Presentazione: Pinealconnection

La prima volta che la parola cervello fu scritta era il 1700 a.C. Venne scritta da un ignoto chirurgo nel Papiro Chirurgico di Edwin Smith ritrovato nell’Antico Egitto.

Nel 387 a.C. Platone fu il primo a credere che la sede dei processi cognitivi fosse nel cervello. Venne smentito poi da Aristotele che spostò l’organo deputato a questi processi al cuore. Sappiamo bene quale delle due visioni della “psicofisiologia” umana ebbe la meglio. Il pensiero Aristotelico divenne la base della conoscenza per più di mille anni arginando, anche grazie all’adozione di questo pensiero
da parte della Chiesa, quasi tutti gli impulsi di ricerca che si allontanavano dalla via già tracciata, la via nota. Nonostante questo, l’interesse per quell’organo misterioso e complesso quale era il cervello non si arrestò. Gli studi sulla natura e sulla funzione del cervello prima, e sulla sua anatomia poi, si susseguirono per centinaia di anni. Nel 1646 il filosofo e matematico francese Cartesio rifiutò l’idea Platonica che la mente fosse sovrana e superiore rispetto al corpo e che lo controllasse “come un nocchiero nella barca”. La sua idea di mente e corpo è di due entità che si mescolano in modo tale da creare una simbiosi che conferisce all’anima il compito di essere sede di conoscenza e al corpo la possibilità di essere quello strumento per conoscere il mondo attraverso le sensazioni che la natura ci fornisce per conoscerlo. Perché questo meccanismo di comunicazione simbiotica fosse efficace Cartesio pensò che ci dovesse essere un punto nel quale anima e corpo potessero essere congiunte. Quel punto di contatto si trovava nel cervello, era la Ghiandola Pineale. Oggi sappiamo che le sue cellule producono melatonina che regola il ritmo circadiano di sonno-veglia reagendo alle variazioni di luminosità ambientale, tuttavia abbiamo adottato la romantica visione Cartesiana che designava una zona del cervello come punto di contatto tra anima e corpo per iniziare un dialogo che ci porterà a scoprire che il cervello è davvero l’organo e lo strumento più sorprendente e meraviglioso che la nostra evoluzione ci ha fornito.

Il cervello umano pesa dai 1.300 ai 1.500 grammi. Contiene da 10 a 100 miliardi di neuroni che tra loro sviluppano in media dalle 10.000 alle 100.000 connessioni sinaptiche. Solo alcuni di questi numeri ci dovrebbero spaventare per la profonda complessità di ciò che mi permette di gestire le conoscenze che traduco in linguaggio scritto e che vi permette di leggere e comprendere ciò che scrivo, di creare delle immagine mentali di entità astratte come possono essere 100 miliardi di neuroni, di poter comprendere e prevedere le immense possibilità in termini di azioni potenziali e produzioni mentali che l’incredibile elaboratore racchiuso nella nostra scatola cranica ci offre. In altri termini il nostro cervello ci consente anche di riflettere sulla nostra evoluzione per il fatto che la sua struttura rispecchia la sua filogenesi. Risaliamo infatti dalle zone sottocorticali deputate alle funzioni involontarie e automatiche fino alle neocorteccia dove hanno sede le funzioni più raffinate di apprendimento, linguaggio, memorie e intelligenza. Grazie a questa zona corticale che occupa circa il 90% della superficie dell’encefalo abbiamo la maggior parte delle cose per cui vale la pena vivere come il vecchio Groucho Marx, per dirne una… e Joe Di Maggio… Il secondo movimento della Sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione di Potatohead blues… , i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… Quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne… I granchi da Sam Wu… Il viso di Tracy.

Le Neuroscienze sono l’insieme degli studi che riguardano proprio il nostro sistema nervoso e rappresentano il mezzo attraverso il quale possiamo continuare a esplorarlo e comprenderlo. Si tratta di un campo affascinante, non solo per il suo oggetto di studio che non è altro che l’uomo e tutto ciò che lo rende tale, unico e sempre diverso perche multideterminato e multidirezionato, ma anche perché si tratta di un ambito di ricerca multidisciplinare che integra biologia, chimica, psicologia, sociologia, medicina, informatica, fisica e matematica in un unico corpus di conoscenze che hanno l’unico scopo di spiegare il meccanismo più misterioso, la nostra mente.

Nel tempo le Neuroscienze si sono occupate di abbattere dogmi e di segnare punti di svolta per la comprensione non solo della nostra fisiologia e biologia, ma del nostro comportamento e quindi di tutto ciò che avviene dalla possibilità di produrre un pensiero, un’idea alla sua messa in atto. Uno dei dogmi che ha caratterizzato la neurobiologia è che il cervello dei mammiferi adulti non può generare nuove cellule nervose. Questa certezza è stata incrinata vent’anni orsono con la scoperta delle cellule staminali cerebrali e la conseguente formazione di nuovi neuroni in alcune aree del cervello adulto. Questa, come altre decine di migliaia di piccole o grandi scoperte, che ogni anno vengono prodotte da numerosi studiosi provenienti da ogni angolo del mondo rappresenta sempre un punto di partenza per la nascita di nuovi quesiti, di nuovi paradigmi sperimentali per replicare, confermare o smentire scoperte precedenti in un ambiente sempre in movimento che potremmo definire plastico al pari soltanto del nostro sistema nervoso. E’ in questo ambiente vivace, stimolante e sempre caratterizzato da una parziale incertezza che si incastona la Psicologia come via di accesso e mezzo di comprensione di molti fenomeni che vengono integrati e dipinti su un affresco più ampio che tenta di raffigurare l’uomo nel modo più realistico e ragionevole possibile.

Per immergervi a pieno e avere modo di capire in che mondo state per entrare provate ad accedere alla piattaforma di ricerca PubMed (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed) e provate a digitare nella barra di ricerca la parola Brain, premete invio e guardate quanti risultati avrete modo di visualizzare. Questo è il mondo della ricerca.

Nunzio Langiulli

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