ROOM: fuori dalla Stanza

Room è la storia di un amore coraggioso, raccontato in modo quasi surreale. Le radici del film, tuttavia, sono inchiodate perfettamente in un’atroce e attuale realtà che spaventa, conquista e fa riflettere. È una storia ispirata ad alcuni fatti di cronaca individuati per raccontare l’avventura, la tragedia, la separazione e l’amore di una madre e un figlio.
Una trama apparentemente banale. Metà delle scene girate in una stanza. “La Stanza”, per Jack (Jacob Tremblay), bambino di cinque anni, cresciuto e protetto da sua madre Joy, in scena conosciuta con il nome di “Ma” (Brie Larson).
Jack è fantasioso, sorridente, sveglio, curioso e sognatore, riesce ad avere l’entusiasmo della scoperta, pur vivendo in condizioni al limite dell’umano. Impersona la capacità dei bambini di vedere il lato positivo in qualsiasi momento, riesce a dar vita a un mondo “perfetto” dentro quella stanza. È un bambino coraggioso, che trova nelle parole della sua Ma la spinta per rinunciare a quel mondo immaginario e fantastico in cui aveva creduto fino ad allora.
Joy ne ha avuto abbastanza di quei pochi metri quadri. Deve farsi forza. Una forza celata, a tratti, da silenzi e uno sguardo assente.
Due individui diversi, oramai inscindibili.
Jack salva Ma e Ma salva Jack: l’uno prende consapevolezza, l’altra è finalmente libera. È un climax che prende vita dai sensi, sin da subito messi in primo piano per poter diventare il focus del film, con lo scorrere del tempo: si passa da una visione parziale e limitata, alla scoperta di un mix di colori e suoni. Ma non è finita qui.
Room è crescita, scoperta, guarigione e rinascita. Una volta fuori, si deve gestire una nuova vita, consapevoli che tutto è diverso. Ma può essere nuovamente Joy, riprendere contatto con il mondo lasciato sette anni prima: un mondo cambiato, diverso, in movimento. Joy ripensa, osserva “la sua nuova vecchia casa”, riprende a vivere dopo un lungo periodo di sopravvivenza e…. crolla. La sua vita è finalmente ripartita, ma il suo è un cuore straziato, una vita negata. La tragedia, il buio, la solitudine avvertiti fino a quel momento, sono dentro di lei. “La Stanza” è in lei. Le domande che si pone sono molte e le risposte tardano ad arrivare.
L’unica vera risposta è suo figlio: grazie a lui riesce a rialzarsi, rinasce e lo fa prendendo consapevolezza del suo grande valore di madre. Joy diventa e vuole essere Ma. Rinuncia a porsi certe domande sul perché di un atto così crudele e sceglie di vivere per e con suo figlio. Non molla, proprio nel momento in cui può scegliere di farlo.
La sua è una crescita psicologica e umana, che genera empatia, lascia senza fiato, consentendo di rimanere stupiti del dove si riesca ad arrivare.
È più di un film, è un invito a riflettere ed entrare in un mondo che, molto spesso, tendiamo a tenere a distanza: è ascoltare i silenzi, riuscire a uscire da sé ed essere coinvolti in quella che è un’esperienza drammatica.
La straordinarietà del film riguarda il visibile sforzo dei protagonisti di lasciarsi coinvolgere. È una storia che scomoda, che non vorremmo vivere e da cui tendiamo sempre più di allontanarci: descrive il mondo come nessuno vorrebbe.
Jacob Tremblay lascia trapelare un profondo disagio nel cominciare a vivere nel mondo reale, che spaventa. Un disagio misto alla spontaneità di un bambino di cinque anni.
Brie Larson rende evidente e autentico il suo percorso di guarigione: sprofondare per poi rialzarsi. Sin dalla prima battuta riesce a coinvolgere e, alla fine del film, ci mostra come tutta la nostra vita sia basata su un’impalcatura interiore, di cui dobbiamo occuparci per essere realmente liberi.
Room mostra un dramma esteriore senza tralasciare il necessario passaggio attraverso una fase di guarigione interiore, prima di poter cominciare, finalmente, a vivere.
Nessuna magia, nessuna bacchetta magica. Molta fatica, molto dolore, che solo l’amore può vincere.
Antonella Vilardi

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Antonella Vilardi

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, studentessa in psicologia dei processi sociali, decisionali e comportamenti economici, cantante per passione, affascinata dalle parole, viaggiatrice accanita, con una forte propensione per le sfide difficili.