Una società capovolta: amore e famiglia secondo i Moso

Si provi a pensare ai valori sui quali è fondata la società occidentale contemporanea. Si provi a riflettere su tutto ciò che gli esponenti di una società occidentale conoscono e ritengono “giusto” o “sbagliato” riguardo i concetti di amore, relazione, matrimonio, famiglia. Partendo dalle basi: la società occidentale è strutturalmente composta da un nucleo fondamentale, quello della famiglia (prevalentemente di tipo monogamo e nucleare), che viene ufficializzata e legittimata per mezzo del matrimonio. Citando l’articolo 29, comma 1 della costituzione italiana:

 

la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” .

 

Rileggendo attentamente la frase ci si rende conto di una contraddizione alquanto evidente: come può una famiglia intesa come concetto naturale, spontaneo, prestatuale, basarsi su un’istituzione giuridica artificiale come il matrimonio? Vorrebbe forse dire che l’una non può esistere senza l’altro? E anche se si escludesse il matrimonio, che resta un’ipotesi e non la regola ed è finalizzato a legittimare giuridicamente il nucleo famigliare, sembra evidente che il pensiero comune radicato nella cultura occidentale porti a considerare la famiglia coniugale o nucleare, un’istituzione universale.

 

In altre parole, si è abituati a pensare che una famiglia composta da padre, madre e figli sia un requisito universale e fondamentale senza la quale nessuna società civilizzata, evoluta e contemporanea, potrebbe esistere. Perfino importanti antropologi hanno sostenuto questa tesi e, di conseguenza, le popolazioni occidentali sono abituate a pensarlo, come loro, banalmente, poiché figlie del proprio spazio-tempo. Quindi, ciò su cui si vuole focalizzare l’attenzione è che questo tipo di famiglia (e tutti i valori e le consuetudini che da essa derivano) è un concetto storicamente determinato e radicato nella cultura occidentale, ma non rappresenta l’unica opzione possibile, e sarebbe sbagliato pensare che sia il risultato di un’espressione diretta della natura umana

 

Per comprendere meglio e a pieno di cosa si sta parlando è necessario spostarsi a Sud-Ovest della Cina, ai confini con il Tibet e prepararsi a incontrare i Moso: una civiltà millenaria, reale, viva e contemporanea, nella quale i valori su cui si fonda la realtà sociale occidentale sono rovesciati e spesso sconosciuti.

 

Organizzazione socio-familiare

 

I Moso rappresentano una minoranza etnica cinese e, tra le loro numerose particolarità, c’è quella di essere una società matriarcale o matrilineare. Questo significa che all’interno di una famiglia è la donna ad amministrare i beni, trasmettere il nome ai discendenti e gestire l’economia familiare. Più precisamente è la dabu a occuparsene, la matriarca scelta per i suoi meriti e le sue qualità dai membri della famiglia. Il nucleo familiare dei Moso è molto diverso da quello occidentale. L’idea di coppia che convive o di matrimonio è estranea alla loro cultura e, fatta eccezione per casi isolati, risulta inutile. La maggior parte dei Moso vive raggruppata in famiglie estese di tre o quattro generazioni, i cui componenti sono tutti consanguinei discendenti dal ramo materno.

 

Quindi la dabu vive con i suoi figli, sua madre, le sue sorelle, i loro figli e così via. Tutti insieme collaborano alla crescita dei bambini e si aiutano a vicenda. Per i Moso è impensabile che una coppia possa occuparsi da sola di tutto ciò che è necessario a mandare avanti una famiglia. Dato che solo i consanguinei di discendenza materna convivono, i padri biologici vivono nella propria casa materna e hanno responsabilità paterne solo nei confronti dei figli delle proprie sorelle. Nulla vieta loro di occuparsi dei propri figli biologici, ma semplicemente non ce n’è bisogno, perché questi ultimi vengono a loro volta allevati e seguiti dalle diverse figure genitoriali paterne e materne con le quali convivono. Per questa stessa ragione, non esiste il concetto di orfanità, né il concetto di figlio illegittimo, poiché le donne Moso hanno normalmente figli con uomini diversi nel corso della propria vita.

 

Relazione uomo-donna

 

La libertà sessuale, che nella società occidentale è sempre stata considerata fonte di disordine e sconvolgimento degli equilibri familiari e sociali, è un valore fondamentale per i Moso. Questa libertà non va assolutamente confusa con la promiscuità: i Moso vivono la propria sessualità in maniera estremamente discreta e parlarne apertamente li imbarazza, perché ritengono che sia un argomento personale. Tutti aspirano al grande amore, che è ritenuto un sentimento totalmente disinteressato, scisso dalla gelosia e dal possesso. La donna non fa mai della propria relazione con l’uomo la ragione della sua vita: gli innamorati non si appartengono e il concetto di possesso dell’altro non esiste. L’amore è un sentimento importante, ma più importante per i Moso è quello legato ai valori familiari.

 

È da questa concezione che deriva il loro particolare assetto familiare: i Moso non mescolano mai la vita amorosa o l’amore romantico con gli affari familiari. Un’istituzione come la famiglia, che ha bisogno di certezza per perdurare, non può essere basata su un sentimento come l’amore, che per quanto intenso, può venir meno. Quindi, non essendo la coppia un tassello base fondamentale con il quale costruire una famiglia (come avviene in occidente), gli uomini e le donne Moso intessono relazioni fondate esclusivamente sul sentimento d’amore e sul desiderio sessuale, senza sentirsi costretti o “ingabbiati” in un rapporto da doveri sociali/morali. Intessono relazioni che possono o meno essere esclusive e vincolanti e che difficilmente sfociano nella convivenza.

 

Riflessioni

 

Tra le numerose informazioni recepite studiando questa affascinante civiltà, emerge che la gelosia, da sempre erroneamente associata alla natura umana e al sentimento d’amore, è in realtà un fatto squisitamente culturale, una sovrastruttura sociale. Con la loro tolleranza e la libertà dalle norme sociali tipiche dell’occidente, i Moso sfatano totalmente e senza alcun dubbio il mito della “famiglia tradizionale” come unica famiglia “giusta” “naturale” “possibile”. Insegnano e dimostrano come sia possibile l’esistenza di società in cui alcuni tra i problemi più frequenti legati all’assetto familiare occidentale (repressione sessuale, angoscia della trasgressione della morale predominante e colpevolizzazione della felicità) sono pressoché inesistenti. Quello che i Moso praticano da duemila anni, nella società occidentale è pura utopia.

 

Bibliografia:

  • Freeman, R. F., 2010,     Benvenuti nel paese delle donne, Roma, XL edizioni.        
  • Cavalli, A., Albano R., Sciarrone, R., 2004, Capire la società, Torino, Loescher.

 

Paola De Frenza

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Paola De Frenza

Paola De Frenza

Laureanda in comunicazione linguistica e interculturale all'università di Bari. Dominata dal bisogno di conoscere e comprendere. Empatica e sognatrice per natura, votata a liberare (e liberarsi) dalle sovrastrutture e dai pregiudizi, per scoprire cosa c'è "dentro", cosa c'è "dietro".

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