Musikalisch

Musica, musica, musica. Noi siamo musica. Siamo esseri musicali, o per dirlo in tedesco musikalisches. Viviamo immersi in una realtà che e’ continuamente pervasa da suoni, udibili o meno. E questi sono emessi da qualsiasi oggetto animato o inanimato che si manifesta nella nostra realtà.
Per quanto assurdo questo può sembrare, cito qui le parole di John Cage, compositore americano e studioso di materia sonora in merito alla possibilità di udire il non udibile, di rendere utile ciò che riteniamo inutile: “E’ in uno stato di vibrazione. Noi ne siamo certi e i fisici possono provarlo.
Ma non possiamo ascoltare queste vibrazioni. Quando entrai nella camera anecoica, potei ascoltare me stesso. Ebbene, ora io voglio, invece di ascoltare me stesso,
ascoltare questo posacenere. Per fare questo, non lo colpirò come farei con uno strumento a percussione. Mi limiterò ad ascoltare la sua vita interiore. Vi perverrò grazie ad una tecnologia appropriata, che non e’ stata elaborata sicuramente per questo. Ma, allo stesso tempo, io ascolterò questa tecnologia: le darò piena libertà di esprimersi, di sviluppare le sue possibilità”.
E’ chiaro come la musica sia una presenza costante all’interno delle nostre vite, e nel mio caso sia diventata anche materia di studio, grazie al legame che questa arte, che forse arte non e’, ma direi che più che altro e’ essenza, ha stretto con la psicologia e la sociologia.
E’ forse il potere più grande della musica: quello di influenzare la nostra psiche, di alterare il nostro umore, di condizionare il nostro comportamento, di smuovere le masse, di attivare alcune funzioni neurocognitive. Insomma e’ evidente come la musica e la psicologia affrontino un percorso ancora incompleto ma segnato da innumerevoli incontri e punti di rottura.
Per anni sono sempre stato un ascoltatore di tutti quei generi che risultavano come punti di rottura con canoni precedenti e classici che oramai erano diventati l’unico ostacolo da superare per la creazione di un qualcosa di nuovo, di mai ascoltato.
Ed e’ quindi ovvio come il futurismo e l’espressionismo siano due correnti che hanno molto a che vedere con la mia visione concettuale della musica, che deve essere una continua ricerca, una continua realizzazione, una continua rottura con gli schemi passati, al fine di riuscire a superare quei limiti che ci ancorano al passato e ci rendono ancora oggi “limitati e limitanti”.

Musicologique proverà a trascinarvi all’interno del mondo della musica, provando a farvi perdere dentro questo mondo interno a noi.

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.