Vivere a colori

La mente produce il mondo che ci circonda. Ciò che vediamo è una percezione soggettiva che inevitabilmente non può essere costante. In questo articolo viene presentato come umori ed emozioni diverse possano influenzare questa percezione.

 

No, non è un articolo sull’ultimo singolo di Alessandra Amoroso, nonostante la tematica non sia poi così lontana.

 

Thorstenson e colleghi appena un anno fa hanno pubblicato sulla rivista “Psychological Science” lo studio “Sadness Impairs Color Perception” che dimostra come il modo di dire “vedo tutto grigio” quando si è tristi sia più di una semplice metafora.

 

Gli scienziati si sono chiesti se il senso comune che lega la tristezza a colori cupi e poco contrastati e la felicità a colori sgargianti non sia solo frutto delle convenzioni sociali, ma abbia un fondamento neurofisiologico. Per scoprirlo, nella prima parte dello studio, i ricercatori hanno diviso in due gruppi i 127 partecipanti ai quali sono stati mostrati due film, uno comico, che avrebbe dovuto indurre gioia, e uno drammatico, che di contro avrebbe dovuto far provare tristezza. Subito dopo è stato chiesto di osservare 48 tavole di colore diverso e di indicarne la tonalità ad esse corrispondenti: verde, rosso, giallo o blu. I dati raccolti hanno mostrato una maggior difficoltà nell’identificare differenze di contrasto nei colori appartenenti alla scala del blu-giallo nei volontari che avevano visto il film triste, problema non riscontrato per la scala che va dal rosso al verde.

 

Nella seconda parte dello studio, il film “felice” è stato sostituito da un film “neutro”, la visione del film “triste” è rimasta invece invariata. Anche in questo caso i dati raccolti evidenziano il medesimo effetto.

 

Gli autori dello studio affermano come questa ricerca abbia confermato quello che si ipotizzava circa un legame tra gli stati d’animo e la percezione dei colori, studi come Cognition does not affect perception: Evaluating the evidence for ‘top-down’ effects  di C. Firestone o Varieties of perceptual independence di F. G. Ashby avevano già indagato come le percezioni relative a uno stimolo varino ,anche di molto, tra individui diversi e come queste variazioni possano essere spiegate dai cosiddetti processi percettivi “top-down”.  L’elaborazione top-down si riferisce ad una elaborazione “guidata dai concetti”, cioè basata su credenze, stati umorali o rappresentazioni contenute in memoria.

 

Thorstenson ha evidenziato, d’altra parte, che un’influenza di questo tipo dovrebbe essere estesa a tutti gli assi colore, e come aver trovato questo effetto solo sull’asse blu-giallo sia stata una sorpresa.

 

Questa discrepanza, dice Thorstenson, può essere comunque spiegata dal fatto che, durante situazioni piacevoli, venga rilasciato il neurotrasmettitore dopamina e che questo stesso neurotrasmettitore sia coinvolto nella percezione dei colori dell’asse blu-giallo.

 

Pur essendo, forse, lo studio più interessante, abbiamo visto come non sia la prima ricerca che affronta questo tema. In un esperimento un po’ meno recente, il dottor Ludger Tebartz van Elst ha utilizzando un approccio differente e ha scoperto che i pazienti depressi presentano un contrasto retinico inferiore rispetto al gruppo di controllo. In termini più semplici, tanto più una persona è depressa tanto più i segnali del nervo ottico sono flebili e compromettono la visione.

 

Queste ricerche sottolineano come la depressione e, in generale, gli stati umorali abbiano una concreta influenza sul modo di percepire il mondo. Insomma, ecco spiegato come mai gli artisti di ogni epoca abbiano sempre rappresentato con colori cupi la tristezza. Portando in esempio “Campi di grano con corvi” di Vincent van Gogh (foto in apertura dell’articolo) si potrebbe forse azzardare che gli artisti con maggiore sensibilità abbiano usato, per i loro dipinti melanconici, proprio quei colori la cui percezione più viene influenzata dal tono dell’umore, ovvero i colori facenti parte dell’asse blu-giallo.

 

Bibliografia

  • Thorstenson, C. A., Pazda, A. D., & Elliot, A. J. (2015). Sadness impairs color perception. Psychological Science. Advance online publication.
  • Tebartz, V. E. L., Gondan, M., Ebert, D., Greenlee, M. W. (2009). Vision in depressive disorder. The World Journal of Biological Psychiatry. V.10, 377-84.
  • Firestone, C., Scholl, B. J. (2015). Cognition does not affect perception: Evaluating the evidence for ‘top-down’ effects. Behavioral and Brain Sciences V.20, 1–77.
  • Ashby, F. G., Townsend J.T. (1986). Varieties of perceptual independence. Psychological Review. V.93, 154–179.

Adriano Cacciola ©

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Adriano Cacciola

Adriano Cacciola

Studente di neuroscienze all’università degli studi di Torino, da sempre affascinato dai correlati biologici della psiche. Aspirante psicoterapeuta e formatore. Insieme alla psicobiologia, automotive e tecnologia sono le mie più grandi passioni. Ultimamente mi sto avvicinando al mondo del graphic design.