I soldi comprano la felicità?

I soldi comprano la felicità? è una domanda che emerge spesso quando si parla di benessere soggettivo sia nei dibattiti accademici che in discussioni informali.

 

Per rispondere scientificamente a questa domanda, recenti ricerche hanno distinto tra due aspetti del benessere soggettivo:

 

  • Il benessere emotivo (anche conosciuto come benessere edonico o esperienziale) si riferisce alla qualità emotiva dell’esperienza quotidiana di un individuo, caratterizzata da diverse frequenze e intensità di gioia, stress, tristezza, rabbia e stati affettivi che rendono la vita piacevole o meno.
  • La valutazione della vita si riferisce, invece, al sistema di credenze che le persone attivano quando pensano alla loro vita.

 

Il premio Nobel Kahneman e il suo collega Daeton nel 2010 hanno cercato di rispondere ad un quesito cruciale per le contemporanee società fondate su modelli capitalistici: qual è l’influenza del reddito sul benessere esperienziale nel qui ed ora e sulla valutazione retrospettiva della vita? I ricercatori raccolsero dati da un campione di 45.000 cittadini americani e ottennero che il benessere emotivo e la valutazione della vita hanno correlati molto diversi. Il reddito e l’educazione influenzano positivamente la valutazione della vita, ma la salute, l’accudimento, la solitudine e il fumo predicono maggiormente la variazione nello spettro delle emozioni quotidiane.

 

Un aspetto interessante (e non troppo intuitivo) è che il benessere emotivo cresce in maniera direttamente proporzionale rispetto al reddito, ma raggiunge una soglia di saturazione in corrispondenza di un certo valore (che negli Stati Uniti si aggira tra i 60.000& e i 75.000 $ annui). Un reddito al di sotto dei 60.000 $, invece, esacerba il malessere emotivo, quando associato ad eventi negativi quali divorzio, malattia e solitudine.

 

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Emozioni positive, negative, stress e valutazione della vita in relazione ai livelli di reddito annuale. Figura tratta da High income improves evaluation of life but not emotional well-being (Kahneman & Deaton, 2010)

 

È possibile che per i cittadini statunitensi un reddito superiore ai 75.000 $ non aumenti le possibilità di fare ciò che conta per il proprio benessere emotivo, come trascorrere il tempo con le persone amate, prevenire e curare malattie e godere dei piaceri offerti dalla vita. È anche probabile che quando il reddito supera un certo valore, l’effetto positivo di poter acquistare più cose sia controbilanciato da alcuni effetti negativi come ad esempio una ridotta capacità di apprezzare i piccoli piaceri.

 

Se è vero che oltre una certa soglia di reddito è difficile esperire un maggiore benessere emotivo, al contrario la valutazione complessiva della vita cresce all’aumentare del reddito. Ma perché la valutazione della vita aumenta anche se l’esperienza emotiva rimane sostanzialmente invariata?

 

“Perché non prestiamo attenzione alle stesse cose quando pensiamo alla vita e quando viviamo la vita” (Kahneman, Ted talk 2010)

 

 

Potremmo pensare a noi stessi in termini di due Sé: un Sé che vive delle esperienze (Experiencing Self) nel presente e poi c’è il Sé che ricorda (Remembering Self), colui che costruisce la storia della nostra vita. La valutazione della vita è un processo di costruzione mnemonica ad opera del Remembering Self mentre il benessere emotivo è legato a ciò che l’Experiencing Self esperisce attimo dopo attimo.

 

L’importanza del denaro nella percezione del benessere, dunque, sembrerebbe dipendere da fattori che esulano dal campo prettamente economico. Potrebbe essere interessante chiedersi se e come la personalità di ciascun individuo determini il ruolo e l’importanza che i soldi rivestono nella vita quotidiana. A tale scopo, Hallowell e Grace nel 1991 pubblicarono uno studio in cui suggerirono quattro fondamentali stili di personalità che determinerebbero atteggiamenti diversi nei confronti dei soldi:

 

  • Le persone entusiaste ritengono che i soldi simboleggino la libertà, il potere e la stima di sé.
  • I cosiddetti spendaccioni ritengono che i soldi rappresentino la capacità di agire autonomamente e la libertà.
  • Le persone disinteressate e poco coinvolte, che tendono a rimanere in disparte, considerano i soldi come una fonte di ansia da evitare.
  • Gli scettici pensano che i soldi rappresentino sicurezza e possibilità di controllo sulla propria vita.

 

In base alla personalità degli individui, dunque, il denaro arriva ad assumere significati differenti che, in alcuni casi, hanno addirittura valenza negativa.

 

Indubbiamente, comunque, il denaro costituisce una fonte di sicurezza non indifferente, tanto da risultare, in alcuni casi, un fattore discriminante nella scelta del proprio partner. Molti psicologi socioculturali, rifacendosi allo stile di vita e di pensiero caratteristico degli anni 50, affermano, infatti, che la maggior parte delle donne continui a ricorrere ad un approccio più pragmatico e conservativo nella scelta del proprio compagno rispetto a quanto non facciano gli uomini. Ciò sembra derivare dal fatto che storicamente per le donne sia sempre stato più difficile avere accesso diretto alle risorse economiche. Gli uomini, al contrario, potendo fare affidamento su una certa sicurezza finanziaria, sarebbero maggiormente interessati al sesso occasionale e all’attrattività fisica delle loro compagne, piuttosto che alla loro stabilità economica.

 

Molti studi più recenti, infatti, hanno dimostrato come le donne, nella scelta del proprio compagno, tengano in considerazione lo status sociale. Il prestigio, dunque, sembra aumentare la desiderabilità di un uomo ma non quella di una donna (Jonason, 2009).

 

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Ciò che emerge dalle indagini degli psicologi socioculturali, dunque, è che indubbiamente il denaro è associato a un forte senso di stabilità. I soldi, in pratica, fanno sentire le persone autosufficienti e contribuiscono al senso di sicurezza non solo nella vita, ma anche in se stessi. A tale riguardo, Vohs e collaboratori nel 2006 pubblicano un articolo in cui analizzano se il concetto di soldi spinga le persone ad attuare un comportamento autosufficiente, che gli autori definiscono “stato di isolamento” in cui gli individui si impegnano con tutte le forze a raggiungere e soddisfare obiettivi personali prefissati. Se dunque i soldi conducono a una sensazione di autoefficacia, la loro mancanza dovrebbe, al contrario, far percepire la sensazione di inefficacia personale. In effetti, sembra che si verifichi esattamente questo fenomeno! Il fatto di possedere sufficiente denaro per provvedere dignitosamente a se stessi fa sì che le persone siano in grado di soddisfare i propri scopi senza percepire il bisogno di aiuto esterno. Per quanto tale condizione di benessere aumenti il senso di sicurezza, d’altro canto fa sì che le persone autosufficienti siano più isolate rispetto alle persone meno benestanti.

 

Per dimostrare ciò, Vohs e collaboratori condussero un esperimento in cui i partecipanti venivano assegnati casualmente a tre differenti condizioni sperimentali: in due di queste condizioni, definite play money e money prime, ai partecipanti veniva ricordato il concetto di denaro; nella terza condizione, cioè la condizione di controllo, ai partecipanti non veniva richiamato in memoria il concetto di soldi. Tutti i partecipanti venivano sottoposti a un compito in cui dovevano ricomporre cinque parole, contenute in  30 diversi gruppi, presentate in ordine sparso. Gli individui avevano dunque il semplice compito di riordinare le parole contenute in ciascun gruppo in modo da formare una frase di senso compiuto.

 

Successivamente tutti i partecipanti venivano sottoposti a un compito di logica di moderata difficoltà e venivano informati da uno sperimentatore del fatto che avrebbero potuto richiedere il suo aiuto in un qualsiasi momento. Come previsto, le persone a cui era stato ricordato il concetto di denaro (play money e money prime) impiegavano moltissimo tempo a chiedere aiuto allo sperimentatore; gli individui appartenenti alla condizione di controllo, invece, lo richiedevano in un lasso di tempo molto più breve, come mostrato nel grafico qui mostrato.

 

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In base ai risultati dell’esperimento di Vohs e collaboratori, dunque, sembrerebbe che effettivamente il concetto di denaro aumenti la sicurezza e la sensazione di autoefficacia percepita dagli individui e ciò comporta che essi siano meno propensi a servirsi dell’aiuto degli altri. Si può dunque affermare che il denaro, il possesso di denaro e il benessere economico contribuiscano a rendere le persone più sicure di sè e delle proprie capacità, accrescendone, in generale, la sensazione di sicurezza sulla propria vita.

 

E’ dunque difficile dare la risposta alla famosa domanda “i soldi comprano la felicità?”. Riportando le parole del grande Daniel Kahneman:

 

“Il denaro non compra la felicità dell’esperienza, ma la mancanza di denaro certamente acquista miseria”.

 

Bibliografia:

  • Hallowell, E.M., Grace, W.J. (1991). Money Styles in Money and Mind, ed. by Klebanow, S. and Lowenkopf, E., Plenum.
  • Jonason, P.K. (2009). The unmeasured variable in mating psychology: Financial security. ProQuest Dissertations Publishing, 3400352
  • Kahneman, D., & Deaton, A. (2010). High income improves evaluation of life but not emotional well-being. Proceedings of the national academy of sciences, 107(38), 16489-16493
  • Kahneman, D. (2010, March 01). The riddle of experience vs. memory. Retrieved from https://www.youtube.com/watch?v=XgRlrBl-7Yg
  • Vohs, K.D., Mead, N.L., Goode, M.R. (2006). The psychological consequences of money. Science 314 (5802), 1154-1156

 

Francesca Amenduni & Marta Frigerio

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redazione psychondesk

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