessere delle persone e di prevenzione e trattamento di condizioni cliniche invalidanti di natura psicologica e neuro-psichiatrica, fino a diventare uno dei principali strumenti di intervento utilizzato in tutte le fasce d’età, dal sano al malato. Infatti, numerosi studi, in questo campo di ricerca, hanno messo in luce il potenziale rappresentato dalla pratica fisica, protratta nel tempo, nello sviluppo del funzionamento cognitivo nei bambini; nella riduzione del numero – sempre in aumento – di nuovi casi di diagnosi di malattie del neurosviluppo (es: ADHD, autismo) e neurodegenerative (es: Parkinson, Alzheimer); nel miglioramento di numerose condizioni cliniche psicologiche, psichiatriche e neurologiche; e nel rallentamento del fisiologico deterioramento cognitivo relativo all’invecchiamento. Tuttavia, alla domanda “qual è la migliore forma di esercizio fisico?” nessuno ha trovato ancora una risposta.

 

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Nell’ultimo decennio, la maggior parte degli studi si sono focalizzati sugli effetti dell’allenamento cardiovascolare (forma di esercizio fisico caratterizzata principalmente da uno sforzo aerobico più o meno intenso) in termini di cambiamenti strutturali del cervello e di funzionamento cognitivo-comportamentale (Pesce & Ben-Soussan, 2014). L’aumento di neurotrofine, neuroni e sinapsi sono solo alcuni dei meccanismi di mediazione mediante cui si ipotizza che l’esercizio fisico migliori la prestazione cognitiva (Lubans et al., 2016). Tuttavia, è stato dimostrato che praticare attività fisica, indipendentemente dal miglioramento nel funzionamento cardiovascolare indotto dall’esercizio aerobico, induce cambiamenti strutturali e funzionali del cervello (Pesce, 2012). È in questo scenario che si inserisce una nuova categoria di attività fisica chiamata mindful movement.

 

Verso una definizione di “mindful movement”

 

Per mindful movement (anche detta meditative movement o mind-body training) si intende una nuova categoria per definire pratiche motorie che pongono l’accento sulla consapevolezza del corpo e sui movimenti da esso prodotti, utilizzando il respiro come veicolo per il raggiungimento di profondi stati di rilassamento (Larkey et al., 2009). Tra le più comuni forme di mindful movement troviamo lo Yoga, Tai Chi, Qui Gong e Aikido. Sign-Chi-Do, Neuromuscular Integrative Action, Eurhythmy e Quadrato Motor Training rappresentano, invece, delle forme meno conosciute.

 

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Dunque, così come le pratiche meditative pongono il focus attentivo su un’immagine, un mantra o sul respiro in sé, le pratiche mind-body sostituiscono questi oggetti con il movimento (da qui, meditative movement), facendo in modo che il praticante sia consapevole, istante dopo istante, di ciò che avviene nell’ambiente interno ed esterno al suo corpo, escludendo, così, ogni altro tipo di pensiero. Un movimento tipicamente descritto come lento, rilassato e fluido, ma che può variare da statiche posture, come avviene nello yoga, a movimenti ampi e veloci, come nel caso dell’aikido.

 

Gli effetti sul funzionamento cognitivo

 

Un recente studio osservazionale pubblicato dal Professor David Man, del dipartimento di Scienze Rabilitative della Hong Kong Polytechnic University, ha riportato una migliore performance attentiva e mnemonica in soggetti anziani che praticavano Tai Chi, rispetto a soggetti della stessa età, ma sedentari (Man et al., 2010). Similmente, la Professoressa Courtney Hall, della East Tennessee State University, ha evidenziato una più veloce e accurata capacità di risposta motoria a specifici stimoli sensoriali rispetto alla controparte sedentaria (Hall et al, 2009). Controllo inibitorio, flessibilità cognitiva, memoria di lavoro, creatività e processamento delle informazioni sono ulteriori funzioni cognitive risultate migliorate a seguito sia di singole sessioni sia di lunghi periodi di mind-body training (Chang et al., 2013; Gothe et al., 2016).

 

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Evidenze preliminari suggeriscono un primo coinvolgimento del sistema nervoso simpatico e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA): le pratiche motorie mindful sono risultate utili nel ridurre lo stress e nell’aumentare la capacità di gestione dello stress in chi le pratica, con una conseguente riduzione dell’attivazione del sistema simpatico e di quello HPA, riducendo, così, l’ansia, depressione, e i processi di deterioramento cognitivo (Gothe et al., 2016). Un altro meccanismo mediante cui i mind-body training migliorano il funzionamento cognitivo è l’aumento della sincronizzazione neuronale inter- e intra-emisferica, soprattutto nella zona frontale del cervello e fronto-cerebellare e nelle frequenze alfa. Infine, ulteriori studi hanno rilevato un aumento delle sinapsi, delle neurotrofine e della materia grigia cerebellare (Pesce & Ben-Soussan, 2014).

 

Conclusioni

 

La ricerca scientifica e la promozione delle pratiche motorie mindful sono necessarie principalmente per due questioni: (1) per il bisogno di comprendere i vari meccanismi mediante cui l’esercizio fisico migliora il funzionamento cognitivo e (2) per la loro accessibilità e praticabilità da parte di qualsiasi persona, indipendentemente dall’età, sesso e condizione clinica. Si pensi, per esempio, agli anziani con limitata mobilità e indipendenza, ai malati di sclerosi multipla o Parkinson, ai bambini con diagnosi di ADHD o autismo, o a soggetti con epilessia o conseguenze neuromotorie da ischemia cerebrale (anche detto ictus). Inoltre, si tratta di pratiche che non richiedono grandi spazi fisici o costosi macchinari e/o attrezzature sportive. Dunque, potrebbero essere utilizzate anche a scuola, tra un suono della campanella e un altro, andando così a promuovere un sano sviluppo neuromotorio e cognitivo del bambino, oltre che migliorare la performance scolastica.

 

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Antonio De Fano

 

Riferimenti bibliografici

  • Chang, Y. K., Nien, Y. H., Chen, A. G., & Yan, J. (2014). Tai Ji Quan, the brain, and cognition in older adults. Journal of Sport and Health Science, 3(1), 36-42
  • Gothe, N. P., Keswani, R. K., & McAuley, E. (2016). Yoga practice improves executive function by attenuating stress levels. Biological psychology, 121, 109-116
  • Hall, C. D., Miszko, T., & Wolf, S. L. (2009). Effects of Tai Chi intervention on dual-task ability in older adults: a pilot study. Archives of physical medicine and rehabilitation, 90(3), 525-529
  • Larkey, L., Jahnke, R., Etnier, J., & Gonzalez, J. (2009). Meditative movement as a category of exercise: implications for research. Journal of Physical Activity and Health, 6(2), 230-238
  • Lubans, D., Richards, J., Hillman, C., Faulkner, G., Beauchamp, M., Nilsson, M., … & Biddle, S. (2016). Physical activity for cognitive and mental health in youth: A systematic review of mechanisms. Pediatrics, e20161642
  • Man, D. W., Tsang, W. W., & Hui-Chan, C. W. (2010). Do older t’ai chi practitioners have better attention and memory function?. The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 16(12), 1259-1264
  • Pesce, C. (2012). Shifting the focus from quantitative to qualitative exercise characteristics in exercise and cognition research. Journal of Sport and Exercise Psychology, 34(6), 766-786
  • Pesce, C., & Ben-Soussan, T. D. (2016). Cogito ergo sum’or ‘ambulo ergo sum’. New perspectives in developmental exercise and cognition research. In: McMorris T, ed. Exercise-cognition interaction: neuroscience perspectives. Elsevier.

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Studente presso il corso di laurea magistrale internazionale in Health & Physical Activity, con l'obiettivo di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel cosiddetto campo di "Exercise & Cognition". Lavora come educatore psicomotorio con bambini a sviluppo tipico e atipico, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.