Ti va un caffè?: dal piacere al cosiddetto “caffeinismo”

“Prendere un caffè” è uno tra i riti più frequenti e tipici dell’uomo moderno. Fa parte ormai della quotidianità, a volte propriamente scandita dal gesto meccanico di avvicinare una tazzina alle proprie labbra. In compagnia o in solitudine, l’abitudine di bere un caffè diventa qualcosa di meccanico ed a tratti inconscio. Potremmo etichettare il momento del bere caffè in numerosi modi. Il cosiddetto “coffee-break” rappresenta un momento dedicato al relax, in quanto ritagliarsi una pausa non può che incentivare a proseguire ciò che si stava svolgendo, come un’attività di lavoro o studio. Inoltre vi è la grande percezione di ricaricarsi ad esempio al mattino, appena svegli o subito dopo pranzo, quando si è appesantiti dai pasti.
Prendere un caffè è anche qualcosa di più. È un modo per approfondire relazioni interpersonali. Il rito prevede alcuni semplici step: sedersi in un bar con un amico ed ordinare un caffè può aiutare a “riprendere il filo”: una volta ordinato il caffè che più ci piace (macchiato, al ghiaccio, al ginseng o freddo, i più quotati), si sfrutta l’attesa per aggiornarsi, parlando del più e del meno. Si ride, si scherza, si fanno domande. Arriva il caffè, lo zuccheriamo, giriamo e continuiamo a chiacchierare. Così trascorrono minuti intensi e rilassanti, sperando che questo momento possa durare il più possibile.
Ma da cosa è composta questa scura ed affascinante miscela? La caffeina è una sostanza appartenente agli alcaloidi insieme a teofillina e teobromina, e presenta la molecola è 1,3,7-trimetilxantina, nome IUPAC 1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6(3H,7H)-dione.
La caffeina è un vero e proprio stimolante del sistema nervoso, in grado di attivare le funzioni psico-cognitive e fisiche. Il meccanismo d’azione di questa molecola porta ad un aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina stimolando quindi indirettamente il sistema nervoso simpatico e portando ad un aumento del battito cardiaco e dell’afflusso di sangue ai muscoli, a una diminuzione dell’afflusso di sangue alla pelle e agli organi interni e al rilascio di glucosio del fegato.
Il caffè presenta numerosi benefici tra cui l’effetto stimolatorio della secrezione gastrica e biliare che fa pensare ad un’azione acceleratoria sulla digestione; un effetto tonico sulla funzionalità cardiaca e nervosa e l’effetto lipolitico cioè favorente il dimagrimento e l’effetto anoressizzante.
La dose di caffeina da assumere per l’organismo non è da sottovalutare: l’uso eccessivo della sostanza può provocare effetti deleteri tra cui una vera e propria dipendenza che prende il nome di “caffeinismo”. In termini quantitativi parliamo di 400 mg al giorno (l’equivalente di circa 5 tazze di caffè espresso). Questa condizione si accompagna solitamente ad altre problematiche racchiuse in uno spettro di spiacevoli effetti fisici e mentali come nervosismo, irritabilità, agitazione, insonnia, mal di testa e palpitazioni cardiache dopo l’uso di caffeina. Generalmente la dipendenza, definibile come il bisogno patologico di assumere determinate sostanze che porta a un’assunzione impulsiva-compulsiva delle stesse – può essere legata a fattori metabolici e/o psicologici, porterebbe ad una conseguenza abbastanza evidente: l’astinenza. Il DSM V ce lo spiega così.
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali giunto alla V edizione presenta delle particolarità rispetto alla classificazione dei disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction. Il DSM V non crea una separazione tra ciò che precedentemente era definita diagnosi di abuso e dipendenza da sostanze. Esso ha creato una vera e propria fusione tra le categorie di abuso e dipendenza del vecchio DSM IV in unico disturbo da uso di sostanze che può essere misurato su un continuum da lieve a grave, i cui criteri per la diagnosi (che non si discostano eccessivamente dai precedenti), sono stati uniti in un unico elenco di 11 sintomi. Complessivamente, per quanto riguarda l’area delle dipendenze, da ora in poi va preso in considerazione un numero maggiore di criteri da soddisfare affinchè si possano diagnosticare disturbi da uso di sostanze: la soglia si alza da uno o più a due o più. Vengono inoltre forniti criteri per il disturbo da uso di sostanze insieme a criteri come intossicazione, astinenza, disturbi correlati a sostanze e disturbi correlati a sostanze senza specificazione. All’interno della categoria dei disturbi da uso di sostanze, il criterio relativo ai problemi legali ricorrenti relativo al DSM IV è stato eliminato facendo spazio al criterio del craving definito come una serie di continui ed intensi pensieri e desideri circa la ricerca e l’assunzione di sostanza. All’interno del continuum relativo alla gravità del problema, una disturbo da sostanze lieve è suggerito dalla presenza di due/tre sintomi, il moderato da quattro/cinque e il grave da sei o più. La gravità è modificabile dal punto di vista temporale per cui si fa riferimento alla riduzione o aumento nella frequenza e/o dose di sostanza usata sia grazie ad un resoconto del soggetto, sia di altri, sia tramite osservazioni da parte dello psicologo clinico e grazie all’apporto dei risultati di test biologici.
L’astinenza da caffeina, insieme all’astinenza da cannabis e il disturbo da uso di tabacco rappresentano una grande novità del DSM V, ora considerati nuovi disturbi, mentre precedentemente nello specifico il primo in elenco era afferente all’Appendice B del DSM IV, “Criteri ed Assi utilizzabili per ulteriori studi”). La sindrome di astinenza potrebbe spiegarsi con l’aumento dei recettori per l’adenosina in risposta all’assunzione continuativa di caffeina. Questo adattamento, oltre a creare tolleranza nei confronti della sostanza (da cui deriva la necessità di aumentare le dosi di assunzione per ottenere gli stessi effetti), rende l’organismo più suscettibile agli effetti dell’adenosina. Di conseguenza, quando l’assunzione di caffeina viene sospesa, l’adenosina si trova ad avere molti recettori a disposizione per espletare la propria funzione biologica, che ne uscirà evidentemente amplificata. In particolare, il disturbo da astinenza da caffeina è quella condizione clinica definita da un uso quotidiano prolungato di caffeina (criterio A) e la cui brusca cessazione o riduzione è seguita, entro 24 ore, da tre (o più) dei seguenti segni e sintomi: cefalea, affaticamento marcato o fiacchezza, umore disforico, umore depresso o irritabilità, difficoltà di concentrazione, sintomi tipo influenza (nausea, vomito o dolori muscolari/rigidità) (criterio B). Da non dimenticare il criterio C, relativo al disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o altre aree importanti. I segni o sintomi non sono associati agli effetti fisiologici di un’altra condizione medica (per es., emicrania, patologia virale) e non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale, compresa intossicazione o astinenza da altra sostanza (Criterio D).
Le classifiche e ciò che leggiamo nel DSM V spaventano. Ciò che quindi può sembrare un vero e proprio piacere per il palato come in tanti altri casi può trasformarsi in un grosso rischio, mettendo a dura prova l’organismo e la mente. La voglia sempre maggiore di caffè, indotta da ritmi rapidi e rigidi della quotidianità fanno ricercare dosi di caffeina anche in altri alimenti come le bevande energetiche, che sempre più trovano spazio sul mercato grazie (o a causa?) di strategie di marketing come nel caso della Red Bull, suggerendo all’acquirente di poter “volare” in seguito all’assunzione. Questo provoca illusioni e strane credenze su quanto possa aiutare per esempio ad affrontare situazioni di studio disperate, quando uno studente è in corsa verso la data di esame con il tempo è contato e la voglia di relax.
Ma attenzione: a lungo andare, queste azioni deleterie non possono che rovinare il metabolismo e la salute. E, forse, non vale poi così la pena “avere le ali”.

Stefania De Fiore

Che ne pensi di questo articolo?

Potrebbero anche interessarti:

Stefania De Fiore

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa di Psicologia Clinica. Continua voglia di scoprire ed imparare, costantemente alla ricerca di confronti con le persone, grande fonte di ispirazione.