I sogni son -sempre- desideri?

I sogni che tutti facciamo celano desideri e sentimenti nascosti, o sono solo attività cerebrali incontrollate? E se questi sogni, per varie ragioni, si trasformassero in “incubi”? Cosa sono le “paralisi del sonno”? Partiamo alla scoperta di un’attività tipica della nostra vita, tuttavia poco conosciuta come il sonno.

 

 

Tutti noi andiamo a dormire alla fine di ogni giornata. Come la fame, la sete e il sesso, il sonno è uno dei bisogni basilari della vita umana, e non solo (Maslow, 1950).

 

Il sonno è sempre accompagnato dal sogno, attività cerebrale apparentemente inconcludente.

Ma a cosa serve sognare?

 

Nei tempi antichi, i sogni rappresentavano i messaggi degli Dei, profezie o collegamenti con mondi paralleli.

 

Freud (1899) con il suo libro più conosciuto dal pubblico, “L’interpretazione dei sogni” inizia a concepire i sogni come messaggi sì, ma del nostro stesso inconscio, istanza che nel corso del tempo verrà rappresentata da Freud stesso col termine “Es”.

 

“I sogni racchiudono in un guscio di noce la psicologia delle nevrosi” (Freud in Jones, 1962) diceva, e in questo senso egli leggeva i sogni: essi erano dei desideri, delle istanze psichiche che trovavano sfogo nel sogno, poiché non venivano censurate dal Super-Io, che assieme ad Es ed Io formavano la persona.

 

I sogni possono racchiudere significati nascosti; a volte, essi sono la rappresentazione di alcuni desideri, altre sono semplicemente delle associazioni.

 

In molti casi, agli psicologi viene chiesto di “analizzare” i sogni di amici e parenti, ma a parte il lato goliardico della cosa, in un percorso terapeutico anche il linguaggio onirico può essere importante per completare un quadro di disagio, e operare su di esso.

 

Ad oggi, i sogni sono stati studiati anche in chiave neurobiologica, e non più solo come espressione di contenuti inconsci.

 

Sappiamo che il sonno in generale ha diverse funzioni, tra cui il mantenimento dell’omeostasi e dell’equilibrio fisico, e il rafforzamento della memoria -allo stato attuale delle ricerche, perlomeno, le teorie suggeriscono queste funzioni-.

 

Una delle teorie che tentano di spiegare il ruolo e la funzione del sonno e dei sogni propone l’idea che ogni notte il nostro corpo attui delle specifiche azioni per permetterci di dormire e rafforzare le tracce mnestiche ritenute maggiormente importanti, eliminando quelle minoritarie. Questa attività è chiamata “pruning”: detto in maniera molto semplice, l’eliminazione di spine dendritiche o il rafforzamento di esse permette di creare delle connessioni cerebrali utili, o di perderne altre non necessarie (Boyce et al., 2016).

 

Per farlo, il cervello deve mettere “a riposo” anche i nostri muscoli e i nostri sensi: infatti, se rimanessimo attivi come da svegli, potremmo farci del male compiendo movimenti involontari nel sonno, o sentire profumi, suoni e sapori che non ci permetterebbero di riposare, appunto.

 

Il sonno convenzionalmente presenta diverse fasi, ma nella nostra trattazione per comodità distinguiamo due fasi principali che si alternano più volte in una notte: fase REM e fase NREM, dove con REM intendiamo “Rapid Eye Movement”, e con NREM “Not Rapid Eye Movement”. Sogniamo durante tutta la notte, ma è più probabile rievocare i sogni e le associazioni avvenute durante la fase REM.

 

Come abbiamo già espresso, i sogni possono essere di varia natura. Possono essere espressioni di pensieri e sentimenti, associazioni, ma a volte anche racchiudere un agito inquietante e strano. Tutti noi conosciamo i cosiddetti “incubi”, brutti sogni che possono farci prendere un forte spavento, ma ci sono dei disturbi che possono provocare vera angoscia.

 

Capita, in alcune occasioni, un “cortocircuito” per cui si rimane nella fase REM pur essendo “svegli”: talvolta al passaggio dalla fase REM alla veglia è possibile che i nostri muscoli siano ancora “paralizzati”, mentre il lavoro onirico continua il suo percorso. Ciò comporta vedere e sentire cose che in realtà non esistono -le cosiddette illusioni ipnagogiche– e non poterle controllare o reagire, rimanendo immobili di fronte a qualunque cosa ci si presenti davanti. Questa particolare condizione viene definita paralisi del sonno, e molti di noi l’hanno sperimentata almeno una volta nella propria vita.

 

I sogni son -sempre- desideri 2

 

Avere a che fare con una paralisi del sonno, soprattutto nei casi in cui non si conosce nulla di questo disturbo, provoca angoscia, terrore e ansia generale. Si ha paura a volte anche di tornare a dormire la notte successiva, a causa dell’esperienza fin troppo vivida.

 

I sintomi classici sono: incapacità di muoversi, peso sullo sterno, allucinazioni visive e uditive, e talvolta anche fisiche, di suoni e forme indistinti e terrificanti. L’esperienza dura

 

qualche minuto, tuttavia al soggetto che la sta sperimentando sembra che il tempo non passi mai. Le cause possono essere diverse, come cattive abitudini alimentari, sonno alterato o stati di ansia generale durante la veglia.

 

Anche questi episodi non sono nuovi alla cultura popolare: sono famose in questo senso le pandafeche, oppure come viene riportato da Polidoro:

Veniamo ora a quelle esperienze terrorizzanti che possono verificarsi di notte e tradursi nella sensazione che degli intrusi – se non addirittura degli alieni – siano entrati in casa. Si tratta di un’esperienza registrata nel corso della storia dalle culture più diverse: i babilonesi chiamavano questa terrorizzante intrusione “Lilitu”, demone del vento, che seduceva gli uomini di notte. Gli ebrei la chiamavano “Lilith”. Nel medioevo era nota come “Lamia” e nell’antica Germania come “mare”, la vecchia e orribile donna che sedeva sul petto del dormiente e produceva brutti sogni. Questa figura assumeva anche caratteristiche maschili presso molte culture e prendeva il nome latino di incubus: incubo. Nel Salmo 91 si trova una definizione che calza a pennello: “terrore notturno” (Siegel, 1992).”

 

Se vi accade e cercate aiuto, sappiate che non c’è nulla di cui preoccuparvi: rivolgetevi a specialisti competenti (medici, psicologi, equipe, centri del sonno) che sapranno aiutarvi a gestire gli episodi di paralisi e viverli con maggiore serenità.

 

Bibliografia

  • Lavie, P. (1999). Il meraviglioso mondo del sonno. Viaggio alla riscoperta dei segreti che abitano le nostre notti. Torino: Einaudi.
  • Natale, V. (2009). I ritmi della mente. Introduzione alla cronopsicologia. Roma: Il Pensiero Scientifico.

 

Sitografia

 

© Giada Sciumè

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Giada Sciumè

Giada Sciumè

Sono una Psicologa, laureata in Psicologia Clinica, Applicata e della Salute, vicina all'inizio dell'Esame di Stato e con uno studio di tipo psico-criminologico alle spalle: sono infatti laureata in Scienze dell'Investigazione e in Psicologia della Devianza e Sessuologia. Il mio sogno era lavorare nel campo del crimine; ad oggi, sono molto interessata al contrasto della violenza, della pedofilia e del crimine, e a tutto ciò che riguarda l'animo umano nel suo intimo. Amo leggere, scrivere e disegnare e ritengo l'aggiornamento e la formazione continua estremamente importanti.