Studiare all’estero: quali le ragioni e quali gli effetti?

Se stai leggendo questo articolo dall’ottavo piano del tuo residence universitario all’estero, sappi che è stato scritto pensando a te; se invece stai leggendo questo articolo dal comodo divano della tua casa in Italia, sappi che questo articolo potrebbe mostrarti una realtà che ancora non conosci!

 

Quanti di noi hanno deciso di prenotare un aereo, fare le valigie e vivere un’esperienza formativa (o non) all’estero? E quanti di noi si chiedono se ne avranno mai il coraggio, se riusciranno a resistere al freddo del nord Europa, se riusciranno a rinunciare al sapore del cibo italiano e al calore della propria famiglia?

 

Sempre molti più studenti decidono di affrontare qualche periodo all’estero: spesso la ragione che li motiva è quella di migliorare la conoscenza di una lingua, di conseguire una laurea all’estero, di vivere l’esperienza dell’Erasmus. Ma siamo sicuri che siano solo queste le ragioni che ci spingono ad allontanarci dal nostro mondo e dalla nostra routine? No, non sto parlando del desiderio di affinare le tecniche di approccio verso le bionde, alte e belle ragazze del nord Europa! E nemmeno della sfrenata voglia femminile di partire con le valigie vuote e di riempirle da Primark o Zara!

 

Uno degli obiettivi della formazione di ogni studente universitario è crescere in quanto studenti e in quanto essere umani. Gli studi non dovrebbero essere solo concentrati sullo sviluppo intellettuale e sull’apprendimento, ma anche sullo sviluppo sociale, morale, fisico e spirituale, includendo le competenze interculturali (American Council on Education, 1995; Association of American Colleges & Universities, 2007; Musil, 2007).

 

Gli studenti sviluppano i propri pensieri, raggiungono una migliore consapevolezza di se stessi e si impegnano in relazioni con altri. Hanno bisogno di pensare e agire nel mondo in cui incontrano, lavorano e vivono con altri provenienti da differenti background culturali, abitudini, prospettive, costumi, credi religiosi e aspirazioni.

 

La formazione estera è diventata un programma formativo sempre più importante per lo sviluppo e l’apprendimento globale, le competenze, la sensibilità e la maturità interculturale degli studenti (Bolen, 2006).

 

Le conseguenze positive dello studio all’estero sono evidenti se esaminiamo le ricerche degli scorsi 30 anni. La partecipazione agli studi all’estero ha positivamente influenzato lo sviluppo psicosociale, in particolare la self-confidence, il senso di identità e l’indipendenza personale degli studenti (Black & Duhon, 2006; Hadis, 2005).

 

Confrontandosi con i loro pari che non hanno studiato all’estero, coloro che hanno partecipato a queste attività, dimostrano:

 

  • maggiori livelli di adattabilità, tolleranza ed empatia per le altre culture (Bates, 1997; Black&Duhon, 2006;Williams, 2005);
  • incrementata abilità e agio nel comunicare con persone provenienti da altre culture, specialmente coloro che non parlano inglese (Drews&Meyer, 1996;Hadis, 2005);
  • migliore conoscenza e interesse nelle prospettive globali e interculturali (Carlson, Burn,Useem,&Yachimowicz, 1990; Hutchins, 1996);
  • più nitida conoscenza dei problemi politici, sociali ed economici riguardo l’accoglienza nel proprio paese d’origine (Hadis, 2005; Hutchins, 1996).

 

Quando decidi di partire per l’estero non immagini che possa cambiarti la vita, forse non sai che guarderai il mondo con occhi diversi, che apprezzerai e odierai le piccole cose. Non sai che amerai la cultura giapponese per la loro continua e instancabile motivazione al lavoro, che invidierai i popoli scandinavi perché parlano l’inglese benissimo, che avvertirai un’affinità assoluta con i portoghesi e gli altri popoli latini, che rivaluterai i tedeschi perché “non sono poi così seri come tutti credono”, che imparerai ad apprezzare il cibo estero, che scoprirai che “poi in fondo puoi pure indossare una t-shirt il 20 settembre”.

 

Quando decidi di partire per l’estero non immagini che forse la motivazione studio è solo la punta dell’iceberg di una serie di bisogni più profondi e intimi.

 

Quando decidi di tornare non sarai più lo stesso, ma potrai girarti e guardare “chi eri”, continuare a camminare sulla tua strada per raggiungere “chi vuoi essere”!

 

“È stata solo una settimana, ma una settimana che ha definitivamente cambiato la mia vita e mi ha aperto a una prospettiva completamente differente e l’ho amata.” (Tony)

 

“È qualcosa che ricorderò per il resto della mia vita ed è un’esperienza che rimarrà con me per sempre.” (Abigail)

 

Bibliografia:

  • American Council on Education. (1995). Educating Americans for a world in flux: Ten ground rules for internationalizin g higher education. Washington, DC: Author.
  • Association of American Colleges and Universities (2007). Global Learning for the New Global Century: Executive Summary with Findings from Employer Survey. Washington, D.C.: Author.
  • Association of American Colleges and Universities (2008). Should colleges focus more on personal and social responsibility? Washington, DC: Author.
  • Black, H. T. &Duhon, D. L. (2006, January/February). Assessing the impact of business study abroad programs on cultural awareness and personal development. Journal of Education for Business, 81(3), 140–144.
  • Bolen, M. C. (Ed.). (2007). A Guide to Outcomes Assessment in Education Abroad. Carlisle, PA: The Forum on Education Abroad.
  • Braskamp L.A., Braskamp D.C., Merrill K.C. (2009), Assessing Progress in Global Learning and Development of Studentswith Education Abroad Experiences; The Interdisciplinary Journal of Study Abroad.
  • Carlson, J. S., Burn, B. B.,Useem, J.,&Yachimowicz, D. (1990). Study abroad: The experience ofAmerican undergraduates. New York, NY: Greenwood Press.
  • Drews, D. R.,&Meyer, L. L. (1996). Effects of study abroad on conceptualizations of national groups. College Student Journal, 30(4), 452–462.
  • Gardner, P. Steglitz I., Gross L. (2009), Translating Study Abroad Experiences for Workplace Competencies; Peer Review.
  • Hadis, B. F. (2005). Gauging the impact of study abroad: How to overcome the limitations of a single-cell design. Assessment&Evaluation in Higher Education, 30(1), 3–19.
  • Hutchins, M.M. (1996). International education study tours abroad: Students’ professional growth and personal development in relation to international, global, and intercultural perspectives (Doctoral dissertation). Retrieved from ProQuest Digital Dissertations database. (AAT 9710583)
  • Musil, C. M. (2006). Assessing Global Learning: Matching good intentions with good practice. Washington, DC: Association of American Colleges and Universities.
  • Rowan-Kenyon, H. T., & Niehaus, E. K. (2011), One year later: The influence of short-term study abroad experiences on students; Journal of Student Affairs Research and Practice, 48(2), 213–228.

 

ENGLISH VERSION

Studying abroad: what are the reasons and the consequences?

 

If you are reading this article from your 8th floor in your foreign university hall of residence, you should know that this article has been written thinking about you; if, instead, you are reading this article from your Italian sofa, you should know that this article could show you another reality that you haven’t yet known.

 

How many of us have decided to book a flight, to pack your suitcases and to live an educational (or not) experience abroad? And how many of us are asking themselves if they will have the courage, if they will be able to bear the North European cold temperatures, if they will be able to give up the taste of Italian food and the warmth of their family?

 

Still, many more students decide to go abroad for a long time: often the reasons are to improve their language knowledge, to graduate abroad, to experience the Erasmus opportunity. But are we sure these are the only reasons that let us move away from our world and life’s routine? No, I’m not referring to the aim of  honing the chat-up techniques towards the blond, tall and beautiful North European girls!

 

One of the goals of any undergraduate education is developing students as whole human beings. Higher education leaders and faculties are not only concerned with intellectual development and learning but also moral, social, physical, and spiritual development of students, including intercultural competency or global learning and development (American Council on Education, 1995; Association of American Colleges & Universities, 2007; Musil, 2007). Many colleges argue that this holistic focus is the value added of a college education, i.e., students develop their thinking, gain a better sense of themselves, and engage in relationships with others not like them to a greater degree as a result of their attending college.

 

In our pluralistic world, students now need to develop a global perspective while in college. They need to think and act in terms of living in a world in which they meet, work, and live with others with very different cultural backgrounds, habits, perspectives, customs, religious beliefs, and aspirations.

 

Education abroad has become an increasingly important educational program (experience) in global learning and development, intercultural competence, intercultural maturity, and intercultural sensitivity of students. It has been accepted as an integral component of an effective liberal education (e.g., Bolen, 2006).

 

The positive outcomes of study abroad are evident when examining the research of the past 30 years. Study abroad participation positively affected students’ psychosocial development, in particular their self-confidence, sense of identity, and personal independence (Black & Duhon, 2006; Hadis, 2005). Students reported gains in intercultural competence as a result of the study abroad experience. In comparison to their peers who did not study abroad, students who participated in these activities:

 

  • exhibited higher levels of adaptability, tolerance, and empathy for other     cultures (Bates, 1997; Black&Duhon, 2006;Williams, 2005);
  • increased comfort and ability to communicate with people from other cultures, especially non-English speakers (Drews&Meyer, 1996;Hadis, 2005);
  • possessed greater knowledge and interest in global and intercultural perspectives and affairs (Carlson, Burn,Useem,&Yachimowicz, 1990; Hutchins, 1996), cultural relativism, and interdependency     (Hutchins, 1996; Sutton&Rubin, 2004);
  • had a more thorough understanding of their host country’s political, social, and economic issues (Hadis, 2005; Hutchins, 1996).

 

When you decide to fly abroad you don’t imagine that it could change your life, maybe you don’t know that you will look at the world through different eyes, that you will appreciate the small things as much as you will hate them. You don’t know that you will love the Japanese culture because of their continuous and untiring work ethic, that you will envy the Scandinavian people because they speak English very well, that you will feel absolute affinity with the Portuguese and the other Latin people, that you will appreciate the German people because “they aren’t as serious as the others believe”, that you will learn to appreciate foreign food, that you will discover that “you can even wear a T-shirt in England on 20th September!”.

 

When you decide to go abroad you don’t imagine that maybe the study motivation isn’t the most important thing and that there are deeper and more intimate needs.

 

When you decide to go back home you won’t be the same, but you will be able to turn around and look at “What you were”, you will be able to walk your way towards achieving “What  you want to be”!

 

It was just a week, but a week that changed my life definitely and opened me up to a completely different perspective and I loved it.” (Tony)

 

It’s something I’ll remember for the rest of my life, and it’s an experience I’ll have forever.” (Abigail)

 

Palma Guarini

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.

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