Un nuovo inizio per Psychondesk: dagli occhi di un’aspirante Psicologa dell Risorse Umane

Non è un caffè pomeridiano qualunque per Psychondesk: in un sabato pomeriggio di fine marzo avviene un incontro al confine tra un appuntamento al buio e un tavolo di trattativa.
 

Prima di descrivere questo incontro, però, può essere opportuno fare una breve premessa:
 

la conoscenza è il filtro con il quale ciascuno interpreta e costruisce la propria realtà. Che cosa significa che la conoscenza è il filtro con il quale ciascuno interpreta la realtà?
 

Immaginiamo un incontro a un bar tra un medico, un avvocato e un tennista professionista (no, non è una barzelletta, ma sì, è un esempio banale). Tra una chiacchiera e un’altra i tre amici si trovano a dover parlare dello scandalo che ha coinvolto la tennista Maria Sharapova, espulsa dal torneo di tennis per doping.
 

Alla parola “doping”, nel film mentale del cervello del medico verrà proiettato a tutto schermo un breve documentario sui circuiti dopaminergici e il sistema cardio-circolatorio. L’avvocato filtrerà l’episodio dal punto di vista del diritto penale e il tennista passerà in rassegna, in frazioni di secondi, gli ultimi risultati conseguiti da Sharapova a Wimbledon.
 

Premesso ciò, torniamo all’ibrido appuntamento al buio / tavolo di trattativa del nostro incipit: come filtra una futura psicologa delle risorse umane, appassionata di psicologia sociale dei gruppi, il primo incontro tra Psychondesk e una nuova aspirante unità operativa?
I tre new comer si presentano con l’intento esplicito di portare innovazione e di dare forma a un progetto comune. Psychondesk valuta le intenzioni e le proposte, difende l’ingroup, calcola rischi e potenzialità di questo ingresso.
 

Beh, un incontro del genere potrebbe essere oggetto di una ricerca-azione per una tesi di laurea!
 

Uno studente/ricercatore di psicologia, con uno spiccato interesse per i processi psico-sociali, avrebbe potuto raccogliere dati empirici per rispondere a diverse domande di ricerca: quali strategie utilizza il gruppo di Psychondesk per difendere l’ingroup dalle minacce dell’outgroup (Rabbie&Horwitz, 1969)? In che modo i new comer si spostano dalla periferia al centro del gruppo (Lave&Wegner, 1991)? Come si differenziano gli stili comunicativi del gruppo di Psychondesk rispetto a quelle dei new comer? Si potrebbe continuare all’infinito con le domande.

 

Un gruppo è una totalità dinamica (Lewin, 1948): nasce (stadio di forming), cresce (stadio di storming), si stabilizza (stadio di norming), agisce (stadio di performing) e muore (stadio di adjouring). Il gruppo ha vita propria e nel corso del suo sviluppo si susseguono più stadi (Tuckman&Jensens, 1965) un po’ come nella vita degli individui.

 

L’incontro tra Psychondesk e la minoranza si colloca a cavallo tra gli stadi di forming e storming. In queste fasi i membri sono ansiosi e incerti rispetto all’appartenenza al gruppo, tendono a essere più assertivi e cercano di modificare il gruppo secondo i propri bisogni. Proprio per questi motivi, il caffè al confine tra un appuntamento al buio e un tavolo di trattativa, assume le sembianze di un esperimento di psicologia sociale dei gruppi.
 

Uno studente/ricercatore deve operare delle scelte, restringere il focus e porsi domande di ricerca quanto più specifiche possibile.
L’aspirante psicologa delle risorse umane, componente del gruppo dei new comer, si è domandata:
 

in che modo il gruppo di Psychondesk e il gruppo dei new comer riusciranno a creare un’unità dinamica, un nuovo gruppo? (ma soprattutto, ci riusciranno?). La risposta non è semplice né banale. Fior fior di studi, dalla psicologia sociale alla psicologia delle risorse umane, sono interessati a risolvere tale problema.
 

Basti pensare all’importanza che questo processo riveste nelle fusioni aziendali tra grandi aziende e multinazionali (a questo proposito si parla di fusioni e acquisizioni).
 

La naturale conseguenza di una domanda di ricerca è la formulazione di un’ipotesi. Le ipotesi in psicologia si basano sulle teorie epistemologiche che il ricercatore ha nei confronti dell’uomo e, dunque, del funzionamento della mente umana!

 

Per l’aspirante psicologa delle risorse umane l’uomo è un attivo costruttore della realtà, guidato dall’incessante bisogno di attribuire un senso alla propria esperienza. Ciascun uomo si pone delle domande e ritrova il suo equilibrio dandosi delle risposte. Esplicitati i presupposti epistemologici, passiamo alle ipotesi.

 

I due gruppi creeranno un’unità dinamica se investiranno risorse cognitive, emotive nella costruzione di un patrimonio sociale condiviso, nel determinare un’impresa comune, garantendo un impegno reciproco tra tutte le parti del gruppo (Wegner, 1998).

 

Investimento, patrimonio sociale condiviso, impresa comune e impegno reciproco sono i costrutti teorici che andrebbero operazionalizzati in un progetto di ricerca, ma direi che non è il contesto adatto per approfondire la metodologia della ricerca psicologica qualitativa.
 

L’ingresso della giovane psicologa delle risorse umane all’interno di Psychondesk rifletterà il filtro della psicologia sociale, del lavoro e delle organizzazioni, della formazione e dell’orientamento professionale.
 

Il filtro darà forma e spessore non solo ai contenuti dei suoi post, ma anche ai ruoli che assumerà all’interno del gruppo di lavoro, al tipo di esigenze che sarà in grado di cogliere e al modo di problematizzare le relazioni interpersonali. Psychondesk è oggi una tela colorata da schizzi di psicologie.
 

L’augurio è che Psychondesk sia in grado di mescolare più filtri, di creare sfumature, arcobaleni di colori, sensi e significati.

 

In bocca al lupo a Psychondesk.

 

In bocca al lupo al Nuovo Noi.

 

Ti interessa approfondire le teorie citate nell’articolo?

  • Lave&Wenger (1991): Legitimate Peripheral Participation; Cambridge, University Press.
  • Lewin, K. (1948): Resolving social conflicts; New York, Harper & Row.
  • Rabbie&Horwitz (1969): The arousal of ingroup-outgroup bias by a change win or loss; Journal of Psychology and Social Psychology, 13 pp. 251-263
  • Tuckman&Jensen (1977): Stages of small-group development revisited, in “Group and Organization Studies”, 2, pp. 419-427
  • Wenger, Etienne (1998). Communities of Practice: Learning, Meaning, and Identity. Cambridge: Cambridge University Press.

 

Francesca Amenduni

Che ne pensi di questo articolo?

Potrebbero anche interessarti:

Francesca Amenduni

Francesca Amenduni

Classe 92, laureanda in "Formazione e Gestione delle Risorse Umane". Gli ambiti di interesse professionale e di ricerca riguardano: identità, gruppo e comunità; informal learning; uso delle nuove tecnologie per la Gestione delle Risorse Umane. La scrittura online è lo strumento che utilizza per diffondere conoscenza specialistica e destrutturare lo stereotipo della psicologia da talk show.