“Senza ricordi, chi siamo?” – Eternal sunshine of the spotless mind

E se un giorno, con la luce del mattino, aprissimo i nostri occhi e non ricordassimo più nulla? Se i nostri ricordi non ci appartenessero più?

È proprio quello che succede a Clementine Kruczynski e Joel Barish, protagonisti del film “Eternal Sunshine of Spotless Mind”. I due, dopo la fine della loro storia d’amore, decidono di cancellare ogni ricordo della loro relazione. È Clementine a scegliere silenziosamente, e per prima, di sottoporsi a questa procedura e, quando Joel lo scopre, fa altrettanto. Tuttavia, poco dopo aver iniziato l’intervento, Joel cambia idea, e così inizierà per lui una corsa contro il tempo per nascondere i suoi ricordi, prima che i medici di Lacuna Inc. li trovino e li rimuovano.

È forse questo il caso di dire: “Beati gli smemorati, perché avranno la meglio anche sui loro errori”?

Joel ci insegna il contrario. La possibilità di conservare i ricordi, infatti, ci permette di mantenere vive le nostre esperienze più importanti e ci consente di rispondere alla domanda “chi siamo?”; di definire, quindi, in qualche modo, la nostra identità.

Il nostro sistema di memoria risponde sia a una necessità adattiva che evolutiva, ed è organizzato in  modo complesso. Si parla, infatti, di un modello multi-magazzino.

In modo generale, possiamo dire di possedere due tipi di memorie: una a breve termine e una a lungo termine. La prima ha una capacità limitata, supporta poche informazioni; la seconda, invece, può mantenere moltissime informazioni e per un lungo periodo di tempo.

I ricordi della nostra vita, e quindi i ricordi autobiografici, si ritrovano, tuttavia, nella memoria a lungo termine, la quale è distinta a sua volta in memoria semantica ed episodica (Tulving, 1972). La memoria semantica si compone di tutte le informazioni circa i concetti, l’ambiente e il mondo che ci circonda; quella episodica mantiene a sé le esperienze più personali della nostra esistenza, ed è fortemente legata al concetto di consapevolezza; tuttavia, questi due magazzini sono tra di loro interconnessi.

È lecito chiedersi, a questo punto, come realmente si organizzano le esperienze nel nostro sistema di memoria. Esiste, di fatto, una forte relazione tra il sistema di memoria autobiografico e il sé. Infatti, le nostre conoscenze autobiografiche sono informazioni dinamiche che si organizzano secondo tre livelli: i lifetimes periods, ossia ricordi di periodi estesi, per esempio “quando andavo alla scuola elementare”; i general events, ovvero eventi generali, ma più specifici dei precedenti, per esempio “quando sono andato in vacanza in Spagna”; e, infine, gli event-specific knowledge, ricordi di episodi molto brevi e specifici (Conway e Playdell- Pierce, 2000).

Qual è la connessione tra i nostri ricordi e il sé?

È chiaro che il nostro sistema di memoria ci aiuta a creare schemi mentali delle nostre esperienze personali, guidandoci nel comportamento. Inoltre, le nostre conoscenze si organizzano sopratutto sulla base del significato che a esse attribuiamo, ma anche sulla base della loro valenza emozionale. Nella nostra memoria sono conservati sia eventi positivi che, ovviamente, eventi negativi: questi possono influire sul nostro umore, in particolare, sono quelli negativi a influenzare maggiormente il nostro stato.

È noto, inoltre, che gli individui, generalmente, sovrastimano le conseguenze che gli avventi negativi possono avere sulla loro vita. Tuttavia, se da un lato gli eventi negativi sono per noi molto salienti e hanno un forte impatto, tendiamo comunque a sovrastimare il nostro senso di felicità globale. Non è un caso: i ricordi positivi, infatti, sono più accessibili e vengono rievocati più facilmente e la loro intensità diminuisce più lentamente.

Dunque, siamo costruttori attivi di significati circa ciò che accade nella nostra vita: i nostri ricordi autobiografici vengono integrati in un sistema di conoscenze più ampio e contribuiscono alla formazione della nostra identità, organizzando le nostre esperienze in un’unità coerente. Immaginare di rimuoverli significherebbe perdere uno dei vantaggi evolutivi più importanti. Perché correre il rischio?

Elisabetta Ricciardi

 

BIBLIOGRAFIA

Conway, M. A. & Pleydell-Pearce, C. w. (2000). The Costruction of Autobiographical Memories in the Self-Memory System. Psycological Review, 107, 261-288.

Tulving, E. (1972) Episodic and semantic memory, in E. Tulving e W Donaldon (a cura di) Organisation of Memory. London: Accademy Press.

FILMOGRAFIA

Eternal sunshine of spotless mind. Diretto da Michel Gondry. 2004; USA: Focus features, 2004. Film.

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Elisabetta Ricciardi

Studentessa in psicologia clinica presso l'università degli studi di Bari, neo-laureata in Scienze e tecniche psicologiche. Interessata al teatro e alle poesie.