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I 6 stereotipi sulla psicoterapia

Se vai in terapia sei matto. Nell’immaginario comune esistono molteplici stereotipi sulla figura dello psicoterapeuta e sulla psicoterapia: in questo articolo proveremo a decostruire i più comuni.

 

Uno stereotipo è “una credenza sugli attributi personali di un gruppo di individui. Gli stereotipi sono talvolta sovrageneralizzati, imprecisi e resistenti alle nuove informazioni” (Myers, 2009, p.310). Stando a questa definizione, non sarà semplice, per me, destrutturarli, ma mi avventuro ugualmente in questa impresa utilizzando la mia esperienza personale e il punto di vista di diversi esperti.

1- DALLO PSICOTERAPEUTA CI VANNO I “MATTI”

La parola “matti” rimanda a un altro pregiudizio, ovvero un “giudizio negativo preconcetto su un gruppo ed i suoi membri” (p.310), perché i matti, nell’immaginario comune, sono quel gruppo di individui affetti da malattie psichiatriche, da evitare perché considerati pericolosi. Non tutte le malattie psichiatriche, però, portano all’insorgenza di aggressività o implicano che il soggetto sia socialmente pericoloso. Vi allego un servizio di Rai 2 a sostegno delle mie parole:

 

 

 

 

La terapia non porta beneficio solo a quegli individui con gravi malattie psichiche, ma può migliorare la vita di ciascuno di noi, indipendentemente dall’entità del problema. Si può andare in terapia anche per disturbi molto comuni e diffusi come, ad esempio, il disturbo d’ansia: lo studio epidemiologico condotto per il Progetto ESEMED-WMH dimostra che moltissime persone in Italia soffrono, o hanno sofferto, d’ansia; hanno sofferto di tutti i Disturbi d’Ansia il 5,1% l’anno precedente e l’11,1% nel corso della propria vita.

La terapia, dunque, insegna a padroneggiare degli strumenti che ci permettono di gestire al meglio la nostra vita.

 

2- NON SERVE ANDARE DALLO PSICOTERAPEUTA, HO GIÀ I MIEI AMICI PER PARLARE

 

Per destrutturare questo stereotipo mi servo della descrizione della relazione terapeutica di Engler e Goleman (1992): “probabilmente dissimile da ogni altra di cui si sia fatta esperienza; una curiosa combinazione di intensità emozionale e distacco, di coinvolgimento intimo e distanza oggettiva che permette di condividere e confrontare i propri problemi personali, la propria vulnerabilità, le proprie fantasie più oscure e le proprie paure più profonde con un’altra persona addestrata ad aiutare senza giudicare, il cui esclusivo interesse è rappresentato dai tuoi bisogni e dal tuo beneficio” (p.19).

 

Da questa spiegazione si colgono le sostanziali differenze con la relazione di amicizia che è definita dall’enciclopedia Treccani (2016) come un “vivo e scambievole affetto fra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima”.

 

3- LO PSICOTERAPEUTA DÀ DEI CONSIGLI

 

4- LO PSICOTERAPEUTA MI ASCOLTA E BASTA

 

Questi due stereotipi li decostruiamo insieme, perché è utile comprendere come la relazione con il terapeuta sia un vero legame intimo e non si tratti esclusivamente di una persona che con freddezza e distacco dispensa consigli o resta in silenzio ad ascoltare, per poi presentarci il conto di quel tempo speso in sua compagnia.

 

Tra il terapeuta e il paziente si viene a formare un’alleanza terapeutica costituita da un accordo relativo agli obiettivi (i cambiamenti che si intendono raggiungere), ai compiti (attività delle sedute e strategie di cambiamento che costituiscono la sostanza del processo terapeutico) e ai legami, ovvero la complessa rete di percezioni del paziente e del terapeuta relativamente alla fiducia, all’accettazione e alla possibilità di fidarsi dell’altro (Bordin, 1976). Il terapeuta, inoltre, offre al paziente la propria disponibilità emotiva, oltre che sostegno e conforto; lo aiuta a regolare le proprie emozioni e si pone come una base sicura dalla quale il paziente può partire per esplorare il proprio mondo interiore (Pistole, 1989; Liotti, 2001).

 

5- NON VADO IN TERAPIA PERCHÉ VOGLIO RIUSCIRE A RISOLVERE LE MIE DIFFICOLTÀ DA SOLO

Lo psicoterapeuta non si sostituisce in alcun modo al paziente nella soluzione dei problemi e delle sue difficoltà. Ma diventa una sorta di Virgilio, che guida il paziente nella propria interiorità con l’obiettivo di imparare a padroneggiare strumenti utili per la gestione delle emozioni, della propria vita e per risolvere le difficoltà percepite. La psicoterapia può soltanto offrire gli strumenti attraverso cui il paziente può riuscire a trovare la propria strada verso il cambiamento (Cionini, 2007).

 

6- SICURAMENTE GLI PSICOLOGI VANNO A RACCONTARE I FATTI MIEI AD ALTRI

L’articolo 4 del Codice Deontologico degli Psicologi afferma quanto segue: “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Dunque il professionista è vincolato strettamente a mantenere la privacy dei propri pazienti”.

 

Concludendo, consiglio vivamente a tutti di provare questa esperienza, perché non può far altro che apportare significativi miglioramenti alla nostra vita, farci vedere la realtà da un altro punto di vista e insegnarci a gestire il proprio insight.

 

Hai in mente altri stereotipi? Vuoi andare in terapia ma senti di aver bisogno di più informazioni? Scrivici cliccando su “contatti” in fondo alla pagina, risponderemo a tutte le tue curiosità.

 

Bibliografia:

  • Bordin. (1976). The Generalizability of the Psychoanalytic Concept of the Working Alliance. Psychoterapy, 252-260.
  • Cassibba, R. (2003). Attaccamenti multipli. Edizioni Unicopli.
  • Consiglio nazionale ordine psicologi. (s.d.). Tratto da http://www.psy.it/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani
  • ENGLER J., G. D. (1992). The consumer’s guide to Psychoterapy. New York: Simon and Schuster.
  • G., L. (2001). Le opere della coscienza. Milano: R. Cortina.
  • Giovanni de Girolamo, G. P. (s.d.). LA PREVALENZA DEI DISTURBI MENTALI IN ITALIA. IL PROGETTO ESEMED-W.
  • M.C., P. (1989). Attachment: implications for counselors. Journal of Counseling and Development, 190-193.
  • Medici Italia. (s.d.). Tratto da http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/443-ansia-problema-milioni-italiani.html?refresh_ce
  • Myers, D. G. (2009). Psicologia Sociale . McGraw-Hill.
  • Treccani. (s.d.). Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/amicizia/

 

L.D.

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