The Sims e l’illusione dell’individualità

The Sims è un gioco prodotto dalla EA Games, pubblicato nel febbraio del 2000. Appartiene alla categoria di “simulazione” ed è adatto a tutte l’età. La fase iniziale del gioco è dedicata alla creazione dei “sims”, personaggi virtuali modellabili a vostro piacimento. Successivamente dovrete inserirli in un’ abitazione che progetterete, all’interno di un quartiere da voi deciso. Il fine è riprodurre una vera e propria “vita”, annessi e connessi: dalla ricerca di un lavoro, il quale diventerà necessario, per far sì che aumenti il reddito familiare, in modo tale da acquistare “prodotti” nello store interno; alla creazione di intere reti sociali, interagendo con i membri della propria famiglia (da voi controllati) e con quelli di altre (del tutto indipendenti). Tutto nel gioco sarà deciso da voi: dalla lampada sul comodino, alle relazioni, anche “fisiche”, tra i personaggi.
Il gioco vi permetterà di avere un controllo tale che quasi si avvicina al divino. Generalizzando tale pensiero, la domanda sorge spontanea: e se anche noi fossimo parte di un enorme simulazione? L’obiettivo di questo articolo non è affermare l’esistenza di “Matrix” o dell’ipotesi di Nick Bostrom, docente presso la Facoltà di Filosofia all’Università di Oxford, che presentò quest’idea come “Argomento di Simulazione”; ma è di discutere dell’individualità, “dell’anima”, non come qualcosa di astratto e metafisico, ma, al contrario, di tangibile e rintracciabile. Questa potrebbe essere esclusivamente la sommatoria di tre fattori:

  • Sociale
  • Esperienziale e Ambientale
  • Genetico

Come ampiamente dimostrato dai sostenitori della “teoria dell’attaccamento”, nella quale la psiche è frutto di relazioni dinamiche all’interno di relazioni primarie, di solito madre-bambino.

Esperienziale e ambiente, come spiegata da psicologi cognitivo-comportamentali. I cognitivi paragonano l’uomo ad un elaboratore software, il quale riceve informazioni (input) dall’esterno, le elabora e le restituisce (output) all’ambiente. I comportamentisti trovano nell’apprendimento il processo principale mediante il quale si costruisce la vista psichica di una persona.

Genetica, infine, perché alcuni comportamenti ed atteggiamenti sono indiscutibilmente frutto di milioni di anni di evoluzione, come per esempio la capacità di alcuni uccelli di migrare in autunno verso zone più calde.

La critica “riduzionistica” è lecita, ma vi invito a ragionarci un po’. Nella vita di un uomo/donna, l’interazione di una enorme quantità di fattori portano all’impossibilità statistica di trovare due individui completamente uguali: l’interazione con persone che a loro volta interagiscono con altre, le esperienze che,  si hanno con altre persone, o governate da assoluta casualità, la nascita con un bagaglio genetico che è assolutamente diverso da altri.

La parola “statisticamente” impone, comunque, una certa probabilità ma, alla luce delle ultime scoperte in ambito di interazioni fondamentali delle particelle, c’è anche la probabilità che, le particelle stesse che formano il “vostro computer” assumano una conformazione tale da trasformarlo in un dromedario, ma ciò è talmente improbabile che, appunto, non viene neanche considerato.

Quindi, concludendo, mi piacerebbe che, anche grazie a questo articolo, aumentasse la nostra consapevolezza di un impegno attivo nel migliorare se stessi, senza affidare tale cambiamento ad una qualche entità che “gioca” a questo enorme e complicato “simulatore” che chiamiamo VITA.

Antonello Luisi

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Antonello Luisi

Un Perito Meccatronico laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche. Perennemente distribuito lungo un continuum che va da sistemi operativi a carta stampata, da armonia musicale a modem di 56k, da Alan Turing a Bear Grylls, insomma: un "tecnico" amante della "teoria".