Perchè dimagrire è così difficile?

I nostri buoni propositi entrano in conflitto con la nostra mente.

 

Hai mai incontrato difficoltà nel perdere peso? Ebbene, se può consolarti, rispecchi assolutamente la norma della popolazione mondiale.

 

Ogni dieta rappresenta qualcosa che rompe le nostre abitudini quotidiane, richiedendo un importante spirito di sacrificio per allontanarsi dalle tantissime tentazioni alimentari che ci circondano.

 

Nell’utilizzo comune, è andato perso il vero significato della parola “dieta” che, etimologicamente, non ha niente a che vedere con un regime alimentare restrittivo. La  parola dieta, infatti, deriva dal greco  δίαιτα (diaita) ovvero “modo di vivere”.

 

La vera dieta è, quindi, quella che:

 

  • riporta a sapere cosa mangiamo e cosa mangiare;
  • che ci educa all’attività fisica quotidiana;
  • che ci educa al raggiungimento di un’armonia con l’ambiente in cui viviamo.

 

Questi appena elencati sono tutti elementi fondamentali per il raggiungimento del nostro benessere fisico, psichico e sociale, in accordo con la definizione di salute dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

 

Andare a modificare il nostro regime alimentare non può esimersi dalla ricerca di un nuovo equilibrio di vita. Nelle nostre giornate, i pasti perdono spesso il primario scopo nutrizionale, a spese di un fine ricreativo, di appagamento compensatorio delle insoddisfazioni quotidiane. Ci sediamo, sempre più spesso, a tavola con il fabbisogno calorico già abbondantemente soddisfatto dai pasti precedenti, e, nei giorni festivi, i pasti abbondanti si scontrano col diminuito fabbisogno calorico di un giorno di riposo lontani dal lavoro.

 

Esiste un profondo legame del nostro organismo col cibo. Sin da quando nasciamo, il nostro cervello è il centro di ricezione ed elaborazione dei segnali derivanti dal nostro organismo e dall’ambiente che ci circonda: anche il senso della fame è frutto dell’integrazione di questi segnali.

 

Sarebbe una tragedia per la continuazione della nostra specie se non ci fossero questi segnali che ci spingono a nutrirci!

 

A pasto terminato, il cervello produce sostanze che attivano le aree legate al senso di gratificazione, che creano un rinforzo positivo per tale azione. Il sistema endocrino dell’uomo si è evoluto per privilegiare i meccanismi di accumulo, per cercare di massimizzare i momenti di introito calorico in previsione di momenti di difficoltà di approvvigionamento alimentare. Oggi, invece, nei paesi industrializzati, è sufficiente riempire un carrello della spesa in un supermercato, con un’offerta alimentare che segue logiche di mercato, spingendo il consumatore a comprare oltre il necessario per soddisfare il proprio fabbisogno nutrizionale.

 

Perchè dimagrire è così difficile 2

 

Entrare a scardinare questo loop così conservato nell’evoluzione e in una società consumista, sembra battaglia persa già in partenza.

 

Cosa possiamo fare, quindi, per migliorare il nostro rapporto col cibo?

 

Possiamo lavorare sulla ricerca della stessa sensazione che ci lega in maniera spropositata al cibo, sul senso di gratificazione, sull’armonia con l’ambiente quotidiano in cui viviamo. Infatti, le sostanze prodotte dopo il pasto non sono diverse da quelle rilasciate dal cervello dopo aver compiuto attività sportiva o dopo aver provato una forte emozione.

 

Alcune soluzioni potrebbero essere mangiare un ortaggio proveniente dal nostro orticello, oppure un bel piatto colorato, che provoca in noi un senso di benessere legato all’idea dei colori della natura: tutto ciò potrebbe riportare nelle nostre menti la cultura del cibo come nutrimento, come ritorno al suo significato primitivo, scevro dalle sovrastrutture sociali ed economiche che hanno reso l’azione del mangiare lontana dal mero soddisfacimento del fabbisogno calorico.

 

Giuseppe Ancona

 

Letture consigliate:

  • “La grande via” di Franco Berrino e Luigi Fontana. Mondadori
  • “Il rapporto mente-cibo” di Michele Riefoli. Armando Editore

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Autori Freelance

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