Psicologia del traffico: come valutare chi è in grado di guidare?

Come valutiamo chi deve effettuare un rinnovo della patente e chi un rinvio? È sufficiente una diagnosi per ritirare una patente? Come si decide se un anziano è in grado o meno di guidare?

psicologia del traffico

La psicologia è una materia dalle vedute molto ampie: la professione dello psicologo, pertanto, è spendibile in differenti aree professionali. Una di queste potrebbe essere la valutazione dei guidatori.

 

Il rischio alla guida non è qualcosa da sottovalutare. Molti di noi hanno più timore nel prendere un aereo che nel guidare, percepiscono il pericolo del volo (in aereo), ma guidare è una pratica così diffusa che si può ipotizzare si sia sviluppata una sorta di assuefazione alla paura che questa pratica comporta.

 

 

Quanto riteniamo pericoloso un attacco terroristico?

Come si evince dall’immagine, esistono dei pericoli che riconosciamo con più facilità, e altri meno. Il rischio di incorrere in un incidente stradale è altissimo, eppure lo percepiamo minimamente.

 

Il modo in cui guidiamo riflette alcune caratteristiche della nostra personalità: alcuni, ad esempio, preferiscono camminare più piano, altri passano il tempo a suonare e inveire contro chi, secondo loro, non rispetta le regole del codice stradale.

 

Gli aspetti personologici hanno una forte influenza sulla modalità di guida, ma anche sulla percezione del rischio; altrettanto influenti sono le turbe psichiche. Effettuare uno screening psicologico della persona in questione può essere estremamente utile per verificare l’eventuale influenza di caratteristiche individuali o patologie sull’abilità di guida.

 

 

Un tema particolarmente delicato è quello del rinnovo delle patenti di anziani, o di persone che fanno uso di sostanze psicoattive o farmaci. Come si può comprendere se le loro caratteristiche cognitive sono inficiate da tali modificazioni?

 

Un lavoro sinergico di medici e psicologi è la risposta.

I medici possono fornire una diagnosi puntuale della presenza di malattia, e lo psicologo può fornire un’attenta analisi di quanto le capacità, quali, ad esempio, la pianificazione o l’attenzione, richieste alla guida, siano state influenzate delle loro condizioni.

 

Un rischio ulteriore per i cittadini è rappresentato dalle persone che si mettono alla guida dopo aver fatto uso di sostanze alcoliche. Per questi casi, potrebbe essere utile indagare le motivazioni per cui, alcuni di noi, mettono in atto tali comportamenti: hanno forse un sé grandioso e una percezione del pericolo assente (“A me non potrà mai capitare questo, io sono bravo alla guida anche da ubriaco”)? Una valutazione psicologica può rispondere a questo quesito.

 

 

Attualmente, la presenza dello psicologo in questo campo è pressoché nulla. Tuttavia, il 7 dicembre 2016 si è tenuto, nel palazzo Chiaia-Napolitano del dipartimento di Formazione, Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, un evento che mi piace definire “simbolo”. Simbolo perché alcuni dei medici che esercitano la loro professione in questo ambito hanno dimostrato desiderio di avviare una collaborazione con la figura professionale dello psicologo con due unici obiettivi condivisi:

 

  • garantire un meritato rinnovo evitando privazioni poco utili a pazienti in grado di guidare;
  • limitare i rinnovi rischiosi che, spesso, vengono fatti per disattenzione o mancanza di strumenti di valutazione inerenti.

 

Per alcuni pazienti psichiatrici, ad esempio, il rinnovo della patente può essere fondamentale. È possibile che i farmaci da loro assunti non influiscano sulle loro abilità cognitive, ed abbiano buone capacità attentive, buone capacità inibitorie e un’alta percezione del rischio. La possibilità di guidare, per alcuni di loro, rappresenta la possibilità di essere autonomi ed è uno strumento fortemente terapeutico, perché agisce sul senso di responsabilità individuale e permette di inserirsi più facilmente nella comunità.

 

Spesso, il rinnovo della patente è veicolato da una autocertificazione compilata dal soggetto valutato, il quale potrebbe evitare di dichiarare la presenza di patologie e ottenere ugualmente un rinnovo, senza che le sue abilità alla guida vengano valutate. Questi fenomeni necessitano di essere limitati, perché implicano l’aumento del rischio di incidenti stradali, anche mortali, per tutti!

 

 

Riflettiamo su una questione esempio: chi darebbe la patente a un soggetto in riabilitazione tossicologica? Pochi, forse pochissime persone. E se vi dicessimo che alcuni dei farmaci assunti nella cura, come il metadone, non influiscono minimamente sulle capacità necessarie per la guida? È così, ed anche per queste persone, avere libertà e autonomia può avere effetti benefici sulla guarigione.

 

È di fondamentale importanza, dunque, definire quali sono i fattori individuali che possono rappresentare un pericolo e quali non lo sono sulla base di verifiche scientificamente fondate, come diagnosi mediche e psicologiche, e non più basandosi sulla semplice presenza o assenza di malattia oppure di un’autocertificazione.

 

Questi sono alcuni dei temi che sono stati discussi il 7 dicembre, durante l’evento Idoneità alla guida, aspetti medico legali, psichiatrici, psicologici e clinico forensi: tra i relatori, il professor Roberto Catanesi, Ordinario di psicopatologia forense all’Università degli studi di Bari Aldo moro; il professor Andrea Bosco, associato di Psicometria afferente al dipartimento Formazione, Psicologia, Comunicazione all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e il Dottor. Francesco Nardulli dirigente ASL in sede di Bari.

 

Vi ringraziamo per averci fatto riflettere su queste tematiche, aumentando la nostra sensibilità, e per aver aperto una strada di collaborazione e unione con il dipartimento di Medicina e Chirurgia, sperando in un futuro sempre più ricco di tali condivisioni e unioni con una professione, quella del medico, incredibilmente interconnessa alla nostra professione di psicologi.

 

Fonte: giornata di studio “Idoneità alla guida, aspetti medico legali, psichiatrici, psicologici e clinico forensi”

 

Liliana Dassisti ©

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Liliana Dassisti

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, futura studentessa in Psicologia Clinica. Appassionata dei sistemi formati da individui e della complessità che ogni persona rappresenta; forte sostenitrice dei diritti di tutti, con un grande senso di giustizia. Sogno un giorno di poter analizzare i contesti lavorativi per prevenire i comportamenti violenti, infatti, questo è stato il tema della mia Tesi di Laurea. Desidero diventare una Psicoterapeuta a tempo pieno, la scuola di pensiero per cui sono attualmente interessata è la Terapia Sistemico-Relazionale. Sono un'appassionata di libri, anche se con i ritmi universitari il tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura è notevolmente diminuito. Tra i miei autori preferiti c'è Coelho. Tra i miei libri preferiti c'è Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Pratico sci alpino da circa dieci anni, ho praticato danza classica e moderna durante l'infanzia e l'adolescenza.