Una notte ragionevole

Forse ho ancora bisogno di una spinta, ho ancora bisogno di tenermi in equilibrio sul filo dell’illusione. Forse non posso, forse non devo, sicuramente ne necessito. Nemmeno il suono melodico dei Daft Punk può tener banco e risollevarti in certe serate… Quel maledetto senso di vuoto… Ritrovarsi qui a buttar giù qualcosa, che sia un articolo da blog o una birra di troppo poco importa, ahimè. E’ semplicemente un pezzo di vita, un pezzo di anima se volete, sbattuto qui senza tanti preamboli, cercando di non far troppo rumore, è una storia preziosa e particolare a modo suo. E’ la storia di un paio di ansie, di un’incontenibile sfilza di pensieri senza capo né coda, figli di una sindrome ossessivo-compulsiva legate ad un attaccamento di tipo evitante, figli di qualche processo evolutivo andato perso per strada, ancorato all’inconscio regressivo che ha preso il sopravvento. Non sono in grado di dominare la vita, non sono nemmeno bravo ad ostentarlo con fare da figo e illusorio. Non voglio perpetuare quel circolo vizioso per cui il mondo è andato a puttane negli anni. Tutti ad ostentare perfezione o sicurezza (un’esplicitazione di puro self-efficacy, per intenderci), consapevoli che dietro il primo angolo ad aspettarci ci sarà un mix di paure e conflitti interiori che ci tormentano, nessuno è esente dalle difficoltà e scorie del suo vissuto… Ora non so se, in questa esitante operazione di battitura meccanica di parole e caratteri, vi sia del vero, del razionale, o stia andando semplicemente a schiantarmi contro un muro di fantasie destinate a morire senza far troppo rumore. Tolstoj, anni fa, affermava che vivere in contraddizione con la propria ragione fosse la morale più intollerabile, quindi perché dover temere il giudizio di chiunque non possa trovarci niente di razionale nei nostri modi? Che poi… la razionalità… la ragione… mi pare siano soltanto aspetti conditi al punto giusto da essere sottomessi ad un sistema preesistente che li ritieni ragionevoli… ecco, ragione e ragionevolezza, potremmo discutere su queste 2 facce della stessa medaglia tutto sommato. Procedo per citazioni…

“Il razionalista si innamora dei sistemi: Egli è sempre incline a diffidare dei propri istinti.” (Herman Hesse)
“La ragione è sempre esistita ma non sempre in una forma ragionevole.” (Karl Marx)


Ora… L’aforisma di Herman Hesse mi ha colpito per il suo concentrato sociologico, cognitivo e psicologico… C’è qualcuno che evidentemente ha deciso per noi cosa può e deve essere razionale (o degno di essere chiamato tale, per loro). C’è qualcuno che, come la storia può insegnare a chi sia disposto ad approfondirla, faccia le regole a suo piacimento in uno stato di dominanza ottenuto con la forza (con quella della ragione, che io ricordi, uno stato di potere difficilmente lo si ottiene). Ovvio che ci sia della ragione anche dietro i gesti, ma questo è un discorso di portata più ampia e generale, finiremmo di parlarne in un’altra epoca se ci va bene. Cerchiamo di parlare di ragione intesa come forza del pensiero, quella che dovrebbe prevedere la parola come arma di esaltazione. Parliamo di ragione come strumento di razionalità, di fare metodico e scientifico, di problem solving che non ammette errori, solo oggettività cui rifarsi. Insomma, un piccolo fraintendimento che l’incontro tra rivoluzione scientifica ed età dei Lumi ha creato, e che ci sembra “giusto” protrarre nel tempo senza afferrare il vero messaggio che i pensatori del ‘700 ci hanno lasciato con una speranza: che ogni uomo potesse uscire da quello stato di minorità utilizzando la propria testa come unico strumento a disposizione (Kant). Bisogna interrogarsi, a mio modo di vedere, bisogna interrogarsi e confrontarsi con i dubbi altrui, bisogna coo-costruire. Mettere insieme qualcosa di solido e mutevole allo stesso tempo, solido nella volontà e mutevole nei modi e nelle costruzioni. Ecco, forse questo è ragionevole, un’apertura continua al mondo e ai suoi cambiamenti quotidiani, un tentativo di deviazione da qualsiasi inquadramento definitivo. Anche la ragione può diventare ottusa, anche la ragione può deteriorarsi nella sua convinzione del giusto, anche la mia…e ci metto la mano sul fuoco. Immagino vi stiate un po’ perdendo nel discorso, e forse era proprio il mio fine in questa maledetta nottata passata in condizioni di dubbia moralità generale (non totale!).
“La pazzia, a volte, non è altro che la ragione presentata sotto diversa forma.” (Goethe)

H.H.

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