Non è sempre amore, spesso è ultrattaccamento: La Limerence

“Ho bisogno di te”, “Quando litighiamo, faccio fatica a respirare”, “Non riesco a dormire e a mangiare”, “Siamo destinati a stare insieme, lo sento”, “Penso a te continuamente, sei un chiodo fisso” sono solo alcune delle tante frasi che abbiamo sentito pronunciare dai nostri conoscenti, chiedendoci se, in quel momento, non stessero perdendo il lume della ragione.
Quanti aspetti della quotidianità sono incentrati su queste “sensazioni” (chiamiamole così, per adesso). Sono messaggi che ci bombardano dal mondo esterno attraverso film, canzoni, opere. Anche la letteratura non risparmia: come dimenticare Catullo e i suoi tormenti per Lesbia? O il dramma epistolare del grande Goethe in cui il giovane Werther si suicida per Lotte? Amleto e la sua gelosia irrazionale? E non si tratta nemmeno del 5%. Insomma, tutto nella norma. Da sempre ci hanno fatto credere che dovremmo ricercare questo nell’altra persona. “Se non ti senti così, non sei innamorato”. Nell’immaginario collettivo, quando si parla di amore (come se fosse facile e alla portata di tutti) si tende a far sempre riferimento alla dimensione drammatica.
Fortunatamente, ci ha pensato la psicologa americana Dorothy Tennov a rendere le cose un po’ più chiare, dando un nome a tutto ciò. Nella sua opera “Love and Limerence: The Experience of Being in Love” (1998), la Tennov ha introdotto un nuovo termine, quello che tutti stavamo cercando : LIMERENCE (o ultrattaccamento). Si tratta di uno stato cognitivo ed emotivo che implica appunto un attaccamento, al limite dell’ossessione, verso un’altra persona, oggetto di interesse (definita limerent), sperimentato involontariamente e caratterizzato da un forte ed intenso desiderio di reciprocità dei propri sentimenti. E’ stata definita come “lo stadio finale dell’amore romantico”, a causa della presenza di pensieri ossessivi ed intrusivi che fanno pensare ad un punto d’incontro tra la teoria dell’attaccamento di Bowlby e le ossessioni che polarizzano l’attenzione e le energie della persona (pari a quelle del Disturbo Ossessivo- Compulsivo). A complicare il tutto, c’è una sorta di idealizzazione smisurata, fino all’adorazione del limerent: ci si “attacca” all’idea dell’altra persona, alla continua ricerca di attenzione da parte di essa, allo scopo di sentirsi ricambiati, che fa sentire il soggetto vivo e che dà un senso allo scorrere dei giorni. Si potrebbe pensare di paragonare il termine “limerence” a quello di “infatuazione”, ma quest’ultimo, in realtà, si riferisce ad una cotta di breve durata, invece la limerence può cristallizzarsi e durare per molto più tempo, anche tutta la vita. La Tennov distingue, inoltre, la limerence da altre dimensioni come l’amore, l’affetto, la tenerezza, l’attrazione sessuale. La distinzione non è totale ed esclusiva poiché la limerence ingloba tutte le precedenti dimensioni, ma ad esempio: l’amore implica un interesse non solo per la persona in sé, ma anche per il suo benessere, la limerence no; l’affetto e la tenerezza vengono provati senza pretesa di reciprocità che, al contrario, nella limerence risulta essere un prerequisito fondamentale; l’attrazione sessuale implica la necessità di un contatto fisico che nell’esperienza di limerence non è obbligatoriamente richiesto.
Viene dunque spontaneo chiedersi: si guarisce dalla limerence? In realtà, essa non è ancora presente nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dell’American Psychiatric Association. Ad oggi non è considerata un disturbo, ma appunto uno stato mentale.
Indagando sull’eziologia, è emerso che pattern di attaccamento insicuro o traumi potrebbero favorire la limerence. Infatti, l’oggetto limerent può essere interpretato come un’idealizzazione (o identificazione) della figura o delle figure coinvolte nell’attaccamento disfunzionale originario, come ad esempio quelle genitoriali. La mancanza di reciprocità può, in questi casi, servire a rafforzare “lezioni” apprese nelle precedenti esperienze di attaccamento insicuro e, quindi, rafforzare la limerence.
Dorothy Tennov distingue due principali tipologie di relazioni basate sulla limerence:
-Legame LIMERENT- LIMERENT, all’interno del quale entrambi sono limerent. Secondo la Tennov questo tipo di relazione è di breve durata.
-Legame LIMERENT- NON LIMERENT, all’interno del quale uno dei due è limerent. Caratterizza la maggior parte delle relazioni e tende ad essere duraturo. Secondo la Tennov questo tipo di legame è abbastanza solido se la donna è limerent e l’uomo non limerent, in quanto l’uomo limerent renderebbe la donna più incline ad abbandonarlo.
In un libro di Wulf Dorn del 2012, intitolato “Follia profonda”, il concetto di limerence viene citato in un’ottica diversa e fortemente negativa. Il protagonista è lo psichiatra Jan Forstner, apprezzato da tutti per aver risolto il caso della scomparsa di suo fratello avvenuta 23 anni prima. A turbare il suo presente ci sarà un ultrattaccamento da parte di una donna, che sfocerà nel reato di stalking.

“Dimmi una cosa, dottore, in psicologia esiste un termine per indicare il mal d’amore, vero? L’ho letto non mi ricordo dove. Comincia con la elle. Lima… Lema…”
“Ti riferisci a limerence?”
“Esatto, limerence. In che cosa consiste?”
“Ecco” – Jan si strinse nelle spalle – “in poche parole conosci qualcuno che corrisponde per molti fattori al tuo ideale di partner e il tuo corpo comincia a produrre ormoni. Dopamina, serotonina, ossitocina e altri che ti danno l’impressione di camminare sulle nuvole. La tua capacità percettiva si restringe e tutto ciò che conta è solo la persona di cui sei innamorato. Ti sembra di essere sotto l’effetto di stupefacenti.”
“Sì, credo proprio che siano questi i sintomi” confermò Rudi, con uno sguardo trasognato. “Il mio unico timore è che possa diminuire.”
“Deve diminuire” gli confermò Jan. “Altrimenti non resisteresti a lungo.
[…] Rudi fece qualche passo, ma giunto al cancello del giardino si voltò ancora una volta.
“Dimmi, Jan, che cosa succederebbe se non dovesse mai smettere? Che cosa succederebbe se l’innamoramento, questa limerence, durasse per sempre, invece di trasformarsi in qualcosa più ragionevole?”
“Vuoi saperlo per davvero?”
“Te lo chiedo apposta.”
Jan si girò un dito vicino alla tempia -“Allora impazziresti.”

Ezia Quarto

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Ezia Quarto

Ezia Quarto

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche. Psicologia, sport, libri, musica, amicizia e viaggi (a volte solo mentali) sono bisogni primari. In un'eterna lotta tra istinto e razionalità.