Perché l’esercizio fisico riduce i tic

Il ruolo del Sistema Nervoso Autonomo nella relazione tra Sindrome di Tourette e esercizio fisico.

 

“Gli unici momenti in cui i suoi tic lo abbandonavano erano (…) quando nuotava o cantava o lavorava, in modo regolare e ritmico, e trovava una “melodia cinetica”, una “attività” libera da tensione, libera da tic … insomma, libera”

(O. Sacks in “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello)

 

Come già affermato nell’articolo “Tra Sport e Tourette: il Caso Howard” esiste una relazione tra attività fisica e riduzione dei tic caratteristici della Sindrome di Tourette (TS). Una delle probabili spiegazioni a tale fenomeno vede come protagonista il Sistema Nervoso Autonomo (SNA).

 

Il SNA, è quella parte del Sistema Nervoso Periferico responsabile delle reazioni fisiologiche che non sono sotto il controllo volontario, come sentirsi rivoltare lo stomaco, arrossire o sudare di fronte alla vista di una persona per noi particolarmente importante. Dunque, informa la corteccia cerebrale circa le funzioni viscerali, quali la pressione arteriosa, e controlla il meccanismo contrazione-rilassamento dei muscoli che formano le pareti dell’intestino, dei vasi sanguigni, la frequenza di contrazione del cuore, e così via.

 

Il SNA, nonostante operi come un sistema unitario è suddiviso in sistema ortosimpatico e parasimpatico (o vagale). Questi due sistemi, pur impiegando vie distinte dal punto di vista strutturale e funzionale, operano in parallelo, instaurando una sorta di equilibrio dinamico, fondamentale per il corretto funzionamento di tutto l’organismo: in situazioni in cui è richiesta l’attivazione, come per esempio quando siamo di fronte a situazioni di pericolo reale o percepito, l’ortosimpatico aumenta la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, costringe i vasi, e così via, preparando il nostro corpo a combattere o fuggire; l’opposto accade, invece, in situazione di rilassamento, in cui prevale il parasimpatico.

 

Il gruppo di ricerca dei coniugi Shapiro, nel 1988, ha messo in luce la presenza di un disequilibrio di tale sistema nella quasi totalità dei pazienti con TS. Tale disequilibrio consiste in una iperattivazione ortosimpatica (Shapiro et al., 1988), ossia in un’attivazione del sistema ortosimpatico maggiore rispetto ai valori generalmente registrati in persone sane con le stesse caratteristiche. All’aumentare di tale attivazione, si registra un incremento della severità dei tic. Infatti, una delle soluzioni adottate dagli neuropsichiatri per ridurre la condizione ticcosa nei pazienti TS è la prescrizione di farmaci inibitori dell’ortosimpatico, come la clonidina.

 

Seppur mediante processi differenti, gli effetti dell’esercizio fisico sul SNA potrebbero essere paragonabili a quelli degli inibitori dell’ortosimpatico, ossia promozione della sinergia tra il sistema simpatico e quello vagale, e riduzione di un’eventuale condizione di iperattivazione ortosimpatica. Questa è una delle motivazioni per cui, l’esercizio fisico, per un paziente TS, potrebbe rappresenterebbe uno strumento utile a ridurre la sintomatologia ticcosa.

 

perché l’esercizio fisico riduce i tic

 

Nel 2016, il corso di laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” ha condotto uno studio preliminare per verificare l’efficacia, sul profilo motorio e psicofisiologico, di un programma di attività psicomotorie caratterizzato da giochi di movimento ad alto impegno coordinativo e cognitivo.

 

Lo studio ha previsto un periodo di allenamento pari a tre mesi e ha visto la partecipazione di cinque soggetti con diagnosi di TS secondo i criteri del DSM-V (età media: 12.5 anni), inclusi nel progetto di ricerca internazionale EMTICS. Studiando come varia la frequenza cardiaca, tecnica molto utilizzata negli studi di psicofisiologia, è emerso che quattro casi su cinque, prima dell’inizio delle attività in palestra, presentavano un’iperattivazione ortosimpatica. Nel restante caso, invece, è stata rilevata una prevalenza parasimpatica, dato non nuovo, seppur non frequente, nella letteratura internazionale (Hawksley et al., 2015; Tanner et al., 1982).

 

A seguito del periodo di allenamento, in termini di controllo neurovegetativo della frequenza cardiaca, l’esercizio fisico cronico ha prodotto i medesimi benefici riscontrabili in soggetti a sviluppo tipico (Alderman & Olson, 2014; Luque-Casado et al., 2013; Albinet et al., 2010; Buchheit et al., 2005; Aubert et al., 2003; Boutcher et al., 1998): il quadro della regolazione neurovegetativa della frequenza cardiaca si è normalizzato, sia nei soggetti con iperattivazione ortosimpatica, sia nel soggetto con prevalenza parasimpatica.

 

perché l’esercizio fisico riduce i tic

 

Nonostante le numerose testimonianze ed evidenze scientifiche sulla relazione tra esercizio fisico e riduzione dei tic, i processi neurofisiologici alla base di tale fenomeno rimangono in parte sconosciuti in quanto ancora poco esplorati. Tuttavia, l’ipotesi che vede coinvolto il SNA sembra essere uno dei principali meccanismi alla base di tale relazione.  

 

 

Riferimenti bibliografici

  • Albinet, C. T., Boucard, G., Bouquet, C. A., & Audiffren, M. (2010). Increased heart rate variability and executive performance after aerobic training in the elderly. European Journal of Applied Physiology, 109(4), 617–624
  • Alderman, B. L., & Olson, R. L. (2014). The relation of aerobic fitness to cognitive control and heart rate variability: A neurovisceral integration study. Biological Psychology, 99(1), 26–33
  • Aubert, A. E., Seps, B., & Beckers, F. (2003). Heart rate variability in athletes. Sports Medicine, 33(12), 889–919
  • Boutcher, S. H., Nugent, F., McLaren, P. F., & Weltman, A. L. (1998). Heart period variability of trained and untrained men at rest and during mental challenge. Psychophysiology, 35(1), 16–22
  • Buchheit, M., Simon, C., Charloux, A., Doutreleau, S., Piquard, F., & Brandenberger, G. (2005). Heart rate variability and intensity of habitual physical activity in middle-aged persons. Medicine and Science in Sports and Exercise, 37(9), 1530–1534.
  • Shapiro, A. K., Shapiro, E. S., Young, J. G., & Feinberg, T. E. (1988). Gilles de la Tourette syndrome. New York: Raven Press
  • Hawksley, J., Cavanna, A., & Nagai, Y. (2015). The role of the autonomic nervous system in Tourette Syndrome. Frontiers in Neuroscience, 9, 117–117
  • Luque-Casado, A., Zabala, M., Morales, E., Mateo-March, M., & Sanabria, D. (2013). Cognitive performance and heart rate variability: The influence of fitness level. PLoS One, 8(2), e56935
  • Tanner, C. M., Goetz, C. G., & Klawans, H. L. (1982). Cholinergic mechanisms in Tourette Syndrome. Neurology, 32, 1315–131.

Antonio De Fano

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Master's degree student presso l'European Master in Health & Physical Fitness, con il sogno di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel campo delle Scienze del Movimento Umano. Lavora come educatore psicomotorio, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.

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