Un'”auto veloce” per fuggire dalla propria vita

È una storia carica di dolore quella presentata da Tracy Chapman nel suo singolo di debutto “Fast car”. La protagonista della vicenda a cui la musicista afroamericana dà voce racconta le difficoltà affrontate nel corso della sua vita a partire dall’infanzia, segnata dall’abbandono della figura materna e dalla dipendenza dall’alcol di suo padre; per potersi dedicare completamente a quest’ultimo decide di lasciare gli studi.
Una situazione difficile quella che era costretta ad affrontare, che esercitava sulla donna una pressione tale da condurla a decidere di evadere dalla sua stessa vita per costruirne una nuova, di cui avrebbe realmente afferrato le redini. Si sarebbe finalmente “sentita qualcuno”, in quanto fino ad allora la sua identità trovava esclusivamente corrispondenza con il ruolo che ricopriva all’interno della famiglia, quello, per certi versi paradossale, di essere “madre di suo padre”: la sua vita si riduceva a questo, non era vita, e ciò che appunto cercava era “capire cosa vuol dire vivere” (“And finally see what it means to be living”). Così sceglie di fuggire, ricostruire tutto da zero, smettere di “essere per gli altri” ed iniziare ad “essere per se stessa” ma attraverso l’altro, ovvero l’uomo amato: è sua l’auto veloce su cui la donna si allontana. Per un momento, avvolta dal braccio dell’uomo, riesce ad assaporare la felicità da sempre agognata, a “sentirsi qualcuno” (“and I had a feeling I could be someone, be someone, be someone”), ma tale sensazione si rivela effimera, destinata a scomparire. Infatti, si ritroverà ad essere ingabbiata nella stessa situazione da cui era fuggita, ancora una volta sola con le sue speranze irrealizzabili, con un uomo assente ed occupato solo a bere nei bar, costretta nuovamente a vedere la sua identità ridotta a ruolo di “accuditrice”. Una lettura in chiave psicoanalitica della vicenda narrata nel brano, mi porta a concepire il fatto che la donna si ritrovi a convivere con un uomo disoccupato ed alcolizzato come effetto della ricerca inconscia di un partner somigliante alla sua figura paterna. Questo le permette di rimanere nella condizione a cui da sempre era stata abituata ed in cui il suo essere si identifica. Quello a cui assistiamo risulta essere, inoltre, una riproposizione del modello materno: la protagonista rivive la stessa condizione di sua madre, donna su cui gravava il “peso” di un marito alcolizzato. L’epilogo della storia delle due donne, però, sembra essere differente: da una parte, la madre aveva reagito alla pressione di tale situazione abbandonando suo marito e sua figlia, e dall’altra la protagonista della canzone decide di non fuggire, di non partire nuovamente su un’auto veloce alla ricerca di una vita migliore. A farlo sarà esclusivamente l’uomo con cui aveva cercato di ricominciare: “non ho piani, non sono arrivata da nessuna parte, quindi prendi la tua auto veloce e continua a guidare”. Non esiste più un “noi”, non saliranno più insieme su quell’auto veloce, e questo diventa chiaro nel ritornello conclusivo, in cui la decisione di “andare via stanotte o vivere e morire in questo modo”, scelta che fino ad allora era stata concepita come condivisa, ora riguarda soltanto lui.


Fast Car – Tracy Chapman

Valeria Biffi | Crea il tuo badge

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