Perchè scegliere il dottorato?

La dott.ssa Dominga Camardella ci spiega vantaggi e svantaggi di una scelta così importante: fare il dottorato in Italia.

 

Oggi Psychondesk intervista una delle dottorande dell’Università di Bari, la bella dott.ssa Dominga Camardella, ritenuta una delle più temute assistenti del prof. Tanucci. La sua storia e i suoi consigli, però, potrebbero farvela vedere con occhi diversi.

 

Perché decidere di studiare psicologia?

 

“Io da piccolina, dalle elementari, sapevo già che volevo fare questo. Addirittura, volevo insegnare, quindi, forse, sapevo già che avrei fatto il dottorato. Alle medie sono andata poi spedita, e ho scelto il liceo delle scienze sociali. Al liceo ho avuto un’ottima preparazione, tanto che ho vissuto il mio percorso di studi senza alcun problema, in maniera molto lineare.”

 

Ha mai avuto ripensamenti?

 

“Ho avuto solo una crisi quando mi sono diplomata: avevo deciso che non volevo più fare psicologia perché avevo avuto alcuni disguidi a scuola.

Alla fine, una settimana prima della scadenza dell’iscrizione al test per psicologia, decisi di presentare la domanda. Il giorno che feci il test, tornai a casa e dissi: «Mamma, se io non passo il test per psicologia, non faccio più l’università!».

Poi, per fortuna, è andato tutto bene. Anche quando mi sono iscritta sapevo di voler fare psicologia del lavoro.”

 

Già le idee così chiare?

 

“Sì! In realtà, a me la psicologia piace tutta, però mi piace proprio la ricerca nel campo sociale, e la psicologia del lavoro era il contesto che faceva per me. E poi, è sempre stata la materia che mi piaceva di più. E già allora mi informavo, leggevo molto sul campo.”

 

E il dottorato: quando e perché arriva questa scelta?

 

“In realtà non avevo mai pensato al dottorato. Alla magistrale, io già studiavo e lavoravo, facevo già esperienze di formazione, micro e macro-progettazione e poi selezione. Avevo fatto già quelle piccole esperienze che mi hanno permesso di interfacciarmi con il mondo organizzativo, con le aziende. Poi non c’erano più progetti di lavoro destinati a me in quell’azienda, quindi ho aspettato un anno senza lavorare.

 

Ho mantenuto sempre i rapporti con la prof.ssa Manuti anche dopo la laurea: lei mi propose di presentare la mia tesi magistrale a un convegno. Lì avevo visto che era un bel mondo, che il mio lavoro di ricerca era interessante ed era apprezzato. Subito dopo, la professoressa mi propose di partecipare al concorso di dottorato. Ho partecipato, ho studiato anche velocemente, e poi l’ ho vinto.

Non ci avevo mai pensato prima di allora perché ero già orientata alla professione. Poi la vita è sempre così: ti mette di fronte tante possibilità, tante strade. Io ho scelto quella che in quel momento mi sembrava più probabile.”

 

Vantaggi  del dottorato?

 

“Io ho imparato tante cose. Rispetto alla formazione professionale, ho approfondito molto di più le mie conoscenze. Aggiornarsi sugli articoli, su come progredisce la ricerca, secondo me è fondamentale per avere una padronanza completa della propria disciplina, quindi mi ha dato molta più sicurezza rispetto a prima. Mi ha permesso di scoprirmi un po’ di più: adesso mi sento portata per insegnare nell’ambito di questa disciplina.

 

Ovviamente, è anche un percorso di auto-conoscenza. Ho affinato le mie competenze comunicative perché ho superato dei limiti personali e caratteriali: prima non avrei mai parlato davanti a un pubblico di 100 persone.

Fare un percorso di questo tipo ha stimolato delle capacità di riflessione sulla disciplina, che prima non sarei mai riuscita a fare da sola. In questo, il prof. Tanucci e la prof.ssa Manuti sono stati preziosissimi, perché mi hanno stimolata molto. E poi, un altro vantaggio è quello di poter costruire qualcosa di esclusivamente tuo”.

 

E gli svantaggi?

 

“Gli svantaggi sono veramente tanti rispetto al dottorato. Quando intraprendi questo percorso sai che dopo sarà difficile continuare. Ci sono dinamiche non sempre molto chiare. Sebbene abbia sempre fatto con molto piacere tutte le attività legate alla cattedra e di sostegno agli studenti, il nostro dottorato ti porta a dedicarti con meno tranquillità al tuo lavoro, alle pubblicazioni, perché hai tanti impegni.

Lo svantaggio più grande rimane, comunque, quello di non poter vedere dei futuri percorsi di carriera”.

 

Prospettive future?

 

“Io adesso sto già avendo una collaborazione come consulente esterno. Dopo il dottorato, una volta conclusi tutti gli adempimenti burocratici vari, la prima cosa che farò sarà mettermi a cercare lavoro nel mio campo. Poi, se dovesse venir fuori qualcosa nell’ambito della ricerca, ben venga!”

 

Com’è stato passare da essere studentessa a stare a stretto contatto con la sua docente e gli altri dottorandi?

 

“Sai che per me all’inizio è stato molto difficile? Io mi vergognavo! Le prime lezioni che ho fatto sono state alla laurea magistrale. Io l’avevo finita da un anno: è vero che avevo studiato, e quindi ero preparata per farlo, però ero imbarazzatissima.

Per quanto riguarda il rapporto con la prof.ssa Manuti, all’inizio le davo sempre del Lei. Poi lei mi disse: «Dominga, adesso siamo colleghe. È il caso che tu mi dia del Tu!».

E io ho fatto fatica il primo mese: mi sembrava stranissimo.

 

Con le dottorande è stato più facile. La dott.ssa Giancaspro e la dott.ssa De Pergola sono state molto importanti nel mio percorso, perché erano le persone che avevano ultimato poco prima di me il loro dottorato, avevano già passato tutte le fasi, mi hanno dato molti consigli. Maria Luisa mi ha seguita tantissimo sull’analisi metodologica. Anche ora, quando ho i miei momenti di crisi, mi è sempre vicina. Mi hanno aiutata tantissimo. Quando finirà il dottorato mi dispiacerà per questo perché abbiamo condiviso tante cose.”

 

Quali consigli dà agli studenti innanzitutto in quanto studenti universitari e poi a coloro che vorrebbero intraprendere il percorso di dottorato?

 

“A chi vuole intraprendere qualsiasi percorso di studi dico sempre che il lavoro dipende esclusivamente dalle proprie energie e dalla propria forza di volontà. Poi, c’è anche la perseveranza e la capacità di mettere in atto le strategie di gestione della carriera. La scelta la si deve fare perché si ha passione. Se uno sceglie quello che davvero gli piace, anche se poi dovesse andare male, non se ne potrà mai pentire. Il consiglio che dò è quello di scegliere quello che piace. Io credo che, magari con maggiore tempo e sacrifici, uno poi riesce a realizzarsi. Oggi dobbiamo proiettarci all’idea che il lavoro dobbiamo crearlo noi. Se non esiste più la carriera a tempo indeterminato, allora, forse, dobbiamo discostarci dai retaggi culturali vecchi che abbiamo rispetto alle aspettative di carriera e al lavoro.

 

Ringrazio davvero voi di Psychondesk per avermi chiesto quest’intervista. Mi ha fatto piacere condividere con voi qualcosa!”

Siamo noi di Psychondesk a essere lieti di aver conosciuto la Sua storia!

Grazie alla dott.ssa Camardella per la sua straordinaria gentilezza e per averci fatto percepire quella passione per la psicologia che ci accomuna!

 

intervista a cura di Palma Guarini

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.