SLA ed esercizio fisico: si o no?

L’Internationl Alliance of Als, federazione che racchiude le associazioni che si occupano di SLA nel mondo, il 21 giugno di ogni anno, a partire dal 1997, celebra la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno: è il solstizio d’estate.
Quale giorno migliore per RINNOVARE LA SPERANZA di una svolta nella ricerca scientifica di questa malattia, se non quello in cui il sole si ferma nel punto più distante dall’equatore e si prepara a ripartire per un nuovo ciclo?(!)
Centoquarantadue anni non sono bastati per chiarire le cause, le terapie e le cure della malattia di Charcot. Infatti, la SLA può essere definita come:

una malattia cronica del sistema nervoso centrale di causa ancora sconosciuta, caratterizzata dalla morte progressiva dei neuroni. In particolare, le cellule nervose colpite sono i motoneuroni superiori e inferiori della corteccia motoria primaria, del tronco encefalico e del midollo spinale. Ecco perché viene anche detta malattia dei motoneuroni.

Ogni anno colpisce 2 persone ogni 100.000 abitanti e nel 25% dei casi si presenta nella sua forma bulbare, in cui i primi bersagli sono labbra, lingua e gola. Questa è la forma più grave.
Nel restante 75% dei casi, invece, ha un’insorgenza midollare e colpisce i muscoli di gambe, braccia e tronco.
La classe d’età maggiormente colpita è quella che va dai 60 agli 80 anni, e le diagnosi sono più frequenti negli uomini rispetto alle donne.
I pazienti affetti da SLA presentano, inizialmente, brevi contrazioni muscolari spastiche e crampi. Questi sintomi, sopratutto in età adulta e anziana, vengono spesso ignorati in quanto considerati fisiologicamente nella norma.
Successivamente si ha perdita di massa muscolare, debolezza, facile affaticabilità e grave rigidità muscolare.
Pian piano ogni muscolo del corpo-macchina smette di funzionare, fino a quando non arriva il momento dei muscoli respiratori, che determinano un deficit della funzione respiratoria.
A questo punto, ad uno studente di scienze del movimento umano con la passione per la psicologia, sorge spontanea la seguente domanda: “in che modo un programma di allenamento mirato ad un miglioramento della flessibilità e della forza muscolare influenzerebbe il decorso della malattia e il benessere psicofisico del paziente SLA?
Per molti anni si è creduto che l’allenamento fisico potesse accelerare i processi di degenerazione negli individui affetti da patologie neuromuscolari a causa di un aumento della debolezza.
Alcuni ricercatori hanno addirittura ipotizzato che un allenamento ad alta intensità, protratto per tanto tempo, potesse incrementare il rischio di incorrere nella malattia dei motoneuroni.
Questa teoria è giustificata dal fatto che, nella SLA, i sistemi di regolazione e controllo degli effetti neurotossici indotti dall’esercizio fisico (p.e.: produzione di radicali liberi e stimolazione della produzione di glutammato) non funzionano come dovrebbero e questo esporrebbe il soggetto alla possibilità di subire danni cellulari anche rilevanti.
Tuttavia, questa ipotesi rimane in gran parte da valutare.
Di un’altra opinione sono i numerosi studiosi che hanno dato risalto al ruolo potenzialmente fondamentale dell’esercizio fisico nel trattamento terapeutico della SLA.
Da una breve revisione della letteratura scientifica è emerso, per esempio, che un allenamento della forza, specie se iniziato tempestivamente, rallenta i processi di deterioramento muscolare, stanchezza e debolezza per via di un aumento del numero delle fibre muscolari e delle unità motorie.
Sotto l’aspetto psicologico, questi risultati potrebbero tradursi in un miglioramento della qualità della vita derivante dalla maggiore autonomia e dalla possibilità di dedicarsi maggiormente alle attività quotidiane, dal lavoro alle attività ludico-ricreative.
Un altro esempio di attività fisica consigliata per i pazienti SLA è lo Yoga e le altre tecniche di rilassamento e allungamento muscolare connesse: da alcuni dati è emerso che un allenamento della flessibilità riduce lo sviluppo di contratture con una conseguente riduzione del dolore in differenti patologie neuromuscolari.
Uno studio condotto su pazienti SLA ha, inoltre, rilevato che un allenamento incentrato sullo stretching è in grado di ridurre i crampi che, spesso, sono causa di cadute.
Dunque, abbiamo da un lato la teoria della neurotossicità dell’esercizio fisico e dall’altra la teoria dell’azione protettiva dello stesso. Ad oggi non sappiamo ancora se l’esercizio fisico rappresenta un fattore di rischio o di protezione per l’insorgenza di questa malattia.
Ma se queste due ipotesi non si escludessero a vicenda? Se fossero corrette entrambe?
Se gli effetti cambiassero a seconda della tipologia di esercizio fisico scelto e ci fosse un allenamento che inglobasse solo gli effetti positivi?
Accumulare simili conoscenze pratico – scientifiche, oltre essere indispensabile per la comprensione della cura e per il miglioramento delle terapie, è fondamentale per la salute e il benessere psicofisico dell’individuo in quanto tale.
Con queste domande di ricerca, Psychondesk spera di aver contribuito ad alimentare la curiosità intellettuale verso la malattia che diventò nota dopo aver colpito uno dei più grandi sportivi mondiali della Major League: Henry Louis “Lou” Gehrig.
Un pensiero va a lui, al Prof. S. Hawking e a tutte le persone che, nonostante le mille difficoltà derivanti da questa condizione clinica,  combattono ogni giorno, con tutte le forze, accompagnati dai propri cari.

La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo.
Ogni giorno che c’è, c’è.
E il passato va lasciato a qualcun altro

[Ezio Bosso]

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Antonio De Fano

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Master's degree student presso l'European Master in Health & Physical Fitness, con il sogno di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel campo delle Scienze del Movimento Umano. Lavora come educatore psicomotorio, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.