Psicologia e fisioterapia: perché ripetere l’errore di Cartesio?

Per capire l’importanza del legame tra fisioterapia e psicologia, occorre acquisire un concetto fondamentale.

Il filosofo, matematico e scienziato francese Renè Descartes, noto come Cartesio, fu una delle più grandi menti del Seicento. Descartes riuscì a catalizzare letteralmente l’attenzione su di sé grazie alla famosa formula “Cogito ergo sum” (tradotto: penso e, quindi, sono), tanto da far passare inosservato ciò che, probabilmente, fu il suo più grande errore: la separazione dell’uomo in una “sostanza corporea” e una “spirituale”. Al tempo, le obiezioni non mancarono, ma vennero spazzate via dall’entusiasmo nei riguardi della sua filosofia. Solo più tardi, psicologi e scienziati riuscirono a dimostrare sperimentalmente che corpo e cervello sono legati indissolubilmente. Tuttavia, la convinzione di Cartesio raggiunse una tale notorietà che ancora oggi è considerata, in maniera impropria, un assioma.

Ogni cambiamento psicologico si ripercuote sul nostro corpo e viceversa. Si pensi agli effetti della paura o della gioia: cambiamenti cutanei, come il rossore o il pallore, sensazioni viscerali, modificazioni del battito cardiaco, e così via.

A proposito della correlazione fra corpo e mente, Damasio chiama marcatori somatici dei “contrassegni” o “etichette” riguardanti determinate esperienze passate che influiscono sulle decisioni inerenti alla realtà fisica presente con connotazioni positive o negative:

”Quando viene alla mente, sia pure a lampi, l’esito negativo connesso ad una determinata opzione di risposta, si avverte una sensazione spiacevole alla bocca dello stomaco. Dato che ciò riguarda il corpo, ho definito il fenomeno con il termine tecnico di stato somatico; e dato che esso «contrassegna» un’immagine, l’ho chiamato marcatore”.

[Damasio ne “L’errore di Cartesio”]

Ecco come diverse e distinte evidenze scientifiche abbiano superato e confutato il Dualismo Cartesiano dimostrando in maniera lampante che  ogni pensiero influenza il nostro corpo in maniera più o meno evidente! Questa linea di pensiero sembrerebbe la più logica da seguire, soprattutto quando si agisce in ambito riabilitativo; il successo o l’insuccesso di un trattamento fisioterapico, infatti, non può assolutamente prescindere dall’apporto fondamentale della psicologia. Purtroppo, però, non è sempre così semplice…

Una piena comprensione della mente umana richiede una prospettiva integrata: la mente non solo deve muovere da un “cogito” non fisico al regno dei tessuti biologici, ma deve anche essere correlata con un organismo intero, in possesso di un cervello e di un corpo integrati e in piena interazione con un ambiente fisico e sociale.

(Damasio,1995)

La fisioterapia, una delle principali professioni sanitarie coinvolte nella riabilitazione, si propone di aiutare i pazienti a prendere parte, in maniera attiva, al recupero parziale o totale delle funzioni lese, o al potenziamento delle funzioni residue.

Il compito del fisioterapista diventa più difficile se le aspettative di recupero del paziente sono nettamente inferiori a quelle del fisioterapista stesso o quando, in un quadro caratterizzato da un deficit fisico, vanno ad agire altri fattori patogeni legati alla personalità o all’umore. Per esempio, le persone che hanno una naturale predisposizione all’ansia o alla depressione, presentano una sensibilità maggiore al dolore. Di conseguenza, potrebbero avere maggiore difficoltà nell’esecuzione di determinati esercizi previsti dalla terapia fisica.

Avere una disabilità (soprattutto se grave) non colpisce l’individuo solo sul piano fisico e mentale, ma anche (e soprattutto) sul piano sociale, poiché le interazioni con le altre persone vengono drasticamente influenzate. L’individuo con una disabilità talvolta entra a far parte di un gruppo di minoranza e si deve confrontare con pregiudizi e ingiustizie.

Per altro, la disabilità viene a diventare un problema condiviso. Infatti, all’interno della famiglia del paziente cambiano abitudini e priorità in contemporanea ad altre possibili problematiche come quelle economiche o professionali. Tutte complicanze secondarie che, talvolta, diventano primarie e che lo psicologo può risolvere.

Un’azione diretta dello psicologo sul comportamento di questi individui, sul loro modo di raffrontarsi ai successi e agli insuccessi e sulla loro capacità di far fronte ai problemi che, inevitabilmente, si palesano durante la terapia, accelererebbe la guarigione, il recupero e il ripristino delle funzionalità lese e, quindi, un ritorno alla loro completa autonomia.

Lo psicologo spesso è il microcosmo del paziente. Se il paziente impara a essere assertivo con lo psicologo, sarà assertivo anche nei confronti della terapia fisica e con i propri familiari.

La scissione cartesiana permea sia la ricerca sia la pratica medica; con il risultato che le conseguenze psicologiche delle malattie del corpo in senso stretto (le cosiddette “vere” malattie) di solito vengono trascurate, e prese in considerazione, semmai, in un secondo momento. Ancora più trascurati sono i fenomeni inversi, cioè gli effetti somatici di conflitti psicologici.

(Damasio,1995)

Applicare modelli psicologici, non limitandosi al semplice “buon senso” dell’operatore sanitario di turno, diventa fondamentale per migliorare le prospettive e gli outcome funzionali.

Tuttavia, nonostante l’indiscussa importanza della sua figura nel processo riabilitativo, spesso lo psicologo non è presente nei team d’intervento.

Per quanto detto, correggere questo punto non potrebbe che giovare all’approccio riabilitativo del fisioterapista e, in generale, di tutto il team.

PENSO e quindi sono… stato di aiuto ai miei pazienti.

Bibliografia:

Antonio R. Damasio(1995), L’errore di Cartesio, Milano:Adelphi Edizioni

Gamsa A.(1994)The role of psychological factors in chronic pain. I. A half century of study. (pp 5-15),doi:  10.1186/1746-1340-13-6

Harding VR, Williams ACdeC(1995)  Extending physiotherapy skills using a psychological approach:Cognitive-behavioural managment of chronic pain.

Vicki Harding & Amanda CdeC Williams (1995) Applying Psychology toEnhance Physiotherapy Outcome, Physiotherapy Theory and Practice, 11:3, (pp 129-132), doi:10.3109/09593989509022410

Marcello Andrenucci

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