Political Psychology: part 1

Scopo dei prossimi articoli è quello di dare spazio allo studio della politica da parte della psicologia. Oltre a quest’articolo introduttivo, verrà dato spazio a determinati argomenti propri della psicologia politica, quali: l’identità, la personalità, la comunicazione, i gruppi, gli studi sul terrorismo, le scelte di voto, la motivazione, l’autoefficacia, le rappresentazioni sociali.
La psicologia politica indaga come i comportamenti umani influenzano e sono influenzati dalle istituzioni politiche (Sensales, 2005). Secondo la definizione di Huddy e collaboratori (2013), la psicologia politica è un’applicazione della psicologia umana allo studio della politica; s’interessa del comportamento degli individui nei sistemi politici, in cui l’individuo non agisce nel vuoto sociale, ma il comportamento varia e risponde alle differenti istituzioni, culture politiche, norme sociali e stili di leadership. Nella prospettiva tradizionale è l’individuo al centro delle ricerche, ma solo recentemente è in sviluppo la prospettiva sociale, in relazione ad altre discipline: l’antropologia, la sociologia, la scienza politica, l’economia, la storia, le relazioni internazionali, la psicologia generale, la comunicazione e la filosofia.
Il campo d’indagine si è delineato in due periodi distinti: il primo, in cui si indagavano le tematiche psicologiche legate alla politica; il secondo periodo è concomitante al riconoscimento istituzionale degli studi accademici.
L’esordio della disciplina in Europa è parallelo alla nascita della psicologia sociale, a partire dall’interesse della psicologia delle folle, in cui il “sociale” veniva visto in maniera negativa, concomitante ai cambiamenti sociali di fine Ottocento (ivi) [per un introduzione alla psicologia sociale si veda Le “Anime” della Folla]. Ci sono stati differenti sviluppi della disciplina, in Europa, con Le Bon, pionere dei primi lavori in Francia; Wallas in Inghilterra; in Austria e Germania, abbiamo il contributo di Freud, fondatore della psicoanalisi; mentre, successivamente, è comparsa sulla scena la “Teoria critica” di Francoforte di Max Horkheimer, Adorno, Marcuse, Fromm e Habermas, in cui si uniscono diverse prospettive: quella psicoanalitica, marxista e gli orientamenti economico-politici; in Italia fondamentale è stata la pubblicazione del testo di Murchinson nel 1929, dedicato alla Psicologia del potere politico. Negli Stati Uniti sarà Floyd Allport che inaugurerà la prima cattedra di psicologia politica, ma solo nel 1924 con Harold D. Lasswell, verrà sancito l’anno di nascita della moderna psicologia politica.

Huddy, L. Sears, D, O. Levy, J, S. 2013. Political Psychology, The oxford handbook of Political psychology. Oxford University press.
Sensales. G. 2005. Rappresentazioni della politica: ricerche in psicologia sociale della politica. Milano: F. Angeli.

Fabio Antonacci

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