Perché gli esseri umani cooperano?

Rassegna sulle definizioni di cooperazione e sulle teorie che spiegano i comportamenti altruistici.

 

Cosa significa cooperare?

 

Prima di tutto bisogna definire univocamente cosa si intende quando si parla di cooperazione.

 

La maggior parte degli studiosi convergono su 5 fondamentali livelli di spiegazione:

 

  • Selezione parentale
  • Reciprocità diretta
  • Reciprocità indiretta
  • Network Reciprocity
  • Multilevel selection

 

Per selezione parentale si intendono tutti quei comportamenti altruistici rivolti a componenti della propria famiglia. La teoria fu dapprima proposta da C. Darwin nel celebre L’origine delle specie e in seguito formalizzata da W. D. Hamilton nel 1963 e riassunta nella formula rB > C, dove “r” sta per la vicinanza parentale, “B” per beneficio prodotto dal comportamento e “C” per costo del comportamento altruistico. In altri termini un atto altruistico è possibile solo se il prodotto tra la vicinanza parentale e i benefici dell’azione altruistica sono maggiori dei costi dell’azione stessa.

 

La reciprocità diretta è un concetto molto più intuitivo. Un individuo “A” aiuterà un individuo “B” se e solo se anche “B” aiuterà “A”.

 

La reciprocità indiretta è il principio fondamentale su cui si basa ogni società umana. Un individuo non si aspetta più di ricevere un beneficio da chi ha ricevuto il suo aiuto, piuttosto si aspetta che una qualsiasi azione altruistica sarà “ricompensata” indirettamente da un terzo individuo.

 

La network reciprocity e la multilevel selection possono essere definite come casi specifici della reciprocità indiretta. La prima cerca di spiegare come in contesti “ecologici”, dove non tutti possono venire a conoscenza dei comportamenti altruistici di ciascun individuo, si creino specifici network che rendono le relazioni bistabili, cioè prive di ingiustizie.

 

La seconda cerca di spiegare il rapporto tra cooperazione e gruppi differenti di individui.

 

Le ingiustizie e i freerider, cioè coloro che prendono i benefici delle cooperazioni senza mettere del loro, ovviamente esistono e saranno sicuramente trattati in un prossimo articolo.

 

Perché gli esseri umani cooperano 2

 

Perché cooperiamo?

 

Esistono due punti di vista complementari che spiegano rispettivamente le basi cognitive e neurali e le basi evoluzionistiche della cooperazione.

 

Spiegazione neuroscientifica:

 

A. G. Sanfey nel 2003 ha dimostrato come alcune aree cerebrali siano strettamente correlate con i comportamenti altruistici. L’insula anteriore sembra giocare un ruolo cruciale nella volontà di respingere gli esiti iniqui, inoltre anche circuiti di ricompensa come quelli che coinvolgono la corteccia prefrontale dorsolaterale sembrano essere importanti per la cooperazione umana, mentre la corteccia cingolata anteriore sembra correlare con le punizioni e violazioni di norma. In particolare insula e corteccia prefrontale dorsolaterale svolgerebbero compiti complementari, quando una situazione risulta essere troppo iniqua l’insula induce sensazioni di disgusto e disprezzo, d’altra parte tanto più è forte la ricompensa tanto più la corteccia prefrontale dorsolaterale inibisce l’azione dell’insula. In altre parole, l’occasione fa l’uomo ladro.

 

Spiegazione evoluzionistica:

 

Samuel Bowles (2007) giunge alla conclusione che l’altruismo verso i membri del proprio gruppo e l’ostilità verso altri gruppi sociali potrebbero essersi evolute insieme (coevolute) contribuendo al successo di alcune popolazioni in cui queste tendenze comportamentali erano presenti a discapito di altre popolazioni in cui si manifestavano atteggiamenti fortemente aggressivi anche tra membri dello stesso gruppo. I grandi cambiamenti climatici avvenuti durante il tardo Pleistocene avrebbero creato condizioni di competizione per le risorse alimentari, dando vita a scontri mortali tra le tribù. Gruppi bellicosi ma animati all’interno da un forte spirito di solidarietà, con soggetti disposti a rischiare o sacrificare la propria fitness ovvero il contributo genetico di un individuo alle generazioni successive in confronto ai contributi di altri individui della popolazione per il bene comune, avrebbero avuto la meglio, realizzando una maggiore capacità di espansione territoriale, e successo riproduttivo. 

 

Un’altra questione ancora aperta a livello psicobiologico riguarda il legame tra altruismo ed empatia, la capacità di rappresentarsi e comprendere le emozioni, i sentimenti, le motivazioni degli altri. Riflettendo sulla possibilità che l’empatia abbia una base biologica, Martin Hoffman (2008) ipotizza che “deve essere stata l’empatia, in quanto predisposizione all’altruismo, piuttosto che l’altruismo stesso, a passare al vaglio della selezione naturale, diventando parte integrante della natura umana”

 

Conviene cooperare?

 

Una domanda a questo punto quasi retorica, siamo la specie dominante sulla terra proprio perché siamo riusciti a cooperare più di qualsiasi altra. Nonostante tutto nella vita di tutti i giorni i comportamenti altruistici non sono così scontati e spesso sono oggetto di ripensamenti e dilemmi. Pur essendo particolarmente incline alla cooperazione, l’essere umano ha un altrettanto forte impulso all’autorealizzazione e all’affermazione di sé stesso, caratteristica importante quanto la cooperazione, ma, diversamente da quest’ultima solo il singolo individuo può decidere se impiegarla per il bene o meno degli altri.

 

Adriano Cacciola

 

Riferimenti:

  • Sigmund, K., 2011, Moral assessment in indirect reciprocity, “Journal of Theoretical Biology”, n. 299, pp. 25–30.
  • Fehr, E., Rockenbach, B., 2004, Human altruism: economic, neural, and evolutionary perspectives, “Current Opinion in Neurobiology”, n14, pp. 784–790.i
  • Choi, J.K., Bowles, S., 2007, The Coevolution of Parochial Altruism and War, “Science”, v. 318, pp. 636-640.
  • Nowak, M.A., 2006, Five Rules for the Evolution of Cooperation, “Science”, v314, pp. 1560-1563.
  • Fletcher, J.A., Doebeli, M., 2008, A simple and general explanation for the evolution of altruism, “The royal society”, v. 276, pp. 13-19.
  • Sigmund, K., Martin, A., 2005, Evolution of indirect reciprocity, “Nature”, v. 437/27, pp. 1291-1297.

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Adriano Cacciola

Adriano Cacciola

Studente di neuroscienze all'università degli studi di Torino, da sempre affascinato dai correlati biologici della psiche. Aspirante psicoterapeuta e formatore. Insieme alla psicobiologia, automotive e tecnologia sono le mie più grandi passioni. Ultimamente mi sto avvicinando al mondo del graphic design.