“Si può guarire dall’omosessualità?”

È una di quelle domande con cui tutti abbiamo avuto a che fare, almeno una volta nella vita. Le risposte sono varie, riassumendole vanno da: “No, perchè non è malattia”, “Non è colpa loro, è la natura che li ha fatti cosi” a “Certo che si! Esistono delle tecniche che possono farlo”.

 

Il fine di questo articolo non è criticare le risposte, piuttosto analizzare la domanda alla base della discussione. “Si può guarire dall’omossesualità?” può essere scomposta in: “può” a cui viene data una dimensione di potere, di scelta nei confronti dell’omosessualità e quindi nella sessualità in generale, il che è rigettato dalla maggior parte della comunità scientifica; e “guarire”, alla quale è legata una dimensione patologica, un problema da risolvere.

 

Per continuare l’analisi delle conseguenze sottese a questa domanda, mi avvarrò di alcuni “luoghi comuni” emersi durante lo svolgimento di una discussione incentrata su questo argomento.

 

“Per me è un disturbo! ”

 

Cosa è un disturbo? o meglio, come facciamo a definirlo tale? Il dizionario lo definisce: “Intralcio al normale svolgimento di qlco.; turbamento di un ordine, di una condizione di quiete”. In questa definizione vi è un intrinseca accezione negativa, legata alle conseguenze negative di patologie mediche/psicologiche riferite a “se” o agli “altri”.

 

Quindi, ad esempio, un persona alla qualle  è stata diagnosticata schizofrenia, se non adeguatamente compensata farmacologicamente e psicologicamente, potrebbe diventare un pericolo, appunto, per “se” e per gli “altri”.

 

La domanda ora è: un LGBTQ (lesbica, gay, bisex, trans, queer) in quale modo potrebbe essere pericoloso? Quali sarebbero le conseguenze negative del suo orientamento sessuale? Quali aspetti negativi ci sono nel dar loro la possibilità di essere riconosciuti dalla legge, attraverso il matrimonio, e di conseguenza avere tutti i diritti che spetterebbero ad una coppia etero?

 

“Esistono gay dalla nascita che si mostrano di più rispetto a gay traumatizzati che si mostrano di meno”

 

Per le cause, invece, dobbiamo cercarle all’interno dello sviluppo di identità di genere, il quale non è ancora ben chiaro. Mi spiego meglio: ha indubbiamente una fortissima base biologica, ci sono molteplici ricerche
a favore di questa tesi: da alcuni studi su coppie di gemelli separati alla nascita nel quale almeno uno dei due ha sviluppato un orientamento omosessuale, è stata trovata una maggiore correlazione nella riproposizione di tale orientamento anche nell’altro [1]. Attualmente, trattandosi di “maggiore correlazione” e non “correlazione totale/spiegazione certa”, non vi è accordo da parte della comunità scientifica sui processi alla base dell’intero sviluppo sessuale di un individuo.

 

L’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità ) ha definito l’omosessualità come: “Una variante naturale del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale tra individui dello stesso sesso”. Quindi non è necessariamente legata alla sfera sessuale, non è curiosità/voglia derivante da una perversa devianza sessuale, c’è una sfera sentimentale che non sempre viene compresa da coloro che vanno contro le coppie LGBTQ.

 

Non vi è assolutamente correlazione tra atteggiamenti effeminati, preferenza di tipologie di giocattoli o preferenze di compagni e l’orientamento sessuale. Quindi non c’è differenza tra coloro che ostentano il proprio essere, omosessuali o etero, e l’effettiva identità sessuale personale.

 

“Tecniche riparative”

 

Le varie tecniche proposte da alcune associazioni religiose o laiche, sono basate sulla errata concezione dell’omosessualità come sviluppo psico-sessuale non corretto. Oltre a campeggi, corsi intensivi, terapie farmacologiche e quant’ altro, esiste una applicazione per Android e IOS denominata Set the Captives Free, che è in diretta connessione con una associazione americana, specializzata in “guarigione da malattie spirituali” .

 

Riporto parte di ciò che si legge nei dettagli della suddetta app, tradotti in italiano: “Nel novembre del 2002, Pastor Karen uscì sulla fede come Dio benedetto CSTP con 33.000 sq. Ft. Stabilimento, situato in Woodlawn, Maryland. CSTP è noto come un centro per la guarigione e un incubatore per scoprire e destini di nascita”.

 

Le varie tecniche riparative sono assolutamente respinte dalla maggior parte della comunità scientifica, anzi, la posizione mantenuta è che qualsiasi intervento che vada a cercar di modificare l’identità sessuale di una persona non solo è destinato a fallire,
ma è deleterio per la persona in sè e per chi lo circonda[2].

 

Concludendo, è stato molto interessante analizzare e destrutturare i vari luoghi comuni emersi durante la discussione. Talvolta, per provocare cambiamento di alcuni atteggiamenti, non è sufficiente trovare risposte giuste, piuttosto concentrarsi sulle giuste domande. Alla luce delle mie argomentazioni, vi ripropongo la domanda iniziale leggermente modificata: “Si può guarire dall’eterosessualità?”

 

Antonello Luisi

 

Bibliografia:

1. Bailey JM, Dunne MP,
Martin NG, Genetic and environmental influences on sexual
orientation and its correlates in an Australian twin sample in J Pers Soc Psychol, vol. 78,
nº 3, marzo 2000, pp. 524–36

2. Rigliano Paolo; Ciliberto
Jimmy; Ferrari Federico, Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa
dell’omosessualità, Cortina Raffaello, 2012. Paolo Rigliano, Le
terapie riparative tra presunzioni curative e persecuzione, in Paolo
Rigliano, Margherita Graglia (a cura di), pp.
143-207, 2006.

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Antonello Luisi

Un Perito Meccatronico laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche. Perennemente distribuito lungo un continuum che va da sistemi operativi a carta stampata, da armonia musicale a modem di 56k, da Alan Turing a Bear Grylls, insomma: un "tecnico" amante della "teoria".