Paradigmi di consonanza simulata: i neuroni specchio

Henri Poincaré, matematico e fisico francese, sosteneva (1913) che le coordinate spaziali intorno al nostro corpo e quindi il nostro rapporto con gli oggetti e le persone che ci circondano coinvolgevano le parti fondamentali del nostro sistema nervoso, per cui il coordinamento con il nostro “esterno” non sarebbe una conquista dell’individuo ma della specie. Una conquista della specie. Una conquista.

 
Non siamo, infatti, strutturati come esseri soli, bensì abbiamo una base biologica, modellata attraverso l’evoluzione, che ci conduce a una profonda connessione reciproca con i nostri simili e con il mondo esterno. Una connessione reciproca. Una connessione.
 
La conquista della connessione

Ciò che ci connette agli altri è l’imitazione come forma di un presupposto di condivisione e differenziazione degli stati mentali, dei pensieri, delle credenze, dei desideri degli altri esterni da noi. Nel 1995 il gruppo di ricercatori dell’università di Parma coordinato da Giacomo Rizzolatti dimostra la presenza nell’uomo di un sistema di connessioni neurali e di neuroni precedentemente individuato nell’area F5 del cervello di macachi adulti. Le protagoniste di questa scoperta sono cellule cerebrali dotate di una mai sospettata capacità sensoriale, tale per cui la loro attivazione, scoperta invero praticamente per caso, è scatenata da stimoli visivi riguardanti praticamente qualsiasi azione agita da altri. Neuroni Specchio.

 

Dall’imitazione alla consapevolezza

Le azioni eseguite dagli altri, captate dai sistemi sensoriali, sono automaticamente trasferite al sistema motorio dell’osservatore, permettendogli così di avere una copia motoria del comportamento osservato, quasi fosse lui stesso a eseguirlo. I neuroni che compiono questa trasformazione dell’azione da un formato sensoriale a uno motorio sono i neuroni specchio. L’attivazione di questi pattern funzionali ci permette di comprendere non solo l’azione altrui in quanto tale ma di rielaborare consapevolmente o meno tale azione. Il riconoscimento di tali azioni, in tal modo effettuate, è una sorta di simulazione o di imitazione interna delle azioni osservate.

La tendenza all’imitazione dei neuroni specchio potrebbe rappresentare una forma originaria, primordiale, di intersoggettività da cui si sono modellati il sé e l’altro. L’attivazione dei neuroni specchio è inoltre differente per le azioni del sé e per le azioni degli altri. Studi di Risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato come la scarica sia molto più forte per le azioni del sé che per le azioni altrui. Questa ulteriore evidenza chiarisce che i neuroni specchio traducono sia l’interdipendenza del sé e dell’altro, dato che si attivano per le azioni di entrambi, sia l’indipendenza che simultaneamente percepiamo e di cui necessitiamo, dato che si attivano con maggiore forza per le azioni del sé.

La scoperta dei neuroni specchio, prova, quindi, in maniera indubbia che si dà un tessuto di intersoggettività precognitiva e preriflessiva che consente agli esseri umani di comprendersi e di identificarsi reciprocamente; un canale di comunicazione intuitivo e immediato, di tipo empatico. Il sistema dei neuroni specchio sembra proiettare all’interno del nostro cervello agenti esterni. Gli psicoanalisti userebbero il termine introiezione.
 
L’introiezione come empatia

Robert Visher nel 1873 espose il concetto di Einfühlung. Letteralmente immedesimazione, il concetto di Einfühlung è l’embrione da cui è stato in seguito concettualizzato la nozione di Empatia come capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro. Appare lapalissiano dire che tale concetto è fondamentale per creare una sorta di analogia tra il Sé e l’Altro.

Anche se questo genere di analogia non mi consente di essere del tutto certo in merito agli stati mentali degli altri, e non mi consente di condividere i loro sentimenti e le loro esperienze, sicuramente mi rende in grado di dedurre con ragionevole certezza che le altre persone hanno una mente come la mia popolata da moti interni simili ai miei.

 

In qualche modo siamo determinati da questa continua simulazione irriflessiva interna messa in atto continuamente dai neuroni specchio. E’ imprescindibile il collegamento tra i sistemi neurali dell’imitazione (il sistema dei neuroni specchio) e i sistemi neurali delle emozioni (il sistema limbico, in particolare l’amigdala) consentito da una piccola struttura sottocorticale, il lobo dell’insula. Non possiamo sottrarci a questo meccanismo fisiologico. Dunque siamo in balia del determinismo messo in atto da questo meccanismo o il moto empatico è modulabile secondo direzionalità multideterminate?
 
Il libero arbitrio deterministico

Tradizionalmente, il determinismo biologico del comportamento individuale è contrastato dalla visione di un soggetto umano capace di innalzarsi al di sopra della propria struttura biologica per definire se stesso attraverso le proprie idee e i propri codici sociali. Tuttavia, la ricerca sui neuroni specchio suggerisce che i nostri codici sociali siano in ampia misura dettati dalla nostra biologia. Ciò significa non accettare per esclusive nessuna delle due visioni, quella del determinismo individuale o biologico, ma determina il bisogno di integrare le due prospettive in un approccio alla comprensione del comportamento unico e sinergico.

 

Molte concezioni a lungo vagheggiate in merito all’autonomia umana sono chiaramente messe in discussione dalla minuziosa indagine neuroscientifica delle radici biologiche del comportamento umano. La nozione di “libero arbitrio” è fondamentale nella nostra visione del mondo, tuttavia, più cose scopriamo sui neuroni specchio, più ci rendiamo conto di non essere degli agenti perfettamente razionali che agiscono in modo completamente libero sul piano sociale. Gli studi sui neuroni specchio in poco meno di 20 anni hanno prodotto una comprensione d’insieme del nostro cervello e della mente umana che però vanno oltre l’inutile radicamento in nostalgici presupposti di immutabile agentività. Ma a renderci chi siamo non è solo il possesso di meccanismi nervosi condivisi, ma anche un percorso storico individuale fatto di esperienze soggettive uniche e particolari. Partire da questo presupposto è l’unico modo per affrancarsi dalle catene che limitano la nostra disposizione a comprendere, riconoscere e usare al meglio il vero.

 

Positivismo Umanistico

La costellazione di ricerche disponibili in materia di neuroni specchio ci forniscono un corpus vario e multiforme da cui attingere. Oggi comprendiamo i meccanismi dell’empatie e stiamo facendo i primi passi per capire i meccanismi della coscienza diffusa. Abbiamo compreso le basi biologiche e le conseguenze del comportamento imitativo grazie al quale vengono trasmesse nei decenni le pratiche sociali che contribuiscono a definire le differenti culture.
Inoltre quando comprenderemo a pieno questo determinato meccanismo cerebrale potremo spostare lo studio dalla comprensione della medietà alla studio della particolarità dove per questo intendo il passaggio dallo studio della mente (media e normalizzata) allo studio delle menti (idiosincratiche tra loro) per potenziare la comprensione delle caratteristiche individuali.

 

Sotto un secondo punto di vista i neuroni specchio sono già una delle principali scoperte che hanno contribuito a creare un collegamento tra ambiti diversi di comprensione dell’uomo. Dalla biologia alla psicologia, dalla sociologia all’antropologia, dalla fisiologia alle scienze sociali, i neuroni specchi sono, ad oggi, tra i fondamenti più importanti per la costruzione di un modello panantropologico.

 

Bibliografia

 

Nunzio Langiulli

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