Settimana del cervello: la personalità e i suoi disturbi… dov’è il confine con la normalità?

Si parla spesso di disturbi di personalità e di personalità patologiche, ma altrettanto spesso se ne ha un’idea sbagliata o incompleta. Questa conferenza tenutasi in occasione della Settimana del Cervello cerca di approfondire il tema della personalità e dei suoi disturbi.

 

La Settimana del Cervello, ovvero la Brain Awareness Week, è un’iniziativa lanciata dalla Dana Alliance for Brain Initiatives, con lo scopo di concentrare l’attenzione sulle scienze del cervello e sull’importanza della ricerca in questo ambito.

 

In Italia, la Settimana del Cervello è promossa e sostenuta da Hafricah.NET, portale di divulgazione neuroscientifica che ha l’obiettivo di divulgare le nuove scoperte e i più recenti studi del settore.

 

Quest’anno, il 2017, la Settimana del Cervello si è svolta in tutta Italia dal 13 al 19 marzo, con incontri tenuti da docenti, luminari e professionisti del settore neuroscientifico e di tutte le professioni a esso collegate.

 

Il 17 marzo ho avuto la fortuna di assistere al seminario tenuto dal Professor Alessandro Zennaro, Direttore di Dipartimento e docente della Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, presso il Circolo dei Lettori di Torino. Il tema trattato era quello dei disturbi di personalità e la presentazione aveva il titolo: “La personalità e i suoi disturbi…dove è il confine con la normalità?”.

 

Parafrasando quanto trattato ampiamente dal Professore, si può affermare che quello dei disturbi di personalità sia un fenomeno che interessa circa il 10% della popolazione nell’arco della vita.
La parola personalità deriva dal termine latino persona, che significa maschera: le maschere erano impiegate nei teatri romani per amplificare la voce degli attori che le portavano e per marcare i tratti espressivi dei personaggi. La maschera era, dunque, una sorta di interfaccia tra mondo interno e mondo esterno.

 

Settimana del cervello la personalità e i suoi disturbi 1

 

L’interesse per la personalità è, infatti, molto antico: Ippocrate di Kos (460- 377 a.C) è stato il primo a indagare la personalità e l’eziologia dei fenomeni psicopatologici. L’ipotesi eziopatologica di Ippocrate si fondava sostanzialmente sul fatto che la personalità normale o sana era garantita dall’equilibrio di quattro fluidi corporei:

 

  • la bile nera, responsabile della personalità melancolica;
  • la bile gialla, responsabile della personalità collerica;
  • il fluido sanguigno, responsabile della personalità sanguigna;
  • il flemma, responsabile della personalità flemmatica, cioè riflessiva.

 

Un disequilibrio di uno di questi fluidi determinava un disturbo della personalità.

 

Attualmente, si considera, invece, la personalità come la totalità delle caratteristiche individuali e come la somma dei nostri schemi di comportamento individuali a fini prettamente adattivi. La personalità sembra, dunque, diventare un disturbo quando non è più adattiva al tempo e al luogo in cui si trova a vivere il soggetto.

 

Dopo numerosi studi, si è arrivati alla conclusione che la personalità dipenda da tre fattori principali:

 

  • fattori temperamentali;
  • fattori evolutivi ed esperienziali;
  • fattori socioculturali.

 

L’importanza dei fattori socioculturali, ad esempio, è riscontrabile nell’analisi delle forme psicopatologiche, che variano da cultura a cultura. I timori e le psicopatologie che alcune popolazioni sviluppano, sono tipiche di quegli specifici individui, in quella specifica zona del mondo. In Indonesia, per fare un esempio, la forma psicopatologica molto diffusa è quella che viene chiamata Latah, la sindrome di tipo psiconevrotico, caratterizzata da crisi improvvise in cui l’ilarità assume il controllo della situazione, tanto che gli individui che ne sono affetti si mettono a ridere fino ad arrivare, in casi estremi, allo svenimento. In Occidente, gli stessi identici sintomi sarebbero classificati, invece, come Isteria.

 

In Occidente, per lo studio dei disturbi di personalità, si fa riferimento al DSM- 5, cioè il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (American Psychiatric Association, 2013). Secondo questo manuale diagnostico, i disturbi di personalità sono suddivisibili in tre cluster, o classi, e ognuno di essi ha caratteristiche specifiche:

 

Cluster A:

 

  • personalità paranoide, caratterizzata da distacco, sospettosità e reticenza, con scatti di rabbia e vissuti di sospettosità, gelosia e bisogno di ipercontrollo;
  • personalità schizoide, marcata da un forte evitamento dei contatti sociali e da un carattere rigido, freddo, distaccato e molto riservato;
  • personalità schizotipica, caratterizzata dall’immaginazione, da parte dell’individuo, di essere amato o disprezzato senza che ciò avvenga effettivamente nella realtà. Ciò denota un’affettività inappropriata, spesso caratterizzata da distacco e ostilità.

 

Cluster B:

 

  • personalità antisociale, in cui gli individui violano regolarmente le norme sociali, le regole o le leggi e provano rabbia e impulsività dimostrando la grande astuzia nel perseguire i propri fini;
  • personalità borderline, caratterizzata da cambiamenti rapidi di valori e mete interpersonali e da ambivalenza nelle relazioni. Il vissuto emotivo è segnato da una forte labilità affettiva e da un umore altamente instabile;
  • personalità istrionica, in cui gli individui si mostrano estremamente seduttivi e presentano un’emotività eccessiva e per lo più non autentica. Essi si mostrano fortemente eccitati nelle relazioni che considerano positive e provano disforia per quelle che reputano negative;
  • personalità narcisistica, marcata da un comportamento egocentrico e dal bisogno di ricevere ammirazione senza dare nulla in cambio. Gli individui sperimentano instabilità emotiva, senso di grandiosità e un sentimento del sé vacillante.

 

Cluster C:

 

  • personalità evitante, caratterizzata da fuga ed evitamento sociale, per paure di avere rapporti personali troppo intimi. I soggetti si mostrano ansiosi e estremamente inibiti nel rapporto con gli altri;
  • personalità dipendente, in cui gli individui non sopportano di stare da soli al punto da diventare estremamente accondiscendenti nei confronti degli altri per tenerli il più possibile stretti a sé;
  • personalità ossessivo- compulsiva, segnata da rigidità, rabbia se vengono infrante le regole stabilite dall’individuo, senso di minaccia verso l’incertezza e vissuti di grande ansia emotiva.

 

La classificazione stabilita dal DSM è molto rigida e cerca di fornire delle linee guida per definire il quadro psicopatologico di un individuo in base ai sintomi che manifesta. Per quanto riguarda i disturbi di personalità, però, come abbiamo detto, la definizione e l’interpretazione del disturbo stesso dipendono dal contesto culturale e sociale in cui il soggetto è inserito. Manifestazioni emotive del tutto normali in una zona del mondo possono essere considerate patologiche in un’altra e viceversa.

 

Il confine tra normalità e patologia, dunque, sembra essere solo in parte spiegabile da criteri oggettivi e scientifici, senz’altro estremamente utili per curare e aiutare individui realmente sofferenti. Bisogna, però, sempre e comunque tenere presente la persona che si ha davanti nella sua individualità, sapendo che si porta dietro un bagaglio esperienziale unico, determinato da ciò che ha vissuto e provato e da ciò che ha fatto. Bisogna, insomma, non dimenticarsi mai che ogni persona è unica e irripetibile e che un evento che per un soggetto può essere normale o di poca importanza, potrebbe essere l’origine di un disturbo psicopatologico ben più grande in un’altra persona, solo perchè ognuno vive e sperimenta le cose a modo suo.

 

Marta Frigerio Ⓒ

 

Bibliografia:

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
  • Fassino, S., Abbate Daga, G., Leombruni, P., 2012, Manuale di psichiatria biopsicosociale, Milano, Edi.Ermes.

 

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Marta Frigerio

Marta Frigerio

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze del Corpo e della Mente presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionata di neuroscienze e neuropsicologia. Affascinata dai disturbi dissociativi della personalità e di personalità multiple nella speranza di trovare una teoria valida per giustificare il suo costante parlarsi da sola e darsi pacche di incoraggiamento sulla spalla. Amante dell'arte, dei film e dei libri, costantemente in cerca di angoli del mondo nascosti e estremamente empatica, talvolta incompresa.