Qual è il ruolo della famiglia nelle scelte dei figli?

Una fetta consistente della letteratura sull’adolescenza e sull’orientamento universitario e professionale pone attenzione ai fattori individuali: le risorse cognitive, la personalità, le esperienze infantili, gli stili di attaccamento, e così via. Il limite di tali prospettive è di considerare il processo di scelta in un “vuoto sociale”, con il rischio di non cogliere la complessità del fenomeno della collocazione in uscita dalla scuola.
Al contrario, i ragazzi sono sovraesposti a informazioni di vario genere e i contesti professionali sono percepiti in maniera sempre più precaria e instabile; inoltre, la peculiarità della condizione italiana è caratterizzata dai tagli all’istruzione pubblica, e dall’incombenza della crisi economica, fattori che rendono estremamente complesso lo studio di un fenomeno sociale dalle inevitabili ripercussioni sugli equilibri psicologici e individuali della collettività.
Le scelte sono solo apparentemente individuali: gli studenti, immersi in contesti multipli, partecipano alla vita dei gruppi, negoziano significati e co-costruiscono senso nelle interazioni sociali.

Un gruppo che gioca un ruolo chiave all’interno del processo di scelta è la famiglia. Arcidiacono, nel 2001, afferma:

“In contesti percepiti in maniera sempre più competitiva l’unico sistema di supporto è dato dalla famiglia rispetto a un sociale sempre più incerto e non sempre comprensibile e da cui i giovani sembrano ricevere una sorta di misconoscimento”.

La prospettiva della psicologia sociale della famiglia la definisce come un piccolo gruppo primario, faccia a faccia.
La famiglia, in qualità di gruppo, è un’unità dinamica e ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte interessa lo stato di tutte le altre (Lewin, 1951). Come ogni gruppo, essa presenta una struttura in cui i membri sono legati da rapporti di status e da ruoli in cui si delineano norme e valori comuni (Sherif, 1967).
Rispetto al passato, i ruoli sono negoziati molto di più: il modello statico della famiglia patriarcale ha lasciato il posto a nuove configurazioni, anche grazie all’ingresso della donna nel mondo del lavoro. La posizione ricoperta da un membro della famiglia all’interno della sua struttura ha effetti sull’autostima, sui comportamenti, sulla costruzione dell’identità personale (Moore, 1985; Sande, Ellard e Ross, 1986) e sull’agentività (Bandura, 1989).

Studiare le relazioni familiari significa, dunque, ricavare informazioni non solo sulla struttura gerarchica e sulle dinamiche d’interdipendenza tra i membri, ma anche comprendere l’impatto che il gruppo familiare ha sulle scelte del singolo.

I ricercatori si sono interrogati sulla relazione tra dinamiche familiari e processi di decision-making.
In uno studio del 1988, Blustein e Philips studiano gli effetti dell’ansia sull’esplorazione dell’ambiente e sulla presa di decisione. L’ansia di carriera, per gli autori, può essere causata dalla preoccupazione di deludere le attese dei genitori o dal possibile fallimento. Tale tipologia di ansia non costituisce un fattore di efficacia nel processo decisionale, poiché consiste in una risposta generalizzata agli stress ambientali legati al lavoro e al futuro.

Baurmind (1971), Maccoby e Martin (1983) studiano la relazione tra distribuzione del potere familiare e processi di decision-making. Gli autori confrontano due stili parentali ossia autoritario e autorevole. I genitori autorevoli mostrano affetto e interesse nei confronti delle idee dei loro figli, stimolando una ricerca autonoma verso le informazioni riguardanti il loro futuro in un campo circoscritto da regole. Al contrario, i genitori autoritari non manifestano la stessa fiducia e non facilitano una presa di decisione autonoma e adottano condotte fortemente direttive. Nelle famiglie autoritarie i genitori prendono le decisioni per i figli mentre in quelle autorevoli tendono a favorire una maturazione autonoma.

La transizione all’adultità ha subito dei grossi cambiamenti: rispetto al passato oggi ha un’estensione temporale sicuramente maggiore, un tempo dominato sia da una ricchezza di possibilità che da incertezza (Sherrod, Haggerty, Featherman, 1993). Nella difficoltà di orientarsi in un contesto così ricco di opportunità e di rischi e nel dilatarsi di questo processo di esplorazione, la famiglia si trova a dover investire una moltitudine di risorse affinché sia possibile consentire una transizione di successo.

Lo psicologo che intende operare nel settore dell’orientamento universitario non può ignorare il ruolo che la famiglia e le comunità di appartenenza rivestono nel processo di decisione.

Wolfe e Kolb, nel 1984, scrivono:

Lo sviluppo della carriera coinvolge la vita intera, non soltanto la professione. In questo senso, riguarda tutta la persona, bisogni e mancanze, capacità e potenziali, entusiasmi e ansie. Ancor più riguarda i contesti sempre mutevoli nei quali essa vive: pressioni e vincoli ambientali, legami che la uniscono a figure significative, responsabilità verso figli e genitori anziani, struttura totale delle proprie personali circostanze di vita sono altrettanti fattori da capire e di cui tener conto. La persona stessa e le circostanze, che evolvono cambiano e si dispiegano in reciproca interazione, costituiscono il punto focale e il nodo drammatico di tale sviluppo”.

Le scelte, in merito il proprio futuro, rappresentano il “dramma del quotidiano” perché si svolgono e si sviluppano giorno dopo giorno. Essendo così comuni, spesso non sono notate, velate dalla quotidianità. (Gysbers, 2001).

Lo psicologo ha dunque il compito di intervenire in maniera diretta sulla realtà sociale che si sta esplorando, nella fattispecie favorendo un lavoro di autoconoscenza, di riflessione e di sviluppo di pensiero critico nei giovani all’interno delle loro comunità d’appartenenza.

Per saperne di più:

Arcidiacono, C., Sommantico, M., & Procentese, F. (2001). Neapolitan youth’s sense of community and the problem of unemployment. Journal of community & applied social psychology, 11(6), 465-473.

Bandura, A. (1989). Human agency in social cognitive theory. American psychologist, 44(9), 1175

Baumrind, D. (1971). Current patterns of parental authority. Developmental psychology, 4(1p2), 1.

Blustein, D. L., & Phillips, S. D. (1988). Individual and contextual factors in career exploration. Journal of Vocational Behavior, 33(2), 203-216.

Gysbers, N. C., Heppner, M. J., & Johnston, J. A. (2001). L’orientamento professionale: processi, questioni e tecniche. Giunti; OS

Lewin, K. (1951). Field theory in social science: selected theoretical papers (Edited by Dorwin Cartwright.).

Maccoby, E. E., & Martin, J. A. (1983). Socialization in the context of the family: Parent-child interaction. Handbook of child psychology: formerly Carmichael’s Manual of child psychology/Paul H. Mussen, editor.

Moore Jr, J. C. (1985). Role enactment and self-identity. Status Rewards and Influence: How Expectations Organize Behavior, San Fransisco: Jossey-Bass.

Sande, G. N., Ellard, J. H., & Ross, M. (1986). Effect of arbitrarily assigned status labels on self-perceptions and social perceptions: The mere position effect. Journal of Personality and Social Psychology, 50(4), 684.

Sherif, M. (Ed.). (1967). Social interaction: Process and products. Transaction Publishers.

Sherrod, L. R., Haggerty, R. J., & Featherman, D. L. (1993). Introduction: Late adolescence and the transition to adulthood. Journal of Research on Adolescence, 3(3), 217-226.

Wolfe, D. M., & Kolb, D. A. (1984). Career development, personal growth, and experiential learning. D. Kolb, IM Rubin and JM McIntyre op. cit.

Francesca Amenduni

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Francesca Amenduni

Francesca Amenduni

Classe 92, laureanda in "Formazione e Gestione delle Risorse Umane". Gli ambiti di interesse professionale e di ricerca riguardano: identità, gruppo e comunità; informal learning; uso delle nuove tecnologie per la Gestione delle Risorse Umane. La scrittura online è lo strumento che utilizza per diffondere conoscenza specialistica e destrutturare lo stereotipo della psicologia da talk show.