Psicologia e giustizia: lo psicologo nell’ambito del procedimento e dell’esecuzione penale

Martedì 26 aprile, presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, si è tenuto il seminario “Psicologia e Giustizia – investigazione, processo e carcere”, con lo scopo di proiettarci verso un’area di studio e applicazione sempre più emergente della psicologia, ovvero quella della psicologia giuridica.
La Psicologia Giuridica connette le scienze psicologiche al diritto: chi decide di operare in questo campo deve confrontarsi non solo con gli aspetti clinico-psicologici, ma anche con quelli giuridici.
È arduo dare una definizione esaustiva di tale disciplina, essa infatti racchiude al suo interno la psicologia criminale (studia l’autore del reato, la vittima, la situazione criminale e vittimologica), giudiziaria (studia l’imputato e gli altri attori del processo: giudici, avvocati, testimoni ecc.), legale (coordina le azioni psicologiche utili all’applicazione delle norme penali e civili), forense (si occupa dei fattori psicologici rilevanti al fine della valutazione giudiziaria), rieducativa (studia il significato, il valore, l’utilità e l’effetto sull’individuo della pena o di altro trattamento) e legislativa (contribuisce alla produzione e al miglioramento delle norme giuridiche).
Riassumendo, all’interno del panorama della giustizia, lo psicologo può essere chiamato a collaborare come esperto principalmente in tre diversi ambiti: penale, civile e minorile.
Trattarli tutti nel dettaglio sarebbe un lavoro troppo oneroso per questa occasione e al difuori delle mie capacità. A ragione di ciò il tema del seminario sarà un efficace linea giuda: investigazione, processo e carcere.
Per quanto riguarda la fase investigativa, particolarmente interessante, nonché essenziale, è la figura dello psicologo nell’ascolto del minore. L’acquisizione della denuncia e quella delle dichiarazioni nel corso dell’attività di indagine sono momenti molto delicati e la presenza di uno psicologo riduce la ricaduta traumatica dell’evento sulle vittime. Infatti la legge n. 172/2012 di ratifica della Convenzione di Lanzarote introduce, anche nel nostro Stato, l’opportunità per le vittime minori di essere assistiti in ogni fase del procedimento giudiziario dal supporto emotivo e psicologico di operatori, dalla comprovata esperienza, legittimati a operare per la cura ed il sostegno alle vittime. La dottoressa Romana Bellantuono, sostituto commissario della polizia di stato e coordinatrice della sezione minori della squadra mobile, ha più volte sottolineato quanto la presenza di uno psicologo fosse importante anche per lo stesso corpo di polizia, in quanto la loro preparazione è cruciale per mitigare lo stress derivante dal dover affrontare quelle che sono tematiche molto delicate e che hanno un certo impatto emotivo su chi le tratta (ad esempio gli abusi sessuali o i maltrattamenti in famiglia), aiutano poi a evitare errori che possono finire per inficiare l’intero processo investigativo, come nel caso in cui vengano poste al minore domande suggestive.
Per quanto riguarda invece la fase del processo penale lo psicologo vi partecipa in veste di “perito”, se nominato dal Giudice, mentre, se nominato dalla parte, l’esperto è indicato come “consulente tecnico di parte” (CTP). Allo psicologo che opera in qualità di perito viene richiesto di acquisire informazioni sulle condizioni psicologiche e sulle risorse personali, familiari, sociali e ambientali del soggetto, al fine di fornire al Giudice elementi ulteriori su cui basare la propria decisione. Ciascuna delle parti in causa, una volta nominato dal giudice un CTU, ha diritto di nominare un proprio consulente tecnico, che lo assista durante il percorso di consulenza e che valuti la correttezza metodologica dell’operato del CTU, producendo, laddove necessaria, ulteriore documentazione clinica ed elaborando osservazioni critiche da porgere all’attenzione del giudice.
In ambito peritale, lo psicologo può essere interpellato per valutare se una persona possiede un livello intellettivo e una salute mentale sufficienti per poter testimoniare, se l’atto criminale che ha commesso può essere conseguenza di una psicopatologia e/o di uno stato di temporanea o permanente incapacità di intendere e di volere (imputabilità), l’idoneità del reo di usufruire di misure alternative e potrà infine fornire elementi tecnici per aiutare il giudice a valutare l’attendibilità di una testimonianza. Uno dei problemi più frequenti che passano sotto l’osservazione dello psicologo forense è la simulazione (malingering) di sintomatologie psichiche: un imputato può intenzionalmente accusare dei sintomi psichici o fisici allo scopo di ridurre le proprie responsabilità giuridiche.
Appare chiaro, dunque, come lo psicologo possa collaborare efficacemente con altre figure professionali, qual è quella dell’avvocato. Sarebbe invero auspicabile, come ha affermato l’avvocato Elio Addante, la presenza nell’organico di ogni studio legale.
Infine, altro contesto in cui lo psicologo può spendere le proprie competenze è quello del trattamento penitenziario. Prima di tutto, però, va chiarito che il carcere ha una doppia funzione: quella afflittiva e di difesa sociale, ma anche e soprattutto una funzione rieducativa. Proprio per questo l’ordinamento penitenziario prevede che per ogni detenuto venga redatto un programma di trattamento che dovrebbe essere predisposto all’inizio della carcerazione e proseguito nel corso di essa mediante l’osservazione scientifica della personalità. Tale programma viene redatto dall’equipe di osservazione e trattamento composta dal direttore dell’istituto, l’educatore che ha preso in carico il singolo caso, dagli assistenti sociali e da altri “esperiti in scienze comportamentali” tra cui i criminologi. L’articolo 80 dell’ordinamento penitenziario recita infatti:
per lo svolgimento di attività di osservazione e di trattamento, l’amministrazione penitenziaria può avvalersi di professionisti esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia, psichiatria e criminologia clinica…
Il ricorso a tali esperti èperò facoltativo, come è possibile leggere sopra, mentre imprescindibile è la presenza per questa attività degli educatori.
Come sostiene tuttavia la dottoressa Lidia de Leonardis, direttrice della Casa Circondariale di Bari, la presenza dello psicologo sarebbe importante sia per il contributo che potrebbe apportare all’osservazione scientifica della personalità sia per la gestione intramoenia quotidiana, da sostegno agli operatori.
Quello dello psicologo giuridico è sicuramente un lavoro affascinate ma anche carico di responsabilità morale e deontologica; ne deriva una imprescindibile formazione post lauream, malgrado manchi un fondamento normativo a riguardo. Inoltre il modus operandi caratteristico dello psicologo giuridico dovrebbe essere fatto proprio da ogni psicologo operante nel servizio sanitario nazionale, in quanto anche loro potrebbero trovarsi nella situazione di dover rendere una testimonianza o redigere una relazione. In tal caso non sono possibili approssimazioni!

Miriana Biancofiore

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