“Questo non è il mio corpo, devo lasciarlo andare.” The Danish Girl

Sono trascorse già diverse settimane dall’uscita, nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, del film “The Danish Girl”, diretto, nel 2015, da Tom Hooper, ispirato all’omonimo romanzo scritto da David Ebershoff nel 2000.
Invito chi non l’abbia guardato a chiudere questo articolo e a rimediare immediatamente: lo spoiler sarebbe davvero imperdonabile.
Il film narra la reale biografia di Lili Elbe, la prima transessuale della storia: nata di sesso maschile con il nome di Einar Wegener, si è successivamente sottoposta a un intervento chirurgico per il cambio di sesso.
Einar (interpretato da Eddie Redmayne) era un affermato artista, o meglio, un pittore paesaggista, sposato con la bellissima ritrattista, Gerda Wegener (interpretata da Alicia Vikander, vincitrice del Premio Oscar come miglior attrice non protagonista). Il loro era un matrimonio felice, caratterizzato da amore, complicità, attrazione, stima e sostegno reciproco, nonostante i figli tardassero ad arrivare.
Ma un giorno tutto cambiò irreversibilmente.
Gerda chiese a suo marito, quasi per gioco, di posare per il ritratto di una ballerina e lui accettò. Sfiorando gli abiti femminili, Einar iniziò a provare una sensazione di benessere mista a confusione e imbarazzo. Fu in quel momento che gli venne attribuito, ironicamente, il nome di Lili Elbe (dal fiore lilium e dal nome tedesco del fiume Elba, che amava dipingere).
Pochissimo tempo dopo, sempre per gioco, Gerda si presentò a una festa per artisti accompagnata da Einar nei panni di Lili ( truccata, vestita e con una parrucca da donna). Fu in quella occasione che la donna vide Lili lasciarsi baciare da un pittore omosessuale, che aveva compreso si trattasse di Einar. Da quel momento Einar non potè più negare a se stesso e a sua moglie l’esistenza di Lili, non più come un personaggio inventato per gioco, ma come la sua vera essenza e la sua vera identità. Ciò che non è mai cambiato è l’amore di Gerda per suo marito, oltre che la sua massima comprensione e il suo costante sostegno, davvero impensabili per chiunque, soprattutto intorno al 1930.
Dopo varie difficoltà, Gerda prese atto della situazione con grande coraggio, continuando a usare Lili come modella per i suoi ritratti e accompagnandola da svariati psicologi e medici, che videro in lei nient’altro che un individuo malato e perverso. Dopo l’incontro con il dottor Warnekros, però, Lili potè sottoporsi a svariati interventi di cambio di sesso (o, per meglio dire, di riassegnazione sessuale) mai effettuati prima, e per questo molto pericolosi. Gli interventi, molto dolorosi, furono effettuati e conclusi con successo.
Purtroppo, però, dopo un po’ di tempo dall’intervento finale, a causa probabilmente del rigetto dell’utero impiantato, Lili morì tra le braccia di Gerda e di Hans, un ragazzo di cui Einar era stato innamorato da bambino.
Il film è stato definito come molto commovente, emozionante e travolgente dall’inizio alla fine, ha ricevuto commenti e recensioni più che positive, oltre che varie candidature all’Oscar. Questa è una grande conquista, soprattutto se consideriamo i vari pregiudizi e stereotipi dettati dall’ignoranza sull’argomento che, ancora nel 2016, avvolgono il mondo transessuale, ma anche quello LGBT in generale.
L’altra conquista è avvenuta nel 2013 con la pubblicazione della V edizione del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dell’American Psychiatric Association. In riferimento al transessualismo c’è stato un cambiamento di terminologia, da “Disturbo di identità di genere” a “Disforia di genere”, che riflette una diversa concezione: la disforia implica un’alterazione del tono dell’umore e del comportamento, egodistonia e forte disagio dell’individuo.
Perché non è stato completamente cancellato dal DSM V?
Una quota significativa di disagio in seguito alla trasformazione chirurgica e alla riassegnazione anagrafica può permanere anche in seguito all’intervento chirurgico. Non è ancora chiaro quanto questo disagio sia legato a dinamiche psicopatologiche comorbili precedenti e a problematiche sociali e quanto sia dovuto alla disforia stessa. Per questo il DSM non ha eliminato la categoria relativa alla sofferenza psicologica legata al disallineamento tra sesso fisico e sesso psicologico, ma ha accolto, in parte, queste argomentazioni, assegnando al disturbo una nuova etichetta (Gender Dysphoria) e una categoria a sé stante, finalmente distinta dalle disfunzioni sessuali e dalle parafilie. Inoltre, la presenza del transessualismo nel DSM, può avere il vantaggioso aspetto di permettere agli individui in questione di usufruire delle terapie ormonali e dell’intervento chirurgico a spese del Sistema Sanitario Nazionale.
Ciò che mi auguro è che le lacrime di commozione versate per questo capolavoro del cinema non rimangano fini a se stesse, ma riescano a far comprendere la condizione di disagio delle persone giudicate ingiustamente, per la sola ragione di essere nate, senza volerlo, in un corpo che non sentono appartenere a loro.
L’essere umano soffre quando qualcuno gli impedisce di essere se stesso, e dunque, ciò che è sempre stato. Il cambiamento è da sempre qualcosa che destabilizza, che non si comprende, che fa paura. Nel caso di Lili e di tutti i transessuali del mondo, il cambiamento non è il passaggio da una situazione vecchia a una nuova, ma è la riappropriazione di ciò che è sempre esistito: un cambiamento per ritrovare se stessi.
“Io penso con la mente di Lili, sogno i suoi sogni. C’è sempre stata.”

Ezia Quarto

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Ezia Quarto

Ezia Quarto

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche. Psicologia, sport, libri, musica, amicizia e viaggi (a volte solo mentali) sono bisogni primari. In un'eterna lotta tra istinto e razionalità.