Vassilissa: una storia di intuito femminile

L’intuito femminile è quell’aspetto della donna più istintuale e “selvaggio”, quella voce interna che suggerisce cosa fare al di là del razionale quando ci si trova a dover fronteggiare un dilemma. È un aspetto della donna che va coltivato e nutrito prestandogli ascolto, Clarissa PInkola Estés lo spiega attraverso il racconto di Vassilissa.

 

Per chi non la conoscesse, Clarissa PInkola Estés, autrice del celebre libro “Donne che corrono coi lupi”, è analista junghiana, poeta e cantadora, e attinge alle fiabe e ai miti delle più diverse tradizioni culturali per fondare una psicanalisi del femminile attorno alla figura della Donna Selvaggia, una forza psichica, potente, istintuale e creatrice, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi.

 

Nell’antico racconto russo di Vassilissa l’intuito è rappresentato come “il tesoro della psiche femminile”, “uno strumento divinatorio, un cristallo attraverso il quale si vede con misteriosa visione interiore”.

 

“Vassilissa è la storia del passaggio di madre in figlia, da una generazione all’altra, del potere femminile dell’intuito. Questo grande potere, l’intuito, si compone di capacità di veder dentro, di ascoltare, di sentire e sapere veloci come il fulmine”.

 

Vassilissa era una giovane orfana di madre che viveva con il padre, la matrigna e due sorellastre che la tormentavano e la costringevano a servirle. La madre, prima di morire, le aveva donato una bambola dicendole che, se lei l’avesse nutrita, l’avrebbe aiutata quando non avrebbe saputo cosa fare. Un giorno le sorellastre e la matrigna, gelose della bellezza della ragazza, la mandarono nella foresta dalla strega Baba Jaga a chiederle del fuoco con la speranza che venisse uccisa e mangiata. Vassilissa portò con sé la bambola e, ad ogni biforcazione nella foresta, la consultava per capire quale direzione prendere. Finalmente giunse così alla casa della strega, che era veramente spaventosa. Baba Jaga le disse che per ottenere il fuoco avrebbe dovuto svolgere dei compiti per lei e la ragazza, grazie all’aiuto della sua bambola, svolse bene tutti i lavori che la strega le aveva ordinato ottenendo così il permesso di tornare a casa con un teschio contenente il fuoco di cui aveva bisogno. Vassilissa arrivata a casa venne accolta dalla matrigna e dalle sorellastre che le dissero che nessuno era riuscito ad accendere il fuoco dal giorno in cui se ne era andata. Il teschio però osservava ogni mossa delle sorellastre e della matrigna e il mattino dopo aveva incenerito il malvagio terzetto.

 

Questo è un breve riassunto, e invito a leggere il racconto completo in quanto ricco di simbologie. La storia descrive il processo di iniziazione attraverso cui la protagonista, mettendo in atto determinati compiti (che corrispondono a compiti psichici da assolvere nelle diverse fasi della vita), arriverà al recupero dell’intuito femminile.

 

Il primo compito da affrontare per entrare in contatto col proprio intuito consiste nel “lasciar morire quel che deve morire”. Lasciar andare, quindi, quei valori e quegli atteggiamenti che non sostengono più, quelle credenze che pur rappresentando una base sicura, e che pur proteggendoci, non ci permettono di andare avanti. L’iniziazione di Vassilissa consiste proprio nel lasciar andare la madre e con lei quelle vecchie credenze che le rendevano la vita troppo sicura, che la proteggevano troppo.

 

Nel proprio percorso, inoltre, è necessario riconoscere e accettare anche le parti più oscure di noi, quegli elementi negati e crudeli della psiche: nella storia sono rappresentati dalla matrigna e dalle sorellastre. Un altro compito è, infatti, quello di “stringere il miglior rapporto possibile con le parti peggiori di sé”. “Lasciar crescere la tensione tra colei che ha dovuto imparare a essere e colei che realmente è”. In questa fase, la donna è combattuta tra essere ciò che è e corrispondere a ciò che ci si aspetta da lei come compiacimento del desiderio altrui. “Il conflitto tra l’eccessivo adattamento e l’essere se stessi, questa pressione va verso uno sbocco positivo. La donna divisa tra le due si trova sulla buona strada, ma deve ancora andare avanti”.

 

Andare avanti significa nutrire e alimentare ulteriormente il proprio intuito, proprio come fa Vassilissa con la bambola. Essa racchiude la forza istintuale, rappresenta la ragione intima, la conoscenza e la consapevolezza, e Vassilissa, mentre cammina al buio alla ricerca della casa di Baba Jaga, non può far altro che ascoltare la voce interiore che viene dalla bambola. Ed è dando ascolto e seguendo il suo consiglio che possiamo alimentare il nostro intuito, utilizzandolo per non farlo atrofizzare, ascoltandolo per rafforzare il legame con la propria natura intuitiva.

 

Vassilissa una storia di intuito femminile

 

Altro importante compito che deve assolvere Vassilissa è quello di affrontare la Strega Selvaggia come simbolo del poter fronteggiare non solo la “parte più amabile” di noi, ma anche la nostra natura più selvaggia, quella più passionale e meno razionale. Quindi, nutrire la relazione fra se stesse e la natura più selvaggia di noi, accogliere quella parte di sé istintuale e intuitiva senza aver paura che possa renderci avventate o imprudenti, ma usandola per guardare in modo diverso ciò che ci circonda, scrutandolo e non solo vedendolo, usando la propria capacità di discriminazione e la propria sensibilità. Una volta portato a termine questo compito, è necessario, però, avere la volontà e la determinazione di fare qualcosa per quanto di sbagliato si vede, perché ci sia un miglioramento, o un equilibrio, per poter lasciar andare alcune cose e tenerne delle altre.

 

Ascoltare il proprio intuito non è sempre semplice, richiede impegno, volontà di mettersi in gioco. Certe volte farebbe più comodo non vedere: questa conoscenza di noi e degli altri potrebbe risultare talvolta scomoda, ma è una consapevolezza preziosa perché permette di scegliere saggiamente chi vogliamo ci stia vicino nella nostra vita, permette di sapere ciò che si vuole, cosa si desidera, di che cosa si è affamate. Consente di poter contemplare la bellezza che ci circonda, avere consapevolezza anche della bontà che si può nascondere sotto qualcosa di cattivo, può far intravedere la dolcezza schiacciata sotto l’odio. Rappresenta “una spontaneità che non è mancanza di saggezza, ma una spontaneità sicura”.

 

Il percorso verso il recupero dell’intuito femminile è, quindi, una strada tortuosa e tutt’altro che semplice, può farci sentire esiliate da tutti, perché “essere noi stesse implica prendere le distanze da molti”, significa selezionare, discriminare chi e cosa può farci star bene. Tutto questo non avviene in un tempo determinato e limitato, ma è un processo lungo e personale, fatto di arresti e riprese, come il cammino che ha dovuto intraprendere Vassilissa, la quale ha imparato a seguire la propria conoscenza con i propri tempi. “Non bisogna forzare la comprensione: arriverà”.

 

Bibliografia:

  • Estés, C. P., & Pizzorno, M. (1993). Donne che corrono coi lupi. Frassinelli.

Sitografia:

  • http://leggereinsiemeancora.blogspot.it/2014/11/clarissa-vassilissa-la-bambola-e-la.html
  • http://www.comelalbero.it/blog/quel-che-la-fiaba-vassilissa-la-saggia-ci-ha-regalato/

Dott.ssa Anna Galtarossa ©

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Anna Galtarossa

Anna Galtarossa

Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemica in formazione. Alla continua ricerca di novità, di occasioni di condivisione e di confronto. Motivata dalla passione per la propria professione, dalla voglia di mettersi in gioco, dalla curiosità e dall’entusiasmo. Le passioni sono tante: lettura, scrittura, fotografia, viaggi, sport e non ultima quella per gli animali.

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