Rischi dell’invecchiamento: come prevenire o rallentare il declino?

L’invecchiamento è una fase della vita che comporta, inevitabilmente, il deterioramento delle strutture del cervello e un conseguente declino del funzionamento cognitivo. L’unico strumento in grado di prevenire e rallentare tale processo sembra essere l’esercizio fisico.

 

I numeri

 

Le stime EUROSTAT mostrano che la popolazione europea al 2015 era pari a 508.5 milioni di abitanti, di cui il 18.9% con un’età pari o superiore a 65 anni. L’Italia è risultato il paese con la più alta percentuale di anziani (21.7%), seguita da Germania (21.0%) e Grecia (20.9%). Le proiezioni demografiche EUROPOP2013 mostrano un trend in continuo aumento: la popolazione anziana raggiungerà il 22% nei prossimi tre anni e il 30% nei prossimi quarant’anni. Contemporaneamente, si assisterà a un continuo aumento della speranza di vita a 65 anni: se, in media, nel 2015, un anziano sopravviveva fino a 84 anni, nel 2060 sopravviverà fino a 89 anni.

 

Tuttavia, l’aumento della speranza di vita non corrisponde necessariamente a un miglioramento della qualità della vita: si prevede, infatti, che più della metà degli anziani soffriranno di condizioni cliniche limitanti. A questo proposito, uno dei principali obiettivi dell’Unione Europea è migliorare la qualità della vita della popolazione anziana, prevenendo o riducendo i rischi relativi al fisiologico processo di invecchiamento. L’esercizio fisico cronico, ossia protratto nel tempo, sembra essere l’unico strumento in grado di raggiungere questo obiettivo.  

 

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Gli effetti dell’invecchiamento

 

Durante l’invecchiamento, si assiste a un deterioramento di numerose strutture cerebrali: le stime indicano una perdita di tessuto cerebrale e di sostanza bianca, rispettivamente, del 15% e del 25% tra i 30 e i 90 anni (Jernigan et al., 2001). Le aree maggiormente affette da tale processo sono la corteccia frontale, parietale, temporale e l’ippocampo (Erikson et al., 2011; Colcombe et al., 2003; 2006). Questo declino è contemporaneamente associato a una compromissione del funzionamento cognitivo: funzioni esecutive, l’attenzione e la capacità di processamento delle informazioni sono solo alcune delle principali capacità cognitive coinvolte.

 

Il rimedio: l’esercizio fisico

 

Tuttavia, scienziati come Colcombe, Erickson e Kramer hanno dimostrato che le regioni cerebrali più gravemente affette dal deterioramento relativo all’invecchiamento erano le stesse su cui si sono evidenziati i maggiori effetti dell’esercizio fisico aerobico (Erikson et al., 2011; Colcombe et al., 2003; 2006): aumento dei neuroni, aumento delle sinapsi, aumento dei vasi cerebrali e del flusso sanguigno, aumento della sintesi di dopamina, e così via.

 

Michel Audiffren, professore dell’Università di Poitiers e dell’Università di Roma Foro Italico, ha spiegato tale fenomeno fisiologico sviluppando la Neurotrophic Hypothesis, secondo il quale l’attività fisica prolungata determina un aumento del rilascio dei fattori neurotrofici, come il BDNF, IGF-1 e il VEGF, che innesca una serie di reazioni a cascata (Audiffren et al., 2011), dando come risultato un miglioramento della velocità con il quale le informazioni vengono processate, dell’attenzione (soprattutto quella visiva), della memoria di lavoro, del controllo inibitorio e della flessibilità cognitiva.

 

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Benefici nella vita quotidiana

 

Per un anziano, possedere una buona capacità di processamento delle informazioni e sviluppate funzioni esecutive è indispensabile: attraversare la strada, evitare le cadute e guidare, sono tutte azioni della vita quotidiana che richiedono, contemporaneamente, il coinvolgimento del funzionamento motorio e di quello cognitivo (motor-cognitive Dual Task). Infatti, queste richiedono di prestare attenzione all’ambiente esterno (es., macchine e pedoni), tenere a mente il proprio scopo (es., la meta a cui si è diretti) e produrre dei movimenti coordinati e finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo.

 

Un anziano che ha paura di attraversare la strada, che rimane in casa, terrorizzato dalla possibilità di cadere, che non può più guidare, è un anziano che ha perso la sua indipendenza e, con essa, la sua autonomia, felicità, salute e benessere. Questi sono i più grandi rischi connessi all’invecchiamento.

 

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Negli ultimi cinque anni, ricercatori dell’Università di Roma Foro Italico come Caterina Pesce e Roberta Forte, hanno condotto studi in cui hanno dimostrato la capacità, dell’esercizio fisico cronico, non solo di prevenire e rallentare l’ipotrofia cerebrale negli anziani con un successivo miglioramento del funzionamento cognitivo, ma anche di migliorare l’abilità di eseguire le motor-cognitive dual task.

 

Da una ricerca pubblicata dagli stessi autori nel 2015, è emerso che tale capacità è direttamente correlata alla qualità della vita relativa alla salute, ossia al costrutto multidimensionale che riflette la percezione che l’individuo ha circa il proprio stato di salute e l’abilità di interagire con l’ambiente in cui vive (Forte et al., 2015).      

 

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Conclusioni

 

Dunque, l’esercizio fisico sembra essere l’unico strumento in grado di migliorare, contemporaneamente, funzionalità motoria e cognitiva nell’anziano, promuovendo l’indipendenza, la conduzione di una vita migliore e una riduzione del rischio di sviluppare condizioni cliniche strettamente correlate con il processo di invecchiamento.

 

Antonio De Fano ©
Riferimenti bibliografici:

  • Audiffren, M., André, N., & Albinet, C. (2011). Effects positifs de l’exercice physique chronique sur les fonctions cognitives des seniors: bilan et perspectives. Revue de neuropshychologie, 3(4), 207-225
  • Colcombe, et al. (2003). Aerobic Fitness Reduces Brain Tissue Loss in Aging Humans Aerobic Fitness Reduces Brain Tissue Loss in Aging Humans. Journal of Gerontology, 58A(2), 176–180
  • Colcombe, et al. (2006). Aerobic Exercise Training Increases Brain Volume in Aging Humans Exercise: An Active Route to Healthy Aging Aerobic Exercise Training Increases Brain Volume in Aging Humans. Journal of Gerontology, 61A(11), 1166–1170
  • Erickson, K. I., et al. (2011). Exercise training increases size of hippocampus and improves memory. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(7), 3017-3022
  • Jernigan, T. L., et al. (2011). Effects of age on tissues and regions of the cerebrum and cerebellum. Neurobiology of Aging, 22(4), 581–594
  • Forte, R., Boreham, C. A., De Vito, G., & Pesce, C. (2015). Health and quality of life perception in older adults: the joint role of cognitive efficiency and functional mobility. International journal of environmental research and public health, 12(9), 11328-11344

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Master's degree student presso l'European Master in Health & Physical Fitness, con il sogno di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel campo delle Scienze del Movimento Umano. Lavora come educatore psicomotorio, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.

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