Scuola di specializzazione in psicoterapia sì o no? Una scelta importante in cui è necessario tenere conto di diversi aspetti.

Arriva il momento per chi conclude il proprio percorso universitario in psicologia di porsi questa domanda: ho già fatto 5 anni di studio, il tirocinio post lauream, l’Esame di Stato…e ora?

 

Quando si esce dall’università capita di sentirsi un po’ smarriti; tante domande iniziano a frullare nella mente in merito al proprio futuro e alla propria formazione. Tra le tante scelte che si possono compiere c’è quella di iscriversi o meno ad una scuola di specializzazione. Questa è una decisione molto personale in cui bisogna tenere conto di diversi aspetti.

 

Prima di tutto la propria motivazione. Frequentare una scuola di specializzazione non deve essere percepito come un obbligo, una prosecuzione necessaria del proprio percorso universitario, ma piuttosto come un soddisfacimento di una propria esigenza. Personalmente ho riflettuto molto in merito a questa decisione, ho chiesto molti pareri, mi sono informata. C’era chi mi diceva di aspettare perché dopo la laurea poteva essere meglio fare qualche esperienza in più per schiarirsi le idee e poter quindi fare una scelta più consapevole. C’era invece chi mi consigliava di iscrivermi subito perché il percorso è lungo e perché la specializzazione rappresenta un titolo in più. Ci saranno motivazioni che vi spingeranno in una direzione oppure in quella opposta, ci saranno momenti di indecisione. Ciò che ho trovato utile, in base alla mia esperienza, è stato riflettere sulle mie motivazioni personali. Sentivo di essere uscita dall’università con poche competenze pratiche e di avere il desiderio di sperimentarmi e di formarmi in quel senso. Inoltre durante il mio percorso di studi la mia fantasia per il futuro era quella di vedermi nel mio studio, di essere una psicoterapeuta, e quindi perché negarsi questo desiderio?

 

Ovviamente bisogna considerare anche gli aspetti pratici: l’impegno economico richiesto, quando ci si iscrive ad una scuola di specializzazione. Di sicuro non è secondario ed è da valutare in quanto, questo percorso, purtroppo è ancora piuttosto costoso. Chi è più fortunato può contare sul supporto della famiglia, altri riescono ad affiancare il lavoro e, seppur con fatica, portare avanti entrambe le cose. È importante valutare anche l’impegno in termini di tempo che frequentare una scuola di specializzazione richiede; se è compatibile con la propria vita, i propri ritmi.

 

Se al termine di queste valutazioni ci si sente ancora propensi a frequentare una scuola, ci si troverà di fronte all’immensità di possibilità e di scelte, di orientamenti, di approcci, in cui non è semplice districarsi. Bisogna dedicare il tempo necessario ad informarsi, chiedere, ascoltare esperienze dirette, fidarsi anche un po’ del proprio intuito, andare a qualche open day se previsto. Io ho trovato molto utile fidarmi delle mie sensazioni “a pelle”, di ciò che ho sentito mio e vicino al mio pensiero negli approcci con cui mi sono trovata a confrontarmi. Ho scelto per questo l’orientamento sistemico-relazionale, che fino a quel momento conoscevo davvero poco ma, dopo essermi informata, aver ascoltato chi aveva frequentato una scuola di questo approccio, essere andata a qualche open day, ho deciso di iscrivermi ad una scuola in cui era previsto un solo colloquio con il direttore. Ne sono uscita colpita e ho voluto fidarmi di quella sensazione. Non me ne sono mai pentita.

 

A seconda del tipo di scuola scelto è importante valutare anche quanto si è disposti a mettersi in gioco, alla prova, quanto si vuole portare la propria storia e i propri vissuti. Nella scuola a cui ho deciso di iscrivermi, ad esempio, viene dato ampio spazio al lavoro personale e su di sé, bisogna essere pronti e motivati a farlo. Se da un lato è un’esperienza arricchente e molto formativa sul versante personale ed umano, oltre che professionale, dall’altro richiede volontà e coraggio, voglia di rivivere la propria storia, di poterla guardare in modo diverso, di conoscersi per poter svolgere al meglio la propria professione di terapeuta.

 

Scuola di specializzazione in psicoterapia sì o no 2

 

Questa è la mia personale esperienza e i consigli che mi sarei data nel momento in cui mi sono trovata a compiere questa scelta. Oggi sono passati quattro anni da quel momento, sto frequentando l’ultimo anno della scuola di specializzazione e, se mi guardo indietro, non posso che essere felice di questa scelta. Ognuno però deve trovare la propria strada, quella che sente più utile per sé senza farsi condizionare troppo dalle aspettative e dai pareri altrui, ponderare le alternative e non aver paura di seguirne una.

 

Dott.ssa Anna Galtarossa

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Anna Galtarossa

Anna Galtarossa

Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemica in formazione. Alla continua ricerca di novità, di occasioni di condivisione e di confronto. Motivata dalla passione per la propria professione, dalla voglia di mettersi in gioco, dalla curiosità e dall’entusiasmo. Le passioni sono tante: lettura, scrittura, fotografia, viaggi, sport e non ultima quella per gli animali.