Toshio Saeki – Il bestiario delle pulsioni

Disgusto e perversione si respira in stanze piene di abominio aberrazione e in prati lugubri e in strade fuor di epoca. Ogni cosa è fuori dalla norma Vecchia norma partorita da una mente castrata e incatenata al cancello del pluasibile. Nuova norma prodotta da una mente priva di un impianto morale che segue quella che da molti sarebbe chiamato decoro. Nelle succursali dell’eccitamento alberga un mostro con sembianze animali e voglie umane che è pronto alle più inspiegabili azioni allucinate. Bisogna chiedersi se queste azioni siano allucinate o se siano solo il prodotto delirante di chi da questo mostro si è lasciato possedere con indubbi vantaggi a livello evocativo.
Con questa premessa sarebbe stimolante leggere le atmosfere iconografiche prodotte dal mostro di Toshio Saeki, tra le più evocative che si possano trovare nella produzione erotica. L’artista Giapponese, ormai settantenne, plasma nelle sue opere pregne di dignità il sinistro e perverso mondo dei tabù umani facendo convivere orrore, bellezza, atrocità e, per i più audaci, umorismo.
Abbiamo di fronte un inventario o meglio un bestiario (parola di rimando medievale che mi sembra efficace utilizzare in questo caso) delle pulsioni. Scene di voluttà e violenza fisica e psicologica si scatenano davanti ai nostri occhi increduli nel decifrare il tratto netto con cui sono espresse in modo chiaro le figure mentre si scatena tutta la loro potenza cromatica e simbolica. Ci troviamo in mondo scuro, spesso affollato da personaggi raccapriccianti, non di rado mutilati o mutilanti in ambienti claustrofobici e spesso marchiati o connotati da particolari inquietanti e apparentemente privi di significato. Il centro della rappresentazione, il suo punto focale è sempre l’eccitamento dismorfico del carnefice nel cui volto troviamo l’abisso del desiderio. Questa è una forma di rappresentazione in qualche modo erotica che ha il potere di far calare in desiderio sessuale di chi guarda e, in fondo, comprende il fondamento di sanità di queste tavole. Questa è una forma di rappresentazione che nonostante tutto affascina e sorprende nella sua coerenza strutturale e formale. Questa è una forma di eccitamento corteggia e disgusta il senso estetico e rapprende ogni fora di espansività emozionale. Questa è una forma di eccitamento freddo nella sua essenza quadrata, statica, in cui le azioni sono immortalate non dal vero, ma sulla base di un rimando rappresentazionale del pensiero e quindi hanno in partenza una forza congenita di incrinare lo schermo dell’immaginario seppur siano state concepite dalla non-azione materiale. Per queste ragioni questa forma di rappresentazione ha un potere evocativo e catartico innegabile.
L’oggetto sessuale diviene mezzo di espressione del macabro, del sadico, del raptus, del disturbane e del conturbante. Nell’atto la simbiosi è utopica, il rispecchiamento è irrealizzabile, il perfetto accostamento dei desideri è introvabile. Il fenomeno che può scaturire da questa consapevolezza è il completo sfogo delle pulsioni del nostro animo che sono tra le più fantasiose e spesso crudeli che possano nascere.

Nunzio Langiulli

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Autori Freelance

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