Verso una scienza del movimento umano

Verso una scienza del movimento umano è un’opera scritta nel 1971 da un noto professore di educazione fisica: Jean Le Boulch. Oggi, 27 maggio 2016, a distanza di quindici anni dalla sua scomparsa, dedichiamo a lui questo post per ringraziarlo del suo fondamentale e immenso contributo verso lo sviluppo di una scienza del movimento umano.

Il Prof. Le Boulch è nato nel 1924 nell’ovest della Francia. Inizia il suo percorso di studi diplomandosi presso la Scuola Superiore di Educazione Fisica e Sportiva di Parigi nel 1947. Data l’impostazione meccanicistica e dualistica di questi anni, Le Boulch si distacca da tale visione dell’educazione fisica, decidendo di approfondire la conoscenza delle scienze del movimento umano ricorrendo a percorsi di studio alternativi. Il costo da pagare è stato il tempo speso nell’apprendimento di teorie e tecniche che nulla o poco avevano a che fare con l’oggetto di suo interesse. Ma, d’altronde, nessuna scuola di educazione fisica avrebbe potuto permettergli una formazione sufficiente per poter affrontare scientificamente lo studio del movimento. Così, tra il 1954 e il 1957 si diploma presso le scuole superiori di Fisica, Chimica e Biologia, di Psicofisiologia e di Psicologia Genetica. Nel 1960 si laurea in medicina e nel 1963 si specializza in Rieducazione Funzionale presso l’ospedale di Rennes, nel reparto di Leroy.

Dopo anni investiti nello studio del movimento e con un’immensa esperienza sul campo, Le Boulch sviluppa una concezione del movimento umano che chiama Psicocinetica ovvero una scienza che considera i movimenti umani come una dimensione della condotta, dove per condotta intende un comportamento assunto in risposta ad uno stimolo derivante dall’interazione tra l’individuo e l’ambiente (influenze della Teoria del campo di K. Lewin?). Nella prospettiva della Psicocinetica, il corpo è lo strumento necessario per l’educazione e lo sviluppo della persona nella sua totalità: una nuova concezione di educazione fisica, dunque.

Nella formulazione delle sue teorie, Le Boulch si ispira agli studi di Goldstein, pioniere della Psicosomatica, di Marleau – Ponty, esponente della Fenomenologia, di Hebb, padre del Connessionismo, di Laborit, biologo che per primo ha parlato di somatizzazione dello stress, e di tanti altri studiosi come Koffka, Piaget, Buytendijk, Wallon e Groos, che hanno contribuito indirettamente allo sviluppo di questa scienza.

Attualmente, l’Università di Scienze Motorie si discosta poco, per certi aspetti fondamentali, dalla vecchia Scuola Superiore di Educazione Fisica: non permette una formazione sufficiente per poter affrontare scientificamente lo studio del movimento umano. Ed ecco che la sintesi della vita e del pensiero di Jean Le Boulch rispecchiano esattamente le condizioni nel quale si trovano gli attuali studenti di Scienze Motorie appassionati di movimento umano.

“Se a qualcuno venisse in mente di approfondire la scienza del movimento umano resterebbe perplesso sul cammino da seguire” (Le Boulch).

Ad oggi, più di 30 Università italiane hanno deciso di istituire un corso di laurea interamente dedicato alle Scienze Motorie. La parola scienza deriva dal latino e significa conoscenza. L’aggettivo motorio, invece, deriva da moto, sinonimo di movimento. Dunque, con scienze motorie si vuole indicare l’insieme delle conoscenze relative al movimento umano. Tali conoscenze sono scaturite da anni di studio e ricerche effettuati da specialisti di scienze così diverse tra loro da portare, ahinoi, ad un’inevitabile dispersione degli studi nei più svariati corsi di laurea con una conseguente perdita di unità delle scienze motorie stesse: la medicina, la psicologia, la biologia, la fisica, la chimica, la sociologia e l’antropologia sono solo alcune delle scienze che hanno avuto e continuano ad avere come oggetto delle proprie ricerche il movimento umano, anche se per nessuna di queste rappresenta un aspetto centrale.

A tale frammentarietà di conoscenze consegue una difficile identificazione di una precisa scienza del movimento umano e di un relativo specialista. Infatti, diversi sono i professionisti che, a vario titolo, si occupano di attività motoria: professori di educazione fisica, preparatori atletici, istruttori e allenatori sportivi, fisioterapisti, terapisti della neuro e psicomotricità, psicomotricisti, e così via. In tutto ciò, il laureato in scienze motorie non possiede né una denominazione né una figura professionale di riferimento.

Nella parte introduttiva del libro dal quale questo post prende spunto, Le Boulch afferma che la scienza del movimento umano “dovrebbe forgiarsi di una propria impostazione metodologica in funzione del suo oggetto particolare”. Probabilmente è questo il gap che costringe le scienze motorie ad essere nient’altro che “la somma di un’enumerazione gestuale e di un insegnamento di materie umanistiche e scientifiche interessanti in sé, ma per la maggior parte del tempo inapplicabile al campo considerato poiché trattato da fondamentalisti che ignorano i problemi concreti di questa disciplina”. Di conseguenza, il laureato in scienze motorie appassionato di movimento umano risulterà un ibrido costretto a proseguire i suoi studi presso altre università, con tutte le difficoltà che ne conseguono sotto l’aspetto socio – economico, a partire dalla perdita del diritto di ricezione del contributo economico per la seconda laurea.

Il titolo di questo post, oltre a richiamare ed omaggiare l’omonima opera di Jean Le Boulch, rappresenta una speranza verso la nascita di una scienza autonoma del movimento, che non si limiti più ad integrare gli studi di fisiologia, psicologia, medicina, ma che vada oltre. Qualsiasi materia dovrà essere trattata, all’interno dei corsi universitari, da specialisti del movimento umano.

Lo studioso della scienza del movimento dovrà essere colui che legge i fenomeni fisici, biologi e psicologici filtrandoli con le lenti prospettiche dell’oggetto del suo studio, e non viceversa.
A proposito di fenomeni psicologici, con questo post Psychondesk si apre a temi che mettono in relazione la psicologia con il movimento umano, non più trattati dalla lente prospettica psicologica (essendo, la squadra Psychondesk, formata esclusivamente da studenti di scienze psicologiche), ma da quella di uno studente delle scienze motorie appassionato di movimento umano. Una novità, questa, che speriamo possa avere un effetto farfalla che vada oltre qualsiasi aspettativa. D’altronde, come direbbe qualche psicologo gestaltista, la squadra è qualcosa di più della somma dei singoli individui.

Antonio De Fano

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Master's degree student presso l'European Master in Health & Physical Fitness, con il sogno di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel campo delle Scienze del Movimento Umano. Lavora come educatore psicomotorio, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.