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I Simpsons e la Psicologia: Molto più di un cartone animato per bambini

È dal 17 dicembre 1989 (1991, in Italia) che la famiglia gialla, irrompe nelle nostre giornate con le improbabili situazioni e memorabili sketch.

In quanto tale, allora ho pensato: perché non usare questo strumento per delineare quello che, seppur parodizzato, una famiglia americana tipica pensa della psicologia (e trovare un’ottima scusa per giustificare ore e ore di tempo utilizzato per guardare le oltre 30 stagioni della serie)?

Questo desiderio è ben rappresentato nel libro “The Psychology of The Simpson”, curato da Chris Logan e dal Dr. Alan S. Brown, professore di psicologia alla Southern Methodist University negli ultimi 30 anni.

Questo desiderio è ben rappresentato nel libro “The Psychology of The Simpson”, curato dal Dr. Alan S. Brown, professore di psicologia alla Southern Methodist University negli ultimi 30 anni, e Chris Logan.

Gli autori sostengono:

Come famiglia, i Simpson riflettono accuratamente una gran parte delle famiglie degli Stati Uniti. Sono caucasici, di classe media e hanno una struttura familiare tipica, composta da due adulti eterosessuali sposati, tre bambini, un gatto e un cane. I ruoli di genere sono in qualche modo tradizionali: Homer è il principale capofamiglia, ed ha il permesso di andare e venire a suo piacimento, Marge invece, anche se si diletta in carriere esterne, è generalmente una madre casalinga, i due figli, Bart e Lisa, vanno a scuola, e la neonata Maggie viene accudita dalla mamma.

Così, dall’esterno, i Simpson sembrano una “normale” della classe media. Tuttavia, ad un ulteriore esame, questo non è esattamente vero.

Più di qualsiasi altra situation comedy recente, I Simpson sono molto impegnati nella discussione tra psicologia “seria” e psicologia spicciola. Che si tratti di Lisa, che spesso esprime intuizioni freudiane di fronte a situazioni assurde (di solito sotto forma di qualcosa che Homer ha fatto), o attraverso parodie dirette della disciplina tramite figure del dottor Marvin Monroe o della dr.ssa Zweig, gli autori de I Simpson comprendono la portata della psicologia nell’immaginario popolare. Ed infatti è uno show che dipende dalla familiarità del pubblico americano con vari concetti psicologici, che vanno dallo psicoanalitico (per esempio, il complesso edipico, il complesso di Elettra, l’Es, l’Io e il Super-Io), al diagnostico (per esempio, il test Rorschach e diagnosi come l’ADHD e una fobia specifica), al terapeutico (per esempio, la terapia d’urto e la libera associazione) ai vari test di personalità che spesso fanno la loro comparsa negli episodi.

È importante, però, notare che la relazione tra la psicologia e lo show è spesso ambivalente.

Nell’episodio “La paura di volare”, la famiglia Simpson ottiene dei biglietti aerei gratuiti per una qualsiasi località degli Stati Uniti. Tuttavia, si scopre che Marge ha una tremenda paura di volare, che costringerà la famiglia gialla a scendere dall’aereo. Come aiuto per superare questo problema, Marge viene affidata alla dottoressa Zweig, psicoterapeuta, che … No spoiler! Mentre sono in aereo e Marge è visibilmente provata da questa situazione, Homer consiglia a Marge di reprimere le sue paure per non “disturbare nessuno”, mentre Lisa sostiene il valore di trovare la radice della sua fobia attraverso l’analisi. Questo commento è la punta dell’iceberg rispetto al dibattito in corso nella serie: Qual è la validità della psicologia e, come in questo esempio, della terapia? Aiuta o danneggia l’individuo?

Infatti, I Simpson prendono spesso di mira l’industria della psicologia spicciola, compresa la psicoanalisi “forzatamente anticonvenzionale” e le tendenze di auto-aiuto presenti in alcuni libri popolari; Gli autori non cercano semplicemente di decostruire questi concetti, ma di generare una conversazione che rivela le complessità, le contraddizioni e la rilevanza della psicologia Spicciola vedendola in azione (o inazione) nella vita della più familiare famiglia americana. Un padre con un problema di alcolismo, una madre con una dipendenza dal gioco e una serie di fobie, una figlia angosciata e un figlio con ADHD e disturbo oppositivo-provocatorio. Detta così, a prima vista, in contraddizione rispetto a quello che ho detto all’inizio, sembrerebbero quindi abbastanza problematici, ma, ancora una volta, ad un esame più attento, i Simpson sono in realtà, nonostante tutto, abbastanza funzionali.

La famiglia ha sopportato oltre 30 stagioni di problemi coniugali, problemi di soldi, problemi personali e letteralmente centinaia di disavventure. È a causa delle loro vite problematiche che lo show è entrato in risonanza con i suoi milioni di spettatori. Esso getta sfacciatamente il concetto di “normalità” in un serio dubbio; tutto ciò che può essere considerato “normale” viene esaminato con grande scetticismo. Infatti, non si fa scrupoli ad esporre e sfruttare gli aspetti più sospetti e gli usi (e gli abusi) della psicologia spicciola.

Ad esempio, I Simpson, a differenza di molte situation comedies, giocano con la convenzione di dover servire una soluzione preconfezionata che rimedierà ai problemi opprimenti della vita, in circa trenta minuti.

E mentre lo show spesso segue tali soluzioni rapide, riesce a deridere, mettere in discussione e minare quelle stesse convenzioni. Prendendo in giro la convenzione della sitcom del “tutto e subito”, prende in giro anche la tendenza della psicologia spicciola nel trattare seri problemi personali in onda o attraverso la stampa popolare.

simpson psicologia

In molti episodi ,la rapida diagnosi e cura spicciola offerta dal Dr. Monroe, ovviamente fallimentare, è spesso parodizzata e derisa. Da una prospettiva clinica seria, molti dei problemi psicologici affrontati dai personaggi dello show potrebbero in realtà richiedere anni di trattamento per essere risolti (o almeno richiedere un trattamento basato sull’efficacia con risultati comprovati). Ma in Springfield, anche quando problemi come la paura di volare di Marge affiorano, distruggono la vita quotidiana, essi vengono risolti nel corso di un singolo episodio.

Mettendo da parte per un attimo questa fast-psychology, il messaggio sotteso è che comunque i problemi mentali ed emotivi devono essere affrontati e compresi. Mentre l’approccio della psicologia spicciola è parodizzato in alcuni episodi, ci sono altri in cui la figura dello/a psicologo/a psicoterapeuta è professionale e conduce i propri pazienti per una migliore consapevolezza di sé, e di conseguenza il trattamento è visto come utile e persino necessario.

La Dr.ssa Zweig nell’episodio “Paura di volare” è ritratta come competente e comprensiva. La rivelazione che l’aviofobia di Marge trova la sua radice nella sua scoperta infantile che suo padre non era un pilota ma una “hostess” di linea, l’assistenza della Dr.ssa Zweig nell’approfondire la radice della sua paura irrazionale è vista come un’utile auto-rivelazione. Mentre Homer teme che la terapia di Marge la porterà a realizzare che lui è la fonte dei suoi problemi (quindi una terapia “mogli contro mariti, figli contro genitori, vicini contro di me”), Marge impara che la soluzione è affrontare piuttosto che evitare.

La tesi di Lisa che i problemi dovrebbero essere affrontati direttamente è alla fine rafforzata dai progressi di Marge. In questo senso, il trattamento psicologico è approvato nei Simpson quando serve all’individuo per trovare il modo di affrontare l’assurdo, il doloroso, il folle. I Simpson suggeriscono che un ruolo appropriato della psicologia, sia nella sua forma pop che nella sua incarnazione clinica, è quello di fornire un utile conduzione per l’individuo di concentrarsi sui problemi alla radice, per scovarne le cause e, soprattutto, per capire sé stessi.

I Simpson, come la psicologia, affermano la necessità di comunicare, sottolineano il ruolo centrale del contesto, e della complessità nella creazione e comprensione del sé. È quando lo show vede il ruolo della psicologia nel collaborare con le varie istituzioni del potere, andando a costringerla in un’ottica aziendale di “velocità ed efficienza”, negando quella che è l’individualità, che offre la sua critica più pungente.

Nell’episodio, ” Papà-zzo da legare “, purtroppo eliminato dai servizi in streaming e video fisici, Homer è ritenuto, appunto, “pazzo” e viene istituzionalizzato. Il sig. Simpson viene individuato per la prima volta quando viene ripreso dalle telecamere di sorveglianza del signor Burns mentre indossa una camicia rosa. Questo si traduce immediatamente in un’indagine che include una “perquisizione completa del corpo”, e la somministrazione di un comicamente breve test della personalità del dottor Monroe: tra le altre cose, le domande chiedono se Homer si bagna i pantaloni o sente le voci. Dopo che lo fa compilare a Bart, i medici stabiliscono che Homer è malato di mente e lo portano nel reparto psichiatrico. Quando si chiede come il personale “sa” chi è sano e chi è pazzo, Homer riceve la sua risposta sotto forma di un timbro di gomma che stampa la parola “Insane” sulla sua mano con inchiostro rosso.

Nelle parole di Michael Jackson/Leon Kompowsky in ” Papà-zzo da legare”, i Simpson chiedono: “Chi di noi è veramente pazzo?” Di fronte ai poteri del signor Burns e alla mentalità corporativista che rappresenta, ai dettami dei costumi e delle pratiche e alle definizioni di “normalità” prescritte dai media o dai propri circoli sociali, come si arriva se si è un individuo funzionante?

Insomma, mi rivolgo ai fan dei Simpson; se anche voi cercate una giustificazione, come ho già detto all’inizio, per le migliaia di ore passate davanti alla tv seduti su quel vecchio divano marrone con Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie, apriamo una discussione e ditemi cosa pensate.

Antonello Luisi

  • Brown, Alan S., and Chris Logan, eds. The Psychology of the Simpsons: D’oh!. Benbella Books, 2006.

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